SENDERO LUMINOSO: TERRORISMO E RIVOLUZIONARI TARDIVI DEL PERÙ

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Oltre quarant’anni fa, esattamente il 17 maggio 1980, le urne elettorali per mettere fine alla dittatura a Chuschi andarono in fiamme, nel cuore del Perù, accese da cinque uomini con il volto coperto. Quell’azione diede il via al Sendero Luminoso, formazione maoista fondamentalista, tramutatosi poi in gruppo terroristico efferato, reo di decine di migliaia di omicidi, che fece tremare l’America Latina ed il Perù.

L’organizzazione Sendero, così chiamata dai peruviani, prese vita nel 1969 dall’idea di Abimael Guzmán, professore di filosofia, che si ispirò al maoismo puro e connessioni ideologiche rimandabili ai guerriglieri dell’armata rossa di Mao Tse Tung, con mire di instaurazioni socialiste nel suo Perù. Geograficamente il Sentiero Luminoso mosse i primi passi proprio nella regione di Ayachuco, nel cuore delle Ande, e più precisamente dalla capitale di quell’area ovvero Huamanga. Tra le montagne gelide del Perù, fatte da villaggi e contesto rurale, l’organizzazione di Guzmán fu attiva per un decennio, macchiandosi di azioni omicide ed assassine di differenti funzionari e mercanti, in zone dimenticate ed ingiuste, riscontrando comunque un tiepido sostegno dei più deboli.

La parabola del Sendero però prese ad acuirsi nella sua vena più brutale e terroristica, ampliando i proprio massacri ed azioni. Da atti meramente simbolici ed attacchi alle proprietà, come i militanti che impiccavano migliaia di cani ai lampioni della città di Lima con cartelli che recitavano ‘I cani del capitalismo’,  l’organizzazione passò ad azioni dalle tinteggiature politiche e sempre maggiormente veementi. In un decennio Guzmán riuscì a reclutare moltissime persone, passando dagli insegnanti agli studenti, dai giovani delle comunità rurali ad un forte supporto della comunità quechua, trasformando una banda disordinata in una delle organizzazioni di guerriglia più aggressive del Sud America.

È databile 1982, il cambio definitivo di approccio sia del Sendero Luminoso, sia della popolazione e soprattutto del governo peruviano. Il cambio terroristico del S.L è netto, come è netto anche il cambio di azione dello Stato. Si susseguirono scontri di ogni tipo, nei quali ovviamente i civili rimasero coinvolti. La situazione per il popolo peruviano divenne tra le più difficili e sanguinose di tutta la storia del Paese.

Da un lato il Sendero Luminoso obbligava i cittadini alla cooperazione e sottomissione, ed in caso contrario venivano bollati come soplones, ovvero delle spie, e rischiavano con la loro stessa vita. Al contrario la polizia ed esercito del Perù, se non ricevevano aiuti nel debellare la cellula terroristica, trattavano i cittadini stessi come terroristi. L’incandescente situazione ancora circoscritta nella regione di  Ayachuco, venne via via risolta solo quando l’esercito riconobbe gli abitanti dei villaggi come alleati, organizzandoli in milizie, ed il Sendero venne sconfitto nella sua roccaforte. 

Cronologicamente il tutto avvenne fino al 1985, ma mentre lo Stato sopprimeva il Sendero sulle Ande, gli uomini di Guzmán erano già arrivati alla capitale e si erano insidiati in tutto il Paese, specialmente nei dipartimenti di Junin e Puno.

La prima parte di storia del gruppo causò notevoli danni, con oltre 5500 persone uccise in soli due anni, di cui il 96% civili. La brutalità di questo scontro però aumentò e divenne ancor più cruenta a partire dal 1986. In quell’anno oltre 264 senderisti furono uccisi nelle carceri dov’erano detenuti, a seguito di un tentativo di scioperi e ribellioni, e tale evento bloccò i già deboli tentativi dell’allora governo Alan García di intavolare una trattativa con il gruppo, che radicalizzò ancor di più le sue azioni.

Come spesso accade nelle lotte tra terrorismo e Stato, gli uni infliggono colpi agli altri in modo alternato. Il Sendero mise a segno differenti attacchi, ma mai direttamente contro lo Stato e mai configurandosi come un esercito regolare che si opponesse direttamente alle istituzioni. Nel 1989 l’organizzazione compì azioni in varie zone del Paese, soprattutto attentati tramite auto-bomba. Nel 1991 invece furono uccisi tre sacerdoti, tutti beatificati ‘in odium fidei’, segno che il S.L avesse ancor di più cementato la propria identità terroristica eversiva. Nel 1992 morì Giulio Rocca, volontario dell’Operazione Mato Grosso.

Quest’ultimo anno può essere ulteriore spartiacque della storia sia del gruppo, sia del Perù stesso. Nel luglio 1992, il Sentiero Luminoso mise a segno forse il suo più famoso e cruento attentato. Un’esplosione nel quartiere Miraflores, nella capitale Lima, uccise 25 persone e ne provocò il ferimento di oltre 200. L’atto creò sgomento nella popolazione peruviana come mai prima, e provocò l’inasprimento nella lotta al movimento. Il gruppo era quindi divenuto così pericoloso per la sicurezza nazionale che addirittura i due terzi dei peruviani vivevano in zone sottoposte a legge marziale, per contenere le azioni dei miliziani.

