IL WHATEVER IT TAKES DI BIDEN: TUTTO IL NECESSARIO PER FERMARE L’INFLAZIONE

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Fonte Immagine: bloomberg

La Casa Bianca concentrerà i suoi sforzi per cercare di risolvere i problemi economici, tra i timori degli americani per l’aumento del tasso di inflazione e la sfiducia sempre più crescente nei confronti delle capacità di Biden che sembra aver comunque le mani legate dinanzi all’impetuoso incremento dei prezzi.

Introduzione

Il 26 luglio del 2012, l’attuale Primo Ministro italiano Mario Draghi, allora Governatore della Banca Centrale Europea pronunciò una frase che è divenuta famosa tanto per il destino della moneta unica europea quanto per lo stesso economista italiano, che di lì in avanti si innalzò a vero e proprio paladino nella difesa e nella salvaguardia dell’Unione Europea. Nell’ambito della crisi del debito sovrano europeo, Draghi indicò che la BCE avrebbe fatto “tutto il necessario” (“Whatever it takes”) per salvare l’euro da eventuali processi di speculazione. Non è difficile, pur con le dovute proporzioni, cogliere nell’espressione di Draghi e nei “fantasmi” che aleggiavano allora nelle maggiori capitali europee alcune analogie con lo stato attuale dell’economia americana, alla prese con un preoccupante aumento dei prezzi, tenuto conto anche del vigoroso cambio di passo che sembra promettere il presidente statunitense Joe Biden per cercare di tirar fuori il proprio Paese dalle sabbie mobili dell’inflazione.

Riuscirà il triumvirato Biden-Yellen-Powell a porre un freno all’aumento dei prezzi?

Ad accendere i motori ci ha pensato lo stesso presidente americano attraverso un editoriale pubblicato sul Wall Street Journal, seguito il giorno successivo da un trilaterale nello Studio Ovale tra il Capo della Casa Bianca, il presidente della Federal Reserve, la banca centrale del Stati Uniti,  Jay Powell e il segretario al Tesoro Janet Yellen. Biden vuole infatti cercare di trasmettere un messaggio molto chiaro alla nazione ovvero che concentrerà tutte le sue forze ed energie per difendere le tasche degli americani dall’inflazione. Non è un caso che negli ultimi tempi l’amministrazione statunitense abbia mobilitato l’esercito dei suoi portavoce per catalizzare questo messaggio e per rinfrancare gli animi della maggioranza della popolazione, convinta che Biden non stia facendo abbastanza per combattere l’aumento dei prezzi.

Lo sforzo giunge quando la Casa Bianca inizia a percepire i timori della popolazione sul fatto che l’economia statunitense stia per entrare in un fase di recessione. Il termometro a Washington durante i prossimi mesi si innalzerà, non soltanto per gli effetti della calura della stagione estiva, e il presidente Biden conta sul fatto che l’azione di Powell alla guida della Banca centrale possa gettare acqua sul fuoco e spegnere l’incendio divampato a causa del alto tasso di inflazione. L’endorsment in favore di Powell è stato espresso a chiare lettere dal Capo della Casa Bianca sul Wall Street Journal investendo la Federal Reserve della responsabilità di controllare l’inflazione.

Seppur all’inizio del mese di maggio li aveva incrementato di mezzo punto, la Fed aveva subito forti critiche per la sua poca lucidità nel non aver prontamente aumentato i tassi di interesse: che la decisione fosse di portata storica lo rappresenta il fatto che una mossa simile non la si vedeva dal “lontano” 2000. La Banca Centrale ha inoltre avvertito che saranno compiuti ulteriori rialzi, ben più consistenti, nei prossimi mesi.

La morsa che spaventa Biden: crisi economica e calo del suo indice di gradimento.

It’s the economy stupid!”: alla fine è l’economia che conta. Fu lo slogan coniato dallo stratega elettorale di Bill Clinton durante la campagna elettorale del 1992. A quanto pare risultano essere le questioni economiche a togliere il sonno a Biden in vista del Midterm, le elezioni di metà mandato che si terranno il prossimo novembre. Se le condizioni economiche non miglioreranno vi è il rischio di assistere a una profonda debacle del Partito DemocraticoNell’ultimo sondaggio condotto dalla Cnn gli americani non hanno avuto alcun dubbio: l’emergenza principale, quella a cui Biden dovrà cercare di mettere rimedio, è quella economica. È un americano su due ad affermarlo. La successiva questione è lontana anni luce dalle menti degli statunitensi, visto che soltanto 1 su 5 giudica la guerra in Ucraina la faccenda a cui Biden dovrebbe fornire priorità.

La visione pessimistica degli americani sullo stato della propria economia travalica tanto le differenze di etnia, tanto quelle di età: allarmati per la crisi economica risultano sia gli uomini bianchi sia le persone di colore; ansia e timore sono i sentimenti prevalenti tanto negli over 45 quanto nella fetta più giovane e dinamica della popolazione. Ciò che appare veramente sorprendente è la rapidità con la quale si è sviluppata la preoccupazione tra gli statunitensi per le questioni prettamente economiche: nel novembre scorso soltanto 1 americano su 3 (il 36%) metteva in cima alla lista la preoccupazione per le questioni economiche mentre una solida maggioranza, il 54%, dunque ben uno su due, giudicava buono lo stato di salute della propria economia. Oggi quel 54% si è praticamente dimezzato e soltanto uno statunitense su otto ha il coraggio di affermare che l’economia goda ancora di buona salute.

