PORTO RICO VERRÀ ANNESSA AGLI STATI UNITI?

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In questi giorni il riconoscimento di Porto Rico come 51° Stato degli USA sta compiendo qualche passo in avanti. Il Congresso approverà un nuovo status per l’isola caraibica?

Lo Stato libero associato di Porto Rico, sito nel mar dei Caraibi, è un territorio non incorporato degli Stati Uniti, ovvero non facente parte di alcuno dei suoi Stati. Negli anni l’isola ha liberamente deciso di associarsi politicamente agli USA, status dal quale la popolazione ha la possibilità di emanciparsi mediate referendum.

Porto Rico ha tenuto ben sei referendum popolari per richiedere il proprio ingresso negli Stati Uniti. A seguito di uno di questi, nel 2012, il 61,15% dei portoricani si espresse a favore della proposta di diventare uno Stato della federazione statunitense, riportando la più grande maggioranza di sempre in una votazione simile; al voto popolare fece seguito una richiesta formale al Congresso americano per l’avvio del percorso di adesione. 

L’ultimo referendum che ha chiamato i portoricani ad esprimersi è stato svolto nel novembre 2020, quando il 52,5% dei cittadini votò favorevolmente all’idea di fare di Porto Rico il 51° stato dell’Unione. Ad oggi quella proposta non è ancora stata approvata dal Congresso, ma in questi giorni alcuni rappresentanti si stanno muovendo affinché lo Stato possa essere riconosciuto.

Ad inizio giugno alcuni congressman si sono recati a San Juan per partecipare a delle udienze pubbliche su un progetto di legge denominato “The Puerto Rico Status Act”. Il disegno di legge, non ancora presentato ma redatto sulla base di due progetti di legge concorrenti presentati lo scorso anno al Congresso, fisserebbe un referendum vincolante sulla statualità dell’arcipelago entro novembre 2023.

I portoricani sarebbero così messi nelle condizioni di decidere definitivamente tra tre opzioni: diventare a tutti gli effetti uno Stato delle federazione, mantenere la propria indipendenza o scegliere uno status indipendente con fortissimi e vincolanti legami con gli Stati Uniti. 

Ad oggi i portoricani sono cittadini statunitensi e hanno un proprio rappresentante al Congresso che però partecipa senza diritto di voto. Per la maggioranza degli abitanti delle isole caraibiche, lo status di “territorio non incorporato” non risulta più accettabile, mentre appaiono sempre più evidenti i vantaggi che comporterebbe aderire all’Unione, economicamente e politicamente. 

I sostenitori del riconoscimento della statualità tentano da anni di assimilare il percorso di Porto Rico a quello che fu intrapreso dalle Hawaii negli anni ’50 del secolo scorso. Affinché ciò avvenga, però, è il Congresso statunitense a doversi esprimere, in quanto unica istituzione che ha potere decisionale in materia di status dei territori.

Per il rappresentante dell’Arizona Raúl Grijalva, che dirige il comitato che sovrintende alla legislazione dei territori, “L’eredità di Porto Rico, colonia per 124 anni, deve cambiare. Penso che ci sarà una grande iniziativa pubblica per portare avanti la questione e spero che il Senato presti attenzione”.

Stando alle dichiarazioni di molti esponenti della Camera, il provvedimento potrebbe essere approvato in tale consesso, mentre sono ridotte le possibilità che ciò accada anche in Senato. La camera alta americana conserva da sempre posizioni più conservatrice su tali argomenti anche se l’avvicinamento delle midterm election di novembre potrebbe cambiare qualcosa.

Le minoranze latine crescono sempre di più negli Stati Uniti e moltissimi cittadini americani sono originari proprio di Porto Rico. Il voto dei latinos pesa sempre di più nelle tornate elettorali e non è scontato che qualche rappresentante, proprio per avvicinarsi a questa componente dell’elettorato, possa rivedere le proprie posizioni. 

I latini sono, inoltre, la maggioranza politicamente più contesa tra democratici e repubblicani. Nelle ultime elezioni essi hanno teso per una lieve maggioranza vero il GOP, questione che preoccupa molto i democratici e che sta facendo sì che ultimamente vengano poste varie questioni di loro interesse all’interno dell’agenda politica del partito di governo del Paese.

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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