PERCHÈ, ANCHE QUESTA VOLTA, NON SI APRIRÀ UN VERO DIBATTITO SULLE ARMI NEGLI USA

5 mins read

La strage nella scuola elementare in Texas, costata la vita a 21 persone, solleva, per l’ennesima volta, il tema del possesso delle armi negli Stati Uniti. Ma anche questa volta non si aprirà un dibattito sulla regolamentazione del possesso di armi.

Martedì 24 maggio, alla Robb Elementary School della città di Uvalde, nello Stato del Texas, Salvador Ramos ha ucciso 19 bambini e 2 dei loro insegnanti. Si tratta dell’ennesima strage scolastica che avviene negli Stati Uniti. L’attacco di Uvalde entra nella lista delle peggiori stragi degli ultimi 10 anni per numero di vittime, secondo solo a quello nella scuola di Sandy Hook del 2012. Si tratta, inoltre, della terza sparatoria di massa in meno di due settimane.

L’attentatore era un ragazzo con comprovati disturbi psichiatrici, elemento che ha subito fatto discutere sul perché una persona con tali problematiche abbia potuto avere libero accesso ad un’arma. Il Texas è, ad oggi, uno degli Stati con le leggi più permissive sul possesso di armi e in materia di regolamentazione degli armamenti. La realtà vissuta da questo Stato ricade in modo non difforme nella più ampia legislazione nazionale in materia, famosa per essere una delle più indulgente al mondo.

Il possesso di armi per i privati cittadini è una parte fondamentale della Costituzione americana, un principio su cui si è fondata una nazione che, al suo principio, non godeva di un esercito regolare e che necessitava di una vasta gamma di soldati-cittadini a servizio dello Stato. Con la conquista del West tale principio non ha fatto che rinforzarsi, restando a fondamento del consolidamento della potenza americana.

Sebbene tale aspetto sia spesso stato definito parte del DNA degli Stati Uniti e sebbene nel Paese vi siano più armi che persone (ca. 121 ogni 100 abitanti), non tutti gli statunitensi posseggono un’arma, anzi è solo una famiglia su tre ad averne una in casa propria. Questo significa che, dati alla mano, la maggior parte dei proprietari di armi possegga un cospicuo armamento personale nelle proprie abitazioni.

Ma se è vero che molti statunitensi non hanno un’arma propria, è anche vero che chi ne possiede una in questi anni si sia fatto promotore di azioni molto orientate al convinto mantenimento del proprio status quo. Non è un caso che negli ultimi anni si registrino sempre più episodi di xenofobia e violenze di matrice estremista suprematista, spesso portati avanti proprio da coloro che hanno un elevato numero di armi in proprio possesso. 

Il disagio sociale che aumenta, la recessione economica, l’immigrazione, hanno generato un maggior numero di revanscismi di estrema destra, cui una parte del partito repubblicano, specie quella più conservatrice legata all’ex Presidente Trump, guarda con grande favore. Ed è proprio questo il motivo per cui, anche questa volta, un’altra tragica strage non aprirà un vero dibattito politico sulla regolamentazione delle armi.

Questo perché la politica americana è sempre più polarizzata e, specie in questi mesi che precedono le molte elezioni che si terranno a novembre, tra cui quelle di midterm, le divisioni non potranno che aumentare. Infatti, negli Stati Uniti, in particolare negli ultimi anni, la questione delle armi è una di quelle che più di tutte ha acuito le distanze tra democratici e repubblicani, distanze che nessuno dei due schieramenti è disposto a colmare per giungere ad una mediazione che faccia compiere qualche passo avanti.

Inoltre il Congresso continua ad essere composto, per più del 40% dei suoi membri, da esponenti conservatori, assolutamente non intenzionati a perdere anche un solo centesimo del proprio elettorato. Invece, di contro, i congressiste contrari alla libera circolazione delle armi, e che di questo aspetto hanno fatto una loro battaglia identificativa, sono molto pochi e rappresentano la minoranza dei rappresentanti democratici. 

Per queste ragioni non vedremo, nemmeno stavolta, un dibattito politico vero sulla regolamentazione delle armi, né assisteremo a delle campagna che puntino realmente a sostenere un’inversione di marcia su tale argomento, ma solo a rimarcare, nuovamente, un posizionamento – sempre più ideologico – sul tema.

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

Latest from USA E CANADA

AMERICA A MANO ARMATA

Mentre il trascorrere del tempo fa riemergere le spaccature all’interno della Nato sul conflitto russo-ucraino, trasformatosi