Bisogna fare un balzo indietro nel tempo e tornare a una decade fa per trovare così tanti americani pessimisti sulle condizioni economiche della propria nazione. L’ultima volta che l’economia è stata valutata in pessime condizioni è stato nel gennaio del 2012. Con una differenza. Se l’allora presidente in carica Barack Obama godeva di uno solido  indice di gradimento, quello dell’attuale Capo della Casa Bianca risulta essere in costante calo da mesi (49% per il primo presidente afroamericano della storia, 41% per Biden). Dato il maggior indice di gradimento riservato a Obama, si potrebbe essere indotti a pensare che durante la sua amministrazione gli elettori si preoccupassero di meno per le questioni economiche rispetto ad oggi. Tuttavia i sondaggi della Gallup dimostrano il contrario ovvero che gli americani si preoccupavano molto di più dell’economia di quanto non facciano ora.

variazione nella percentuale di americani nel considerare l’economia il principale problema della nazione.

Ma è un dato a preoccupare maggiormente Biden: una netta maggioranza di statunitensi ritiene che le politiche economiche del presidente abbiano avuto un effetto deleterio e non abbiano fatto altro che peggiorare ulteriormente lo stato dell’economia. controproducenti per gli stessi Stati Uniti.

Non solo. In un altro sondaggio, quello condotto da Abc/Washington, 1 americano su 2 ha affermato che il Partito Repubblicano sarebbe stato in grado di gestire meglio la crisi economica, mentre  soltanto 1 su 3 ripone ancora piena fiducia nelle capacità dei democratici. Un vero e proprio atto di sfiducia nei confronti del presidente in carica.

Biden ha veramente le mani legate?

Come indicato dal segretario al Tesoro americano Janet Yellen gli shock imprevisti della pandemia di Covid-19 e gli effetti della guerra in Ucraina hanno riversato le loro dirette conseguenze sul tasso di inflazione. Ma la responsabilità per la situazione attuale è anche dei funzionari americani colpevoli di aver considerato l’inflazione come un effetto collaterale e temporaneo e come conseguenza del ritorno alla normalità dopo l’emergenza pandemica.

La priorità massima di Biden sarà ora quella di imprimere un cambio di passo all’economia americana, calmierando l’inflazione e trasformando la ripresa economica in una crescita stabile e costante.

Parte del problema per l’amministrazione democratica è che ha già utilizzato buona parte degli elementi del suo “arsenale politico” che potevano essere messi in campo. Biden ha infatti già immesso nel mercato milioni di barili di petrolio delle riserve strategiche per combattere l’aumento dei prezzi dell’energia innescati dalla guerra in Ucraina.

Una mossa controproducente, visto come i prezzi alle pompe di benzina son continuati a salire. Attribuire la colpa dell’aumento dei prezzi al presidente russo Putin, come ha fatto il Capo della Casa Bianca, potrebbe far recuperare a Biden qualche voto. Ma non risolverà di certo i problemi economici degli americani.

Le carte rimaste in mano a Biden sono pochissime: potrebbe mitigare parte dell’inflazione ponendo fine alle tariffe dell’era Trump sulla Cina; oppure incoraggiare una maggiore immigrazione per arginare la carenza di manodopera che sta contribuendo all’aumento dei prezzi, con il rischio di scoprire le spalle dei democratici ed esporli alle critiche dei repubblicani di avere la mano troppo morbida con Pechino e o aprire le porte del Paese.

Nel suo editoriale sul Wall Street Journal è stato lo stesso Biden a indicare diverse misure che secondo lui porrebbero un freno all’aumento del costo della vita. Ha spronato ad esempio il Congresso ad approvare crediti d’imposta sull’energia pulita: questa misura avrebbe come diretta conseguenza quella di abbassare il costo delle bollette di una tipica famiglia americana di almeno 500 dollari all’anno.

Ha anche affermato che il risparmio delle famiglie potrebbe essere maggiormente protetto riducendo ad esempio il costo dei farmaci da prescrizione, come l’insulina. Il problema per Biden, tuttavia, è che tutte queste misure richiedono tempo e un’azione diretta da parte del Congresso per potere essere approvate.

Date le limitate opzioni di Biden, la Casa Bianca non ha altra scelta se non quella di cercare di recuperare la fiducia degli americani ricordando loro i punti di forza dell’economia: la crescita dell’occupazione e il miglior stato di salute dell’economia a stelle e strisce rispetto a quella di altre nazioni. Nulla di tutto ciò, però, rischia di risollevare le sorti di Biden e gli umori degli elettori in vista delle elezioni di metà mandato.

Senza contare che un presidente “azzoppato” sul piano interno rischia di veder compromessa anche l’agenda di politica estera, proprio nel momento in cui vengono nuovamente in ebollizione alcuni scenari internazionale (come quello siriano), alcuni risultano essere pericolosamente in bilico, uno su tutti Taiwan, e mentre l’offensiva russa sull’Ucraina non accenna a diminuire d’intensità. Saranno mesi non facili quelli che attendono Biden. “It’s the economy stupid!”. Anche dopo trent’anni il mantra che accompagna il destino di una Presidenza sembra essere rimasto sempre lo stesso.

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