FRANCIA 2022, ELEZIONI LEGISLATIVE DI GIUGNO: A CHE PUNTO SIAMO?

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Il 12 e il 19 giugno i francesi sono chiamati nuovamente ad esprimere il loro voto per l’elezione dei loro rappresentanti all’Assemblée National. Secondo gli ultimi sondaggi, Macron potrebbe non ottenere automaticamente la maggioranza assoluta dei seggi.

Appena concluse le elezioni presidenziali, la Francia si sta preparando per quelle legislative di giugno, che consentiranno di eleggere 577 deputati dell’Assemblée National, la camera più importante del Parlamento francese e la stessa in cui il governo ha bisogno di una maggioranza.

Secondo gli ultimi sondaggi, sembrerebbe che una maggioranza assoluta non sia così scontata per Macron e che i risultati potrebbero riservare grandi sorprese.

Il Parlamento della Quinta Repubblica è suddiviso in due camere: il Senato, l’alta camera che rappresenta gli enti locali e l’Assemblea Nazionale, l’unica ad essere eletta a suffragio universale diretto come il Presidente della Repubblica.

Entrambe le camere detengono il potere legislativo e di controllo sull’azione di governo ma a differenza del Senato, l’Assemblea ha il potere di forzare le dimissioni del governo attraverso mozioni di sfiducia. Ciò significa che la maggioranza dell’Assemblea deve essere d’accordo con il governo per evitare incagliamenti ed eventuali crisi.

Mai come quest’anno, le elezioni legislative assumono una notevole importanza sullo scenario politico francese ed europeo. La crisi di ingovernabilità è particolarmente temuta dai francesi che, a ridosso del nuovo turno elettorale, non hanno alcun tipo di certezza sul verdetto finale.

L’importanza dell’Assemblée National è legata alla futura governabilità di Macron, Presidente di uno dei più importanti e influenti Stati membri dell’Ue. La sicurezza ottenuta alle legislative del 2017 sembra essere un lontano ricordo. Nel 2017, al primo turno, la coalizione riuscì ad ottenere più del 30% di voti, di cui il 28,21% solo La Republique en Marche, confermandosi primo partito. Al ballottaggio del secondo turno, questi dati sono stati solo che confermati, decretando la vittoria governativa di Macron che avrebbe potuto contare su una solida maggioranza (348 seggi su 577 totali).

A poco più di 2 settimane dal voto, secondo gli ultimi sondaggi, si escluderebbe il raggiungimento di una maggioranza assoluta al secondo turno, dovuta a incertezze sulle intenzioni di voto da parte dei francesi, indecisi tra la coalizione di Ensemble, formata dal partito dell’attuale Presidente, dal MoDem, dal Partito Radicale e da altri più centristi, e NUPES (Nouvelle Union populaire écologique et sociale) sostenuta dai socialisti e dai partiti di estrema sinistra come La France insoumise, guidato da Jean-Luc Mélenchon.

Secondo Elable, pare che i candidati sostenuti della prima coalizione raggiungano il 27% delle intenzioni di voto mentre NUPES «sia accreditata del 27,5%». Inoltre, sembrerebbe che gli elettori di Emmanuel Macron al primo turno delle elezioni presidenziali del 2022 (75%) Valérie Pécresse (75%), Eric Zemmour (72%) e Yannick Jadot (71%) sono i più propensi a recarsi alle urne a giugno mentre quelli di Mélenchon (67%) e soprattutto di Marine Le Pen sembrano essere i meno mobilitati (63%).

Dai sondaggi emerge una sorta di coerenza con le votazioni presidenziali di aprile, che alimentano una tendenza ad un sostegno, seppur timido, a Macron ma con una grande incertezza rivolta verso l’estrema sinistra (27%) o addirittura alla destra della Le Pen (27%).

Tra i temi elettorali più incisivi pare ci siano il potere d’acquisto (61%), la salute (38%) e le pensioni (37%), quest’ultimo in modo particolare date le recenti proposte di riforma e la conseguente polarizzazione dell’opinione pubblica.

Rispetto a 5 anni fa, Macron non sembra riuscire a portare avanti quella ventata di innovazione, che fu il grande perno attorno al quale riuscì ad unire gran parte del popolo francese e a metterlo contro i partiti tradizionali.

Questa volta sembra avere degli ostacoli più pressanti, una sinistra un po’ ingombrante e una destra che come una spina nel fianco potrebbe ottenere un gran numero di seggi, impedendo di fatto la governabilità.

Nonostante la nomina a Primo Ministro riservata ad Elisabeth Borne sia stata accolta con un moderato consenso (34%) e da una “rumorosa” indifferenza (38%), l’equilibrio di voto si fa sempre di più una questione problematica.

Da quanto emerge, le elezioni legislative che si terranno a metà giugno potrebbero essere tra le più sorprendenti nella storia della Quinta Repubblica, oltre ad essere quelle il cui esito finale risulta essere il più incerto degli ultimi anni.

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