Seoul risponde alle provocazioni

5 mins read
Fonte Immagine: https://www.voanews.com/a/us-south-korea-hold-massive-air-drill-following-north-korean-launches-/6606391.html

Continua il botta e risposta fra il Nord e il Sud della penisola coreana tramite dimostrazioni di forza militare, in un clima sempre più teso e sempre più lontano da una risoluzione diplomatica.

Martedì 7 giugno le forze armate sudcoreane e statunitensi hanno offerto al mondo, e in particolare alla Corea di Kim Jong-un, un’ennesima dimostrazione di forza in risposta agli ultimi test missilistici di Pyongyang verificatesi nella giornata di domenica. Un test che si è mostrato effettivamente senza precedenti e che ha visto il lancio di ben otto missili balistici stando a quanto riportato dal Ministero della Difesa di Seoul.

La risposta degli alleati americani e sudcoreani è stata in realtà duplice: nella giornata di lunedì i due rispettivi eserciti alleati avevano infatti effettuato il lancio congiunto di altrettanti missili indigeni (otto, esattamente il numero di missili testati dal regime di Pyongyang), mentre l’ultima dimostrazione della giornata di martedì ha visto impegnati venti jet militari sorvolare la costa ovest della penisola sudcoreana. Sebbene dimostrazioni di questo tipo non siano particolarmente straordinarie (si tratterebbe infatti della terza parata di velivoli da guerra messa in atto da Seoul dall’inizio dell’anno), sarebbe quantomeno ingenuo non considerare tale esempio di esercitazioni come un inasprirsi dei rapporti fra le due Coree a seguito del cambio di amministrazione avvenuto nella Repubblica di Corea a partire dal 10 maggio. Il presidente Yoon Suk-yeol ha infatti notoriamente abbandonato la linea di distensione e dialogo portata avanti dal precedente governo di Moon Jae-in a favore di una politica più aggressiva basata, tra le altre cose, su una rinnovata vicinanza strategica con gli Stati Uniti di Biden.

Come è ormai noto, Pyongyang, in risposta al fallimento delle trattative avvenuto nel 2019, aveva ripreso a effettuare in maniera consistente una serie di test missilistici a partire da settembre 2021; test che avevano visto anche il lancio di missili balistici intercontinentali per i quali lo stesso dittatore Kim Jong-un aveva imposto una moratoria nel lontano 2017, una moratoria quindi autoimposta che è stata volontariamente violata. Tuttavia, la risposta militare alle provocazioni del Nord da parte di Stati Uniti e Corea del Sud parrebbe incentrarsi questa volta sul timore di una nuova corsa al nucleare da parte della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nome ufficiale del regime del Nord. 

In supporto a tale teoria, l’International Atomic Energy Agency (IAEA) avrebbe messo in guardia la comunità internazionale circa il progredire sostenuto dei lavori di riparazione presso il sito nordcoreano di Punggye-ri, centro dei test nucleari di Pyongyang in disuso dal 2017. Sebbene tali informazioni non siano state confermate dalle autorità della Repubblica Popolare Democratica, i leader di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone si sono mostrati seriamente preoccupati per la possibilità che Pyongyang rimetta in sesto il proprio arsenale nucleare in chiave offensiva o comunque intimidatoria contravvenendo alle relative risoluzioni ONU.  

Proprio in sede ONU, inoltre, la comunità internazionale si è trovata nuovamente divisa di fronte alla percepita minaccia nordcoreana: il 25 maggio gli Stati Uniti avevano chiesto l’imposizione di nuove sanzioni, bloccate dal veto posto in seno al Comitato Sicurezza da parte di Cina e Russia. La motivazione di tale veto avrebbe a che vedere con il nuovo picco di casi da Covid-19 rilevati nello Stato di Kim nel mese di maggio, i quali avrebbero aggravato una crisi umanitaria già di per sé preoccupante. In risposta a tali obiezioni, Washington avrebbe risposto di non aver mai negato un’assistenza in chiave umanitaria alla Corea del Nord, ma le autorità di quest’ultima non si sarebbero mai mostrate interessate. Mentre la penisola “si scalda”, quindi, in un gioco-forza sempre più pericoloso per gli equilibri internazionali, milioni di persone soffrono totalmente impreparate gli effetti di una pandemia che non pare mai arrestarsi totalmente nell’indifferenza del proprio governo e della più generale comunità internazionale.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

Latest from ASIA E OCEANIA