REFERENDUM IN OSSEZIA DEL SUD: UNA NUOVA UCRAINA?

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Fonte immagine: https://www.balcanicaucaso.org/aree/Ossezia-del-Sud/Ossezia-Sud-apre-una-rappresentanza-a-Roma-169785

Nuovi venti di tensione sembrano spirare dall’Est, questa volta dalla regione del Caucaso. Il 13 maggio 2022 Anatoly Bibilov, ex-leader dell’autoproclamata Repubblica dell’Ossezia del Sud, al quale è recentemente succeduto alla guida della regione Alan Gagloyev, ha annunciato un referendum da tenersi il 17 luglio, mediante il quale gli osseti saranno chiamati a decidere in merito all’annessione o meno alla Federazione russa. 

L’Ossezia del Sud è una regione montuosa e scarsamente popolata del Caucaso meridionale. Annessa alla Russia zarista agli inizi dell’Ottocento, nel 1917 entrò a far parte della Repubblica Democratica di Georgia, diventando un importante terreno di scontro tra contadini osseti, sostenuti dai bolscevichi, e proprietari terrieri georgiani, sostenuti dai menscevichi. A seguito della vittoria dei bolscevichi, l’Ossezia del Sud divenne un’entità amministrativa autonoma con capitale Tskhinvali ma restò sottoposta al controllo formale della Georgia all’interno dei confini dell’Unione sovietica. Nel 1924, venne creata l’entità amministrativa autonoma dell’Ossezia del Nord, che nel 1936 acquisì lo status di Repubblica autonoma all’interno, però, della Russia sovietica. 

A partire dalla fine degli anni ’80, la relativa stabilità raggiunta nella regione nel corso degli anni entrò in crisi. La fine dell’impero sovietico portò, infatti, all’insorgere di forti sentimenti nazionalisti tanto in Georgia quanto in Ossezia del Sud, che, nel novembre del 1989, chiese al governo di Tbilisi di poter diventare una Repubblica autonoma al pari dell’Ossezia del Nord. Il Parlamento georgiano respinse tale richiesta e anzi, nel 1990, abolì l’autonomia amministrativa dell’Ossezia del Sud, inviando truppe armate al fine di scongiurare disordini e proteste. In risposta a questa decisione, gli osseti diedero vita ad una resistenza armata sostenuta da Mosca e dichiararono la propria indipendenza unilaterale nel novembre del 1991. La Georgia fu costretta alla firma di un accordo di cessate il fuoco e la regione fu divisa in aree controllate dalle truppe georgiane e aree controllate dai ribelli.  

Nel 2004, il presidente georgiano Mikhail Saakashvili manifestò la volontà di ristabilire la sovranità nazionale sull’intero territorio georgiano, comprese l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, un’altra regione separatista.

Di conseguenza, le tensioni nella regione aumentarono mentre la Russia intensificò il suo supporto strategico ed economico ai territori secessionisti. Nell’agosto 2008, il Governo georgiano iniziò un’operazione militare contro l’Ossezia del Sud, provocando l’intervento della Russia a sostegno dei separatisti. Al termine di un breve conflitto la Russia riconobbe diplomaticamente l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia. 

Nel 2015 è stato siglato un trattato bilaterale di integrazione politica e militare da parte di Mosca e di Tskhinvali, che prevedeva una maggiore cooperazione in materia di sicurezza, la creazione di uno spazio comune di difesa, un aumento dei salari degli impiegati statali e dei pensionati e l’integrazione doganale. 

Il referendum per l’annessione alla Federazione russa 

A seguito dell’esercitazione militare congiunta tra la Georgia e la NATO svoltasi nei pressi di Tbilisi e conclusasi il 25 marzo e dell’invasione russa in Ucraina, Anatoly Bibilov ha manifestato la volontà di indire un referendum per l’annessione dell’Ossezia del Sud alla Federazione russa, affermando che lo scopo ultimo del popolo osseto è quello di essere riunito in un solo Stato, vale a dire la Russia. Il 13 maggio, a pochi giorni dallo scadere del suo mandato, Bibilov ha firmato un decreto con cui ha fissato la data del referendum per l’annessione al 17 luglio. 

Bibilov è stato recentemente sconfitto alle elezioni presidenziali, che si sono tenute tra il 10 aprile e l’8 maggio, da Alan Gagloyev che ha ricevuto il 56,09% dei voti. In merito al referendum, Gagloyev si è detto favorevole ad una futura riunificazione tra Ossezia del Sud e Russia ma ha altresì affermato che, in quanto partner strategico della Federazione russa, l’Ossezia del Sud non può prendere decisioni che non siano preventivamente concordate con Mosca. 

Sul tema la Russia ha manifestato la volontà di continuare la sua alleanza economica, strategica e militare con l’Ossezia del Sud ma non ha espresso una posizione chiara in merito ad un’eventuale annessione. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha affermato che al momento la Federazione russa non ha in programma alcun referendum ma ha altresì sottolineato che, qualora si decidesse di votare, bisognerebbe analizzare la questione da un punto di vista legale. Infatti, l’esito del referendum potrebbe essere solo l’annessione o meno dell’Ossezia del Sud alla Federazione russa mentre, secondo Peskov, il testo referendario suggerirebbe l’idea di creare una sorta di terzo Stato, ipotesi considerata da Mosca del tutto inammissibile.

Il governo di Tbilisi, nella persona del Ministro degli Esteri David Zalkaliani, ha definito un eventuale referendum illegale, in quanto la Georgia considera il territorio dell’Ossezia del Sud come occupato militarmente dalla Russia e ha affermato che nessun membro della comunità internazionale ne riconoscerebbe l’esito. 

Una nuova Ucraina?

L’invasione dell’Ucraina ha risvegliato nei Paesi ex sovietici antichi timori di poter essere i prossimi obiettivi della Russia. 

A seguito della dissoluzione dell’Unione sovietica, la Federazione russa ha adottato una strategia geopolitica denominata dei “conflitti congelati”, sfruttando i sentimenti nazionalisti mai sopiti delle minoranze russofile residenti nei Paesi confinanti al fine di consolidare la propria influenza economica e politica sugli stessi.

I risultati di questa strategia sono evidenti se si pensa al ruolo ricoperto dalla Bielorussia e dalle regioni separatiste di Donetsk e Lugansk nell’Ucraina orientale, usate dalla Russia come basi da cui lanciare l’offensiva militare contro l’Ucraina, nonché alle preoccupazioni sollevate da molti sull’apertura di un possibile fronte di guerra in Transnistria, Repubblica filorussa de factoindipendente ma de jure appartenente alla Moldavia. 

Dal suo canto la Georgia, nonostante la sua posizione fortemente antirussa e filoatlantista, non ha aderito alle sanzioniinternazionali contro la Russia, in virtù della sua dipendenza da quest’ultima per l’import di grano e energia. 

Tuttavia, l’annuncio del referendum ha messo inevitabilmente in allarme Tbilisi in merito alla sua sicurezza e integrità territoriale, anche perché le scelte del governo di Tskhinvali sembrano rievocare lo stesso iter seguito dalla Crimea, che nel 2014 a seguito del controverso referendum sull’indipendenza, ha chiesto e ottenuto di essere annessa alla Russia, dando origine a quel conflitto tra Russia e Ucraina, recentemente esploso in tutta la sua drammaticità. 

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