LA REPUBBLICA CENTRAFRICANA ADOTTA IL BITCOIN COME MONETA CORRENTE

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Ha suscitato molti dubbi l’annuncio, a fine aprile, della Repubblica Centrafricana (RCA) dell’adozione del Bitcoin come moneta legale. Si tratta del primo Paese nel continente africano e il secondo al mondo, dopo El Salvador, ad ammettere la criptovaluta come moneta ufficiale. La misura rientra, a detta del governo, nel piano di ripresa economica e di consolidamento del Paese in una nuova fase di crescita.

governi africani, negli ultimi anni, hanno adottato approcci diversi alla regolamentazione delle criptovalute e della tecnologia blockchain. L’anno scorso la Banca centrale della Nigeria ha vietato alle banche locali di lavorare con le criptovalute, prima però, di lanciare la propria moneta digitale, la eNaira. Le autorità sudafricane invece hanno esplorato la possibilità di regolamentare le criptovalute e altre tecnologie blockchain, mentre la Banca centrale della Tanzania ha dichiarato di essere al lavoro su una direttiva presidenziale per prepararsi alla valuta digitale.

La decisione di ammettere il Bitcoin come valuta corrente è stata resa pubblica attraverso una nota della Presidenza della Repubblica centrafricana, in cui si dichiara l’entusiasmo per il voto favorevole all’unanimità dell’Assemblea Nazionale per l’adozione di un provvedimento che pone la RCA “sulla mappa dei Paesi più audaci e visionari del mondo“. 

Il governo ha affermato che l’adozione del Bitcoin come moneta legale stimolerà la ripresa economica e la crescita del Paese, contribuendo al contempo a stabilizzarlo, dopo decenni di guerra civile.

Martin Ziguele, ex primo ministro della RCA e ora deputato dell’opposizione, ha però denunciato le modalità di approvazione della legge affermando che alcuni legislatori intendono presentare ricorso alla Corte costituzionale perché “questa legge è un modo per uscire dal franco CFA attraverso un mezzo che sventra la moneta comune“.

La RCA infatti, così come Camerun, Ciad, Repubblica del Congo, Gabon e Guinea Equatoriale, utilizza il franco CFA come moneta ufficiale, una valuta regionale, introdotta durante il periodo coloniale, e sostenuta dalla Francia. Il fatto che il CFA sia agganciato all’euro con un tasso di cambio fisso la rende una valuta relativamente stabile, cosa che non si può invece dire per il Bitcoin, poiché la volatilità lo rende rischioso come riserva di valore. Nel 2021, i prezzi della valuta erano saliti di oltre il 150% fino al massimo storico di 68.991 dollari, prima di crollare di oltre il 30%. Anche se il mercato si è risollevato nel 2022, le variazioni rimangono molto forti: -17% a febbraio, +8% a marzo e +10% ad aprile. 

A far avanzare perplessità sulla decisione presa dall’Assemblea Nazionale, è anche lo stato di povertà in cui verte la Repubblica Centrafricana. Infatti, nonostante il Paese sia ricco di giacimenti di diamanti, oro e uranio, è uno dei più poveri al mondo. Si classifica al 188° posto su 189 nell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, inoltre su una popolazione di circa 5 milioni di persone, solo una su sei ha accesso all’elettricità e una su dieci ha accesso a Internet. 

Proprio questi dati fanno dubitare di una reale possibilità di utilizzo della criptovaluta nel Paese. È difficile pensare che in uno Stato in cui tre quarti della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, non potendo quindi permettersi smartphone o computer, possa invece avere accesso ai Bitcoin. È da aggiungere poi che il processo di mining, fondamentale per creare Bitcoin e autenticare le transizioni, richiede un alto utilizzo energetico, che la RCA, ad oggi, non può garantire. A tal proposito, sembra infatti che il presidente centrafricano Faustin-Archange Touadéra stia trattando un accordo per affidare le operazioni di mining ad una società con sede a Dubai.

