TAIWAN: BIDEN DICE «SI’»

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Durante l’incontro con il premier Fumio Kishida in Giappone, Biden ha asserito che Pechino, inviando jet militari nello spazio aereo taiwanese, «sta scherzando con il fuoco».

Durante l’incontro con il premier Fumio Kishida in Giappone, alla domanda di un giornalista l’uso della forza nei confronti della Repubblica Cinese qualora quest’ultima attaccasse Taiwan, Joe Biden ha risposto che sì, gli Stati Uniti sarebbe pronti a un coinvolgimento militare diretto per difendere l’isola irredenta. Queste parole sembravano indicare un cambiamento della tradizionale politica degli Stati Uniti nell’area, definita di «ambiguità strategica», anche se la Casa Bianca — poco dopo la fine dell’intervento di Biden — è corsa a chiarire che non ci sono cambiamenti di «dottrina» in corso.

Il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato che, qualora la Cina conquistasse Taiwan con la forza, «sarebbe un’altra azione simile a ciò che è accaduto in Ucraina e sarebbe un peso ancora maggiore». Ogni volta che il governo di Pechino fa volare i suoi jet militari nello spazio aereo taiwanese, «sta giocando con il fuoco»

La domanda che sorge spontanea è: cosa succederebbe se la Cina attaccasse Taiwan? Quali sarebbe le conseguenze?

A fine aprile 2022, a Pechino ha avuto luogo una riunione d’emergenza durante il quale le autorità finanziarie hanno elaborato una strategia per evitare che eventuali sanzioni volute dagli Stati Uniti possano colpire le banche cinesi. Secondo gli esperti, l’attacco cinese a Taiwan risulterebbe una reazione di mutua distruzione nei confronti delle banche cinesi, russe e statunitensi – scatenando un effetto domino a livello mondiale – e porterebbe a un disaccoppiamento delle economie cinese e occidentali, perché la Repubblica Popolare tocca economicamente tutto il mondo e da lei dipendono molte dinamiche economiche globali. 

Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi , poche ore prima della riunione di Biden e Kishida, aveva affermato che la strategia Indo-Pacifica degli Stati Uniti con a capo l’Indo-Pacific Economic Framework, un ambizioso piano d’investimenti e rafforzamento dei rapporti commerciali nell’area che Biden ha varato a Tokyo e che coinvolge, oltre agli Stati Uniti, Australia, Brunei, India, Indonesia, Giappone, Corea del Sud, Malesia, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam, è destinata a fallire. Ciò significa che la tensione è nell’aria e che il rischio di uno scontro è esistente, ma troppo pericoloso per essere attuato in un lasso temporale tra breve e medio termine.

Nata sotto il segno del Toro, è barlettana di origine ma romana di adozione. Dopo aver acquisito il diploma di laurea triennale in Mediazione Linguistica alla SSML “Carlo Bo” di Bari, nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi Internazionali di Roma con una tesi in geopolitica, incentrata sul profilo identitario di Hong Kong e sul ruolo che ricopre nel rapporto antagonistico tra Cina e Stati Uniti.
Appassionata di Estremo Oriente da tempo immemore, dal 2019 studia il cinese e si interessa alla strategia di ascesa politica ed economica della Cina a livello internazionale e alle dinamiche di potere che intrattiene con le altre nazioni; un giorno, spera di riuscire a metterci piede fisicamente. Incuriosita dall’ambiente giovanile, stimolante e professionale dello IARI, è entrata a farne parte nell’aprile del 2021 in qualità di membro della redazione “Asia e Oceania”.

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