La Marina strumento principe della proiezione marittima dell’Italia

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Fonte Immagine: website marina militare italiana

Si è conclusa il 31 maggio scorso, dopo quattordici giorni, l’attività di vigilanza Neptune Shield 22 (NESH 22) condotta dalla NATO con forze schierate dal Mar Baltico, al Mediterraneo. Si tratta di un impiego a 360 gradi della marina italiana, quale strumento cardine della proiezione marittima dell’Italia. 

I libri di testo scolastici e universitari, spesso, raccontano dell’Impero romano solo le grandi gesta di condottieri come Caio Giulio Cesare, raccontano delle orazioni in Senato di Cicerone o delle opere letterarie di Virgilio, come l’Eneide. Tuttavia, Roma fu anche il più grande impero marittimo della storia antica, molto più di Atene, la cui flotta nell’antica Grecia era il simbolo della potenza politica e militare della città. Furono proprio le tre guerre puniche, combattute contro la potente flotta di Cartagine, a conferire il ruolo di potenza marittima all’antica Roma.

In questo breve ma puntuale excursus storico, sul rapporto tra l’Italia e il mare, vanno menzionate anche le quattro repubbliche marinare, in particolare: Genova e Venezia vere e proprie signore dei mari, le cui ricchezze provenivano in gran parte dai traffici commerciali, che possedevano nel mar Mediterraneo. Se a tutto ciò aggiungiamo il genio e l’intuizione di un navigatore ed esploratore genovese come Cristoforo Colombo, se vogliamo un antico esempio di cervello in fuga, dato che mise le sue abilità al servizio della Corona spagnola, ci si rende conto che l’Italia è da sempre un paese marittimo. La storia dell’Italia è legata inestricabilmente al mare, una parte della ricchezza e forza deriva proprio dall’essere una penisola posizionata perfettamente al centro di quello che fu il mare nostrum, il mar Mediterraneo. 

Il primo a teorizzare l’importanza strategica del dominio sui mari, fu Alfred Thayer Mahan, un giovane ufficiale della marina statunitense che nell’Ottocento analizzò il potere marittimo dell’impero britannico, che all’epoca grazie alla Royal navy dominava tutti gli oceani. Secondo quanto teorizzato da Mahan, il potere marittimo identificato come sea power, si esercita attraverso il controllo delle linee di comunicazione, del commercio marittimo e delle coste, si tratta del cosiddetto sea control, se invece, ci riferiamo ad una interdizione, un blocco navale o il controllo degli stretti, dobbiamo parlare di sea denial.

Il dispositivo marittimo si è evoluto sempre di più nel tempo, fino al punto da racchiudere in sé la componente aerea e militare (fanteria di marina). Una qualsiasi marina militare occidentale, quindi anche quella italiana, possiede una straordinaria autonomia, sostenibilità, ma soprattutto resilienza. Tra le forze armate, la Marina italiana è l’unica in grado di proiettare formidabili capacità aeronavali e anfibie, basti pensare che la portaerei Cavour può fungere da quartier generale avanzato per comandi complessi operativi, inoltre, può dispiegare un notevole braccio aereo, composto da elicotteri EH-101, SH-90, e i moderni aeromobili F-35B, la versione a decollo corto ed appontaggio verticale. Le unità anfibie della marina sono in grado di supportare in modo decisivo, qualunque operazione dell’esercito terrestre, grazie all’invio di reparti speciali come gli incursori di marina o la fanteria di marina composta dalla brigata San Marco.  

Per l’Italia di oggi è indispensabile possedere una marina all’altezza dei compiti che le spettano, sia quelli presenti che futuri. Tra i compiti della marina italiana vi è quello della difesa e salvaguardia del mare territoriale e delle zone economiche esclusive (ZEES), ma anche degli interessi strategici nazionali presenti nel mar Mediterraneo e non solo. 

L’attuale proiezione e operatività della Marina militare italiana comprende diverse missioni, suddivise tra nazionali, europee ed internazionali. Solo per fare alcuni esempi, attualmente unità navali della marina sono presenti nel golfo di Guinea, con l’operazione “Gabinia” volta a garantire la vigilanza e la protezione degli interessi nazionali, nonché a sviluppare attività di cooperazione con le Marine partner e alleate presenti nella regione. Ma anche nel canale di Sicilia, grazie all’operazione “vigilanza e pesca” con la quale la marina ha il compito di assicurare il libero esercizio dell’attività di pesca dei pescherecci italiani, in acque internazionali. In genere un pattugliatore d’altura assicura la sorveglianza dell’intera area di operazione posta nello Stretto di Sicilia, tra le Isole Pelagie e la Tunisia. Lo scorso 2 giugno, la fregata Grecale, impegnata in attività operativa nell’area centromeridionale del Mar Mediterraneo, è intervenuta in acque internazionali a nord di Bengasi a sostegno di due pescherecci italiani, Luigi Primo e Salvatore Mercurio, sottoposti ad avvicinamento da parte di una motovedetta libica.