L’adozione del Bitcoin come moneta legale da parte della Repubblica Centrafricana ha sollevato dubbi anche da parte degli Istituti economici internazionali, soprattutto perché giunta a pochi giorni dall’allarme del ministro delle Finanze centrafricano, Hervé Ndoba, sullo stato delle risorse pubbliche, annunciando tagli dal 40% al 60% nei bilanci di alcuni ministeri. Il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato di star monitorando la situazione e di star assistendo le autorità regionali e della RCA nell’affrontare i problemi legali, di trasparenza e di politica economica posti dalla nuova legge. La preoccupazione, sollevata anche dal rappresentante della Banca Mondiale nel Paese, è quella che la strada intrapresa possa avere implicazioni per la trasparenza e per l’inclusione finanziaria, nonché per il settore finanziario e la finanza pubblica in generale.

Anche il governatore della Banca degli Stati dell’Africa centrale ha evidenziato l’effetto negativo che la nuova legge centrafricana potrebbe avere sull’unità giuridica dei membri della Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale (CEMAC), e sulla stabilità monetaria stessa, oltre ad accusare il governo di Bagui di voler “stabilire una moneta centrafricana al di fuori del controllo della Banca centrale“.

La Commissione bancaria dell’Africa centrale (CBAC), che già nel 2020 aveva dichiarato di non riconoscere l’uso delle criptovalute in Africa centrale, ha rilasciato un comunicato in cui riafferma il divieto di detenzione, scambio, conversione o regolamento di transazioni di criptovalute di qualsiasi tipo. Questo potrebbe comportare l’allontanamento della RCA dalla Comunità, così come previsto dal trattato comune, che stabilisce che in caso di mancato rispetto degli impegni monetari, la conferenza può prendere atto del ritiro di uno Stato.

C’è quindi da chiedersi il perché di questa scelta e chi potrebbe realmente avvantaggiare. 

Dopo l’insediamento del presidente Touadéra nel 2016, il Paese ha iniziato a spostare la sua alleanza strategica dalla Francia, ex potenza coloniale, alla Russia. Nel 2018 è stato reso noto un accordo di cooperazione militare in base al quale ex ufficiali russi avrebbero offerto addestramento militare all’esercito locale. La Repubblica Centrafricana infatti è teatro di continui conflitti interni sin dall’indipendenza nel 1960. Nel 2013, ribelli prevalentemente musulmani hanno preso il controllo del Paese, in gran parte cristiano, dando così inizio a violente rappresaglie di natura religiosa su tutto il territorio. Ufficiali russi, affiancati dai mercenari del gruppo paramilitare Wagner, tutt’oggi, addestrano l’esercito e forniscono le guardie del corpo del presidente Touadéra. 

Inoltre la Russia sta investendo in progetti infrastrutturali in RCA e diverse aziende hanno ottenuto concessioni per l’estrazione di diamanti e oro, soprattutto nell’insicuro nord del Paese. Tra queste anche la M-Invest, che opera anche nel vicino Sudan, di proprietà dell’oligarca russo Yevgeny Prigozhin, accusato di essere un finanziatore della società di sicurezza Wagner, che sorveglia le miniere nel Paese. 

Nonostante il conflitto in Ucraina e l’imposizione di sanzioni economiche imposte alla Russia, tra le quali la sospensione del sistema di trasferimento bancario Swift, queste aziende sembra stiano traendo ugualmente profitto proprio attraverso le criptovalute. La scelta quindi di un Paese alleato della Russia, come la Repubblica Centrafricana, già astenutasi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite durante la votazione per la risoluzione di condanna all’invasione dell’Ucraina, di introdurre il Bitcoin come moneta legale, ad alcuni è sembrato un modo per aggirare le sanzioni internazionali. 

Questa teoria sembrerebbe però essere stata smentita stesso dalla direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva, la quale ha avanzato dubbi sulla possibilità che le criptovalute possano essere uno strumento per eludere le sanzioni.

Quindi ad un mese dall’entrata in vigore della legge che introduce nel Paese l’utilizzo del Bitcoin, non è ancora chiaro quale che sia stato il motivo che ha indotto il governo ad adottare una misura che sembra essere così lontana dalla realtà nazionale, la maggioranza dei centrafricani inoltre non sembra finora comprendere tutti i contorni della legge. Restano invece ancora molti i dubbi sulla sua effettiva applicabilità.

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