L’ACCORDO TRA REGNO UNITO E RUANDA SUI MIGRANTI: PROFILI DI ILLEGITTIMITÀ

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Fonte Immagine: https://www.aljazeera.com/opinions/2022/4/15/the-uks-quick-rwandan-fix-for-the-migrant-menace

L’accordo firmato dal Regno Unito con il Ruanda per il reinsediamento dei richiedenti asilo indesiderati nel paese africano, ha incontrato la netta opposizione di numerose ONG e dell’UNHCR, che ne condannano la crudeltà e l’illegalità.

Il 14 aprile 2022, la segretaria di Stato britannica per gli affari interni Priti Patel e il ministro degli affari esteri ruandese Vincent Biruta hanno concluso un accordo di partenariato sulle migrazioni e lo sviluppo economico (Migration and Economic Development Partnership), che prevede il reinsediamento in Ruanda dei richiedenti asilo entrati illegalmente nel Regno Unito. I migranti verranno presi in carico dal governo ruandese durante tutto il processo di esame della domanda di asilo e dovranno restare nel paese africano in caso di esito positivo: i titolari di protezione internazionale, dunque, non avranno la possibilità di tornare e di stabilirsi nel Regno Unito.

Per coloro i quali la richiesta di asilo non sia stata accolta, invece, saranno comunque gli ufficiali ruandesi a deciderne la sorte, valutando se permettere loro di restare in Ruanda o se trasferirli in un altro paese, che sia quello di provenienza o uno Stato terzo (nel caso in cui in quello di provenienza sussista il rischio di tortura o di altri trattamenti disumani e degradanti).

L’accordo, che si applicherà a tutti i migranti irregolari arrivati nel Regno Unito dal 1° gennaio in poi, dovrebbe interessare, secondo quanto riportato da diversi giornali inglesi, i migranti di sesso maschile adulti e senza familiari con sé, che tentino di entrare illegalmente in territorio britannico.

Il Ruanda riceverà in cambio uno stanziamento di 120 milioni di sterline, mentre un ulteriore investimento di 50 milioni di sterline è stato previsto dall’amministrazione inglese, con lo scopo di integrare e rafforzare il sistema di pattugliamento delle frontiere.

In un comunicato, si specifica che il piano messo in campo dai due Stati è finalizzato a contrastare l’immigrazione illegale, ad assicurare il controllo dei confini nazionali e a reprimere le organizzazioni di trafficanti, ponendosi pertanto perfettamente in linea con le rigide politiche migratorie adottate dal governo di Boris Johnson. Un tale approccio securitario consente al primo ministro conservatore di assicurarsi il sostegno degli elettori, su un tema, come quello delle migrazioni e della difesa dei confini, di grande interesse politico. Si ricorda, a tal proposito, che nel 2021 sono state oltre 28.000 le persone che hanno raggiunto il Regno Unito in maniera irregolare. 

Non è la prima volta che viene elaborato un programma di esternalizzazione delle domande di asilo, eppure questa volta il Regno Unito si è spinto ben oltre. L’Australia, ad esempio, ha disposto la delocalizzazione delle richieste di asilo in Stati insulari vicini, come Nauru, prevedendo tuttavia la possibilità per gli aventi diritto alla protezione internazionale di ritornare e insediarsi in Australia. Inoltre, a Nauru i dossier dei richiedenti asilo sono esaminati da ufficiali australiani e non locali come avviene invece in Ruanda.    

Il controverso accordo qui in esame è stato aspramente contestato da diverse organizzazioni umanitarie nonché dall’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), che sottolinea come tali provvedimenti rappresentino un tentativo di disfarsi delle responsabilità relative all’asilo e di evadere gli obblighi internazionali, oltre a essere contrari allo spirito della Convezione sui rifugiati.

Al di là del carattere di immoralità e non eticità del patto, sono numerosi i profili di illegittimità che lo connotano. Non solo, quanto stabilito contravviene al principio dell’asilo territoriale, cioè al diritto di ogni individuo di cercare protezione e di accedere al sistema di asilo di uno Stato nel momento in cui vi si metta piede, ma contravviene anche alla Convenzione di Ginevra del 1951, di cui il Regno Unito è paese firmatario.

Il concordato, infatti, si applica a coloro che attraversano la frontiera illegalmente, tuttavia la Convenzione di Ginevra sancisce che il migrante che varca i confini di uno Stato per chiedervi asilo, non si trova mai in una posizione di illegalità, dal momento che chi fugge dal proprio paese di origine perché in pericolo di vita, difficilmente avrà la possibilità di procurarsi i documenti necessari a regolarizzarne la posizione. Occorre invece, in una tale situazione, ricercare protezione e rifugio il più rapidamente possibile in un altro paese, qualsiasi siano i mezzi con cui vi si approdi.  

Inoltre, ai richiedenti asilo che giungono in territorio britannico devono essere garantiti i principi e i diritti previsti dalla CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’uomo). Si consideri, ad esempio, che ogni provvedimento di allontanamento coattivo da uno Stato aderente alla Convenzione deve sempre essere adottato sulla base di una valutazione caso per caso, poiché in ottemperanza al Quarto Protocollo addizionale alla CEDU, le espulsioni collettive sono vietate. Ad ogni modo, la privazione della libertà personale con accompagnamento coattivo in Ruanda dovrà avvenire nell’ambito delle garanzie previste dall’art. 5 CEDU (diritto alla libertà e alla sicurezza). 

A destare non pochi dubbi, infine, sono le condizioni di vita e l’effettiva tutela dei diritti dei migranti, una volta arrivati in territorio ruandese. Sebbene il governo inglese rassicuri che quella del Ruanda è “una delle economie in più rapida crescita, riconosciuta a livello mondiale per la sua accoglienza e integrazione dei migranti”, i dati registrati nel paese africano relativi all’accoglienza e alle violazioni dei diritti umani sono molto poco rassicuranti.

 Human Rights Watchdenuncia che nel 2018, almeno 12 rifugiati congolesi sono stati uccisi per aver protestato contro la riduzione delle razioni di cibo, mentre più di 60 sono stati arrestati, accusati di “aver diffuso false informazioni con l’intento di creare un’opinione internazionale ostile contro lo Stato ruandese”. Sono molto frequenti poi, i casi di uccisioni extragiudiziali, detenzioni illegali o arbitrarie e torture soprattutto ai danni di oppositori e dissidenti politici.  

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