Se sulla terra ferma scaturiscono conflitti armati, in mare aperto dilaga la pirateria, in particolare nell’area del Corno d’Africa (Golfo di Aden e bacino Somalo), che continua a rappresentare una minaccia per la libertà di navigazionedel traffico mercantile ed in particolare, per il trasporto degli aiuti umanitari del World Food Programme. L’Unione Europea ha istituito di fatto la prima operazione militare a carattere marittimo a guida europea, si tratta dell’Operazione Atalanta, che può contare su unità navali e velivoli dislocati in area. La forza navale europea opera in una zona compresa tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e parte dell’Oceano Indiano, Isole Seychelles incluse. In questa operazione, il contributo della marina italiana è molto apprezzato, grazie al dislocamento delle proprie unità. Infine, la missione Emasoh (European Maritime Awareness in the Strait of Hormuz), si tratta di un’iniziativa voluta da nove Stati europei: Danimarca, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo, che dal 2020 navigano e pattugliano lo stretto di Hormuz, che rappresenta una delle rotte marittime più importanti al mondo, soprattutto per il commercio del petrolio. 

Il quadro operativo ricostruito fin qui, pezzo per pezzo, ci consegna in modo plastico il raggio geopolitico d’azione dell’Italia e della marina, si tratta di un notevole impiego delle unità navali che va dal Mediterraneo, al mar Rosso, corno d’africa e golfo persico. Se aggiungessimo anche le esercitazioni navali sotto la guida della NATO, allora va aggiunto anche il mare del nord e il mar Baltico. Si tratta di un impiego a tutto tondo della marina italiana. 

Con il progressivo disimpegno americano in occidente, il cosiddetto Pivot to Asia, la US Navy sarà impegnata da Washington in un crescente confronto con la Cina nell’indopacifico, pertanto, paesi come l’Italia dovrebbero interrogarsi su quale tipo di proiezione e postura geopolitica vogliono avere in Europa e nel Mediterraneo. 

L’Italia ha l’ambizione di costituire quella che gli esperti definiscono una blu-water navy? si tratta di uno strumento militare marittimo, con proiezioni oceaniche, in grado di esercitare tutte le funzioni del potere marittimo. Per esempio, con un dispositivo marittimo di questo calibro, la marina italiana potrebbe sostenere l’azione statunitense nell’indopacifico, come già fanno Regno Unito ed Australia e in parte la Francia. Oppure, Roma intende concentrarsi nel bacino mediterraneo, organizzando una green-water navy di prim’ordine, dedicata principalmente al controllo e salvaguardia degli interessi strategici nazionali?

La politica estera di uno Stato, non può essere improvvisata in base alle circostanze del momento, ma va pianificata per tempo valutando in modo realistico, tutti gli scenari geopolitici possibili. Ad ogni scenario corrispondono degli obiettivi da perseguire, che comprendono delle azioni da intraprendere, degli investimenti da effettuare per adeguare gli strumenti da impiegare. La Marina italiana come tutte le forze armate, è certamente uno strumento nelle mani della politica estera del Paese. Dal 2014 ad oggi è stato portato avanti l’ammodernamento di tutta la flotta, possiamo ritenere la marina italiana moderna ed efficiente, in grado di reggere bene il confronto con le marine degli altri stati mediterranei. La portaerei Cavour, le fregate classe Fremm, i moderni pattugliatori d’altura che somigliano più a delle fregate leggere, gli otto sottomarini, il braccio aereo composto da circa 98 velivoli, costituiscono la vera spina dorsale della marina italiana, che racchiude in sé elevate capacità operative e tecnologia di primordine, sviluppata dall’industria nazionale grazie a Fincantieri e Leonardo. 

Tuttavia, non è solo con il presente che bisogna confrontarsi, ma è soprattutto con il futuro anche alla luce del conflitto che si sta consumando da più di cento giorni in Ucraina. La real politik condotta dal Presidente turco Erdogan, mira a far diventare nel giro di pochi anni la stessa Turchia il principale attore regionale del Mediterraneo. Per meglio assurgere a un tale ruolo, il governo di Ankara ha da tempo avviato l’ammodernamento delle proprie forze armate, in particolare nel 2002 è stato varato il piano di ammodernamento della marina turca, con lo scopo di recuperare una dimensione marittima del Paese. il principale teorico della strategia militare marittima della Turchia è il contrammiraglio in Cem Gürdeniz, che ha dato vita al concetto strategico di “Grande Patria Blu”.

Secondo dati ufficiali riportati nel 2020, l’Italia si attesta quale sesto partner commerciale della Turchia e secondo tra i Paesi europei. Roma ed Ankara intrattengono ottime relazioni diplomatiche come si conviene tra buoni alleati e paesi partner, tuttavia, rimane di vitale importanza che il governo italiano non abbassi mai la guardia, se all’ammodernamento della marina turca, aggiungessimo anche quello in corso per la marina egiziana e algerina, diventa quanto mai strategico per l’Italia continuare ad investire nell’ammodernamento della marina militare, certo solo se, Roma vuole continuare a mantenere una presenza credibile e di tutto rispetto nel mare nostrum. 

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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