L’ECOWAS CONFERMA LE SANZIONI CONTRO IL MALI

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L’Economic Community of West African States (ECOWAS), ha deciso di non revocare le sanzioni contro il Mali, sospeso dall’organizzazione il 30 maggio del 2021 a seguito del secondo colpo di stato in nove mesi. 

La comunità economica si è espressa infatti contraria alla decisione del governo militare del Mali di rimandare le elezioni per altri 24 mesi a partire da marzo 2022. L’ECOWAS ha espresso il suo rammarico verso la decisione del Paese, mentre sono ancora in corso i negoziati per raggiungere il consenso cu come gestire la fase di transizione. Inoltre ha dichiarato la volontà dei negoziatori di trovare un compromesso riducendo il tempo dai 24 mesi ai 16.  La prossima riunione è stata fissata per il 3 luglio.  Ma cosa ha spinto l’ECOWAS a essere così intransigente?

Il contesto: le sanzioni imposte al Mali

Dopo il colpo di stato dell’agosto 2020, che ha deposto il Presidente Ibrahim Boubacar Keita, l’ECOWAS ha imposto una serie di sanzioni al Paese con effetto immediato tra cui: la chiusura delle frontiere terrestri e aeree, la sospensione delle transazioni finanziarie non essenziali, il congelamento dei beni statali del Mali nell’ECOWAS centrale e nelle banche commerciali.

Allo stesso tempo, l’Unione monetaria regionale (UEMOA) ha chiesto alle istituzioni finanziare, sotto il suo controllo, di sospendere il Mali bloccando il suo accesso ai mercati finanziari regionali.

Sotto la minaccia delle sanzioni, Goita, Presidente della giunta militare e de facto capo di Stato del Mali dal 25 settembre 2020, aveva promesso di ripristinare il governo civile nel febbraio 2022 attraverso elezioni democratiche. Tuttavia, nel maggio del 2021, ha organizzato un secondo colpo di stato giustificando l’azione con la necessità di un rimpasto di governo a causa dell’assenza di dialogo.  La mossa ha rallentato il calendario delle riforme e ha provocato una decisa condanna da parte della comunità internazionale.

La situazione attuale nel Paese

Le sanzioni hanno trovato il sostegno di Stati Uniti, Francia e Unione Europa che hanno espresso, in più occasioni, la necessità che il Mali presenti un calendario elettorale.

Nel frattempo le sanzioni iniziano a fare sentire il loro peso sulla popolazione, già stremata da un contesto economico-sociale e politico da sempre molto difficile.  Diverse compagnie aeree, come Air France, hanno sospeso i voli per Bamako e il Paese vive una forte crisi di liquidità.

Secondo i dati dell’UEMOA, il Mali ha un debito pari a 92 milioni di dollari in pagamenti di interessi. Le autorità hanno dichiarato di non poter provvedere ai loro obblighi a causa delle sanzioni sottolineando la necessità di entrate fiscali per poter sostenere i costi degli apparati statali per oltre 120 milioni di dollari. 

A questo difficile contesto si aggiunge l’incapacità delle missioni internazionali di portare al termine gli obiettivi dell’Accordo di Algeri, per il ripristino della pace in Mali, favorendo la crescita del risentimento contro il blocco occidentale e in particolare contro la Francia. 

Un contesto che ha aperto la strada a Paesi come la Russia. Secondo gli osservatori infatti Mosca sta offrendo il suo aperto sostegno al Paese, sia attraverso l’invio di armi che con la presenza dei mercenari russi, il gruppo Wagner. 

Si allarga in questo modo la distanza con le vecchie democrazie rendendo il destino del Mali sempre più incerto. 

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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