ALLARME NEL PACIFICO: PECHINO AFFINA LA STRATEGIA NELLA REGIONE

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Fonte Immagine: https://www.aljazeera.com/news/2022/5/30/china-eyes-security-pact-in-talks-with-pacific-islands-in-fiji

La competizione tra Stati Uniti e Cina per l’influenza nel Pacifico meridionale sta ricevendo un nuovo boost con il viaggio del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, nella regione

È dal 26 maggio che il ministro degli Esteri Wang Yi è impegnato in un viaggio diplomatico che lo porterà a visitare otto Paesi in dieci giorni, con due ulteriori incontri virtuali. L’obiettivo è quello di ottenere una maggiore influenza nella regione, seguendo un piano inizialmente basato sulla cooperazione politica ed economica – che aveva portato all’apertura di nuove ambasciate e alla costruzione di molteplici infrastrutture e industrie finanziate dalla Repubblica Popolare Cinese – e che ora si sposta verso la cooperazione in materia di sicurezza. 

L’ultima fase di questo processo era stata rappresentata, infatti, dalla firma del controverso accordo di sicurezza tra Pechino e Honiara: stando alla sua bozza, a fronte della possibilità di appellarsi alla protezione e al supporto militare cinese in caso di disordini sociali per il primo ministro Sogavare – che ha già affermato di voler riscrivere la Costituzione e rimandare le elezioni previste per il prossimo anno in un clima di malcontento popolare verso il suo governo –, Pechino si vedrebbe garantita una base operativa tra Stati Uniti e Australia per bloccare il traffico marittimo nel Pacifico meridionale. Il timore è che l’obiettivo finale della Cina sia assicurarsi una base miliare per le proprie navi nell’arcipelago, minando la sicurezza della regione. 

Ora, a destare ulteriore preoccupazione, è il tentativo della Cina di andare oltre gli accordi bilaterali a favore di un più ambizioso approccio regionale: la bozza dell’accordo emersa, che è stata inviata ai 10 Paesi della regione, permetterebbe infatti al governo cinese di fornire addestramento alle polizie locali e di ampliare il ruolo di Pechino nella cooperazione marittima e nella sicurezza informatica. Le questioni affrontate nell’accordo, tuttavia, sono numerose altre e vanno dal commercio alla cooperazione culturale, passando per il turismo e la salute pubblica, oltre alla promessa cinese di fornire assistenza per affrontare il cambiamento climatico. 

Le mosse di Pechino nella regione dal fondamentale ruolo strategico per più di una potenza mondiale già avevano spinto Washington a perseguire una strategia di contenimento per contrastarne l’ascesa, attraverso l’Indo-Pacific Economic Framework. Di fronte a questa nuova minaccia anche Canberra si è allertata e il suo ministro degli Esteri, Penny Wong, è volato alle Fiji questa settimana per ribadire la priorità che la regione rappresenta per il suo governo, inaugurando “una nuova era dell’impegno australiano nel Pacifico” e assicurando una rinnovata attenzione alle tematiche centrali per i Paesi della regione, come il già accennato cambiamento climatico, una minaccia esistenziale per molti di loro. 

La posizione degli Stati insulari del Pacifico, tuttavia, non è compatta in merito alle relazioni con Pechino: David Panuelo, il presidente degli Stati Federati di Micronesia, infatti, ha invitato i leader dei 21 Paesi della regione a respingere l’accordo, al fine di non rischiare di trasformare il Pacifico meridionale in terreno di scontro per una nuova guerra fredda.

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