IL DRAMMA DIPLOMATICO DI LAVROV: CHIUSI I CIELI CHE LO AVREBBERO PORTATO IN SERBIA

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Il 7 Giugno, il ministro degli esteri russo, Lavrov, era atteso a Belgrado per un incontro diplomatico. Il suo arrivo è stato però impedito da Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro che hanno chiuso i cieli al passaggio del ministro. 

Dopo la firma del nuovo accordo sulle forniture di gas ad un prezzo vantaggioso, sottoscritto da Russia e Serbia la scorsa settimana, il 7 Giugno, il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov, era atteso per un incontro diplomatico a Balgrado. Il viaggio del ministro russo è stato tuttavia impedito dai paesi vicini (nonché membri della NATO): Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro.

I tre paesi, in ottemperanza alle sanzioni nei confronti di Lavrov per il suo diretto coinvolgimento nel conflitto in Ucraina, hanno chiuso i cieli al passaggio del ministro, impedendogli di raggiungere la Serbia, storica alleata di Mosca. L’avvenimento ha scatenato l’immediata reazione delle parti coinvolte. Da una parte Lavrov ha giudicato l’azione “Una decisione ostile e senza precedenti”, portata avanti dai “burattinai di Bruxelles”. Dall’altra Vulin (ministro dell’interno serbo), in grande critica alla posizione di chi ha impedito l’arrivo di Lavrov, ha affermato che “La Serbia è orgogliosa di non fare parte dell’isteria antirussa, mentre i Paesi che lo sono avranno il tempo di vergognarsene”. 

L’incontro, più che avere un rilevante significato diplomatico, aveva un significato simbolico. La volontà era dimostrare che la Russia non è isolata in Europa, e che le sanzioni UE non sono poi così minacciose. Ciò che invece è stato dimostrato è proprio il contrario. Certo, la Serbia rimane con Mosca, nella sua politica equilibrista tra Russia ed UE, ma le linee di comunicazione, come ha sottolineato l’accaduto, sono diventate più difficili, e la posizione serba diventa sempre più complessa da sostenere. Mentre la Russia accetta la neutralità del paese balcanico, l’Unione Europea continua a fare pressioni affinché la Serbia si allinei con la politica di sanzioni verso la Russia.

Per la Serbia rinunciare all’alleanza con Mosca vorrebbe dire perdere un importante sostegno, basti ricordare che la Russia è uno dei principali oppositori dell’indipendenza del Kosovo. D’altra parte, però, il rischio è di perdere il contatto con l’Unione Europea, che sta diventando sempre più pressante e potrebbe così spingere la Serbia a dover scegliere una posizione netta.

Da questo punto di vista, il mancato arrivo di Lavrov a Belgrado è stato provvidenziale per la Serbia che può così evitare, almeno per il momento, conseguenze diplomatiche per il suo legame con la Russia. Quello che però resta da capire è quanto ancora questo doppio legame possa andare avanti e quando (o se) uno dei due fronti di alleanza si sgretolerà.  

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