Emirati Arabi Uniti e Israele: motivi e conseguenze del nuovo accordo di libero scambio nella geopolitica regionale

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Fonte Immagine: The New York Times

L’importanza del Comprehensive Economic Partnership Agreement (CEPA) siglato tra Israele ed EAU si nota sia sul piano interno che in politica estera, ma una reale stabilizzazione regionale deve includere anche un coinvolgimento politico.

In seguito alla normalizzazione sancita dagli Accordi di Abramo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco nel 2020, il 31 maggio lo stato ebraico e gli EAU hanno firmato un accordo bilaterale di libero scambio, dopo mesi di negoziazioni. Oltre a prevedere l’istallazione di circa 1000 compagnie israeliane a Dubai entro la fine del 2022 e la rimozione fino al 96% delle tariffe doganali su beni come cibo, medicine, prodotti agricoli ed equipaggiamenti medici, i ricavi generati da questo accordo si aggirerebbero potenzialmente sui 10 miliardi di dollari entro cinque anni. 

Se entrambe le parti hanno dichiarato che l’accordo apre a enormi possibilità di crescita economica, relazioni più interconnesse tra stati arabi e Israele incidono inevitabilmente anche sulla geopolitica dell’area. 

Per gli israeliani stabilirsi nell’hub commerciale di Dubai significa avere un accesso più agevolato ai mercati asiatici e raggiungere un’espansione regionale più profonda. L’articolata posizione di Israele nel Medio Oriente fa sì che le relazioni inter-regionali con i suoi vicini siano state quasi sempre basate sulla tensione e il possibile disimpegno americano lo spinge ad agire verso una stabilizzazione della regione con accordi di natura economica. 

Per il governo emiratino questo patto bilaterale risponde a interessi che si manifestano sia sul piano domestico sia a livello internazionale. Dopo il trattato bilaterale firmato con l’India a febbraio, l’accordo con Israele, così come le trattative in corso con Indonesia e Corea del Sud, va analizzato prendendo in considerazione la volontà degli Emirati di rafforzarsi come centro nevralgico del commercio mondiale per contrastare le conseguenze della pandemia. Per quanto riguarda il contesto internazionale, in questo modo il governo emiratino “sfida” l’egemonia saudita nella leadership regionale, facendo un passo avanti nella diplomazia. Gli Emirati, di fatto, hanno saputo sfruttare il vuoto politico lasciato dall’Arabia Saudita per motivi di politica interna nell’ambito delle relazioni con Israele, mostrando una politica estera più assertiva, improntata alla stabilizzazione regionale e più autonoma rispetto alla leadership di Riyad. Inoltre, questo accordo promuove la cooperazione tra i due paesi uniti da una minaccia esterna in comune: l’espansione regionale iraniana.

Infine, la firma di questo accordo è avvenuta nonostante gli scontri tra israeliani e palestinesi si siano inaspriti negli ultimi due mesi, dimostrando la visione differente delle nuove élite arabe che hanno abbandonato il sostegno, seppur formale in precedenza, alla causa palestinese. Nonostante ciò e sebbene il tweet del Ministro dell’Economia emiratino, Thani al-Zeyoudi, sottolinei una “nuova era di pace, stabilità e prosperità”, una maggiore interdipendenza tra i due paesi che guarda con favore a una distensione di natura puramente economica ma rifiuta l’inclusione delle masse arabe all’interno di questo discorso rimane un ostacolo al successo di una vera stabilizzazione regionale. 

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

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