Oltre al più famoso attentato attribuito al Sendero, il 1992 è tappa fondamentale di questa storia perché il 12 settembre di quell’anno il leader del gruppo, Abimael Guzmán Reynoso è stato catturato dal GEIN, ovvero il Gruppo Speciale di Intelligence della polizia del Perù. Il fermo di Guzmán permise in seguito alle forze dell’ordine peruviane di carcerare anche altri esponenti del Sentiero Luminoso, indebolendo sensibilmente l’operato e facendogli perdere sensibilmente l’ostinazione militare.

La figura di Guzmán è tanto controversa, quanto importante nella storia del Perù. Il leader, ex professore di filosofia, era soprannominato dai suoi seguaci ‘La quarta spada del marxismo’, riuscendo nel tempo ad elevarsi a figura tanto austera quanto rigida. 
Il leader terroristico riuscì nei primi anni di operato ad alimentare un culto della sua personalità in primis, ed in secondo luogo ad affiancarla all’ideologia del padre della Repubblica Cinese. Il seguito iniziale, sostituito poi con odio e ribrezzo, fu figlio di azioni volte alle caste sociali più basse ad alle comunità rurali andine, con sostegno economico, sanitario e di istruzione ai campesinos.

Il ‘Presidente Gonzalo’, soprannome auto affibbiatosi, però perpetrando massacri e via via scoprendo la natura terroristica ed eversiva del suo Sendero mostrò la sua natura oltre che becera, anche di incoerenza morale. Guzmán diresse molte delle azioni del gruppo da comode abitazioni di lusso prese in affitto a Lima, e smascherò nel tempo il suo disprezzo della comunità quechua, acuendo secondo molti esperti psicoanalisti come Max Hernández, il divario tra la popolazione indigena peruviana ed il resto dei cittadini. 

Dall’imitazione mal riuscita di Mao, passando per un corso seguito in Cina sulla guerriglia, come racconta Gabriella Saba nel libro ‘Un continente da favola. Trenta leggendarie storie latinoamericane’ (Rosenberg & Sellier, 2018), Guzmán nel 1992 fu condannato al carcere a vita, da scontare sulla base navale di Callao. Nel 2018 altro ergastolo per l’attentato alla Ciudad Heroica (Quartiere Miraflores) ed infine lo scorso 11 settembre la morte, all’età di 86 anni. Il leader terroristico era malato da tempo e le autorità carcerarie hanno affermato che il decesso è avvenuto per le sue condizioni di salute.

Riavvolgendo il nastro narrativo, nel 1993 Guzmán in carcere da un anno, propose al governo Fujimori un accordo di pace. Tale trattativa, con il Sendero fortemente indebolito, provocò una scissione nel gruppo fra chi sostenne il dialogo e chi invece una lotta armata ad oltranza. 

L’organizzazione cambiò quindi volto, a seconda della fazione che operava, passando da richieste di tregua alternate al ritorno alla lotta armata. Altri colpi pirotecnici furono rivendicati dal Sendero nella storia recente peruviana tra cui l’autobomba esplosa nel 2002 davanti all’Ambasciata USA a Lima, poco prima della visita di George W. Bush.

Oppure nel nel 2008, un attacco ad una colonna militare e nel novembre dello stesso anno l’uccisione di tre polizioni, alla vigilia del vertice Apec. Tanti altri sono stati poi i colpi successivi messi a segno, in parallelo ad un sempre maggior intervento statale sotto i differenti governi ed esecutivi.

Al di là di differenti giochi-forza, scissioni in ulteriori fazioni, interventi politici di differente genere e tipo, il Sendero Luminoso attualmente è presente nel Perù, seppur in maniera meno massiccia. Oltre alla mole di azioni e membri, il gruppo ha anche cambiato volto, venendo definito dal governo Alan García, ‘narcoterroristi’. Questo legame con il narcotraffico, dilagante in tutta l’America Latina, e pare essere molto forte in alcune zone del Paese come la valle dell’Alto Hullaga.

Insomma, il Sendero Luminoso e Abimael Guzmán, sono stati e purtroppo sono parte della storia del Perù e dell’America Latina. A rendere il tutto però estremamente controverso è la costante anacronia del Sendero Luminoso e del suo terrorismo. Tutto ciò che nelle righe sopra è stato raccontato è avvenuto fuori tempo massimo, in ritardo di vent’anni su Castro e Guevara, ed almeno dieci sui tupamaros uruguayani ed i monteneros argentini.

Oltre a questo anacronismo, a rendere Guzmán ed il Sendero tutt’altro che icona rivoluzionaria e creare l’opinabile interesse per alcuni, sono i numeri e bilanci di sangue tra i più alti del Sud America. Le azioni terroristiche del gruppo sono costate 70mila morti al Perù, il doppio dell’Argentina e del Cile pinochetista, oltre duecento volte di più dell’Uruguay.

Questi numeri, certificati dalla Comisión de la Verdad y Reconciliación, sarebbero per metà da attribuire al Sendero, le forze del governo peruviano invece responsabili per un terzo e le milizie dei villaggi per la restante. A ciò vanno aggiunte le 500mila persone che hanno dovuto lasciare le proprie case. Il terrore e brutalità del Sendero ha creato un solco e memoria nel Perù, oltre ad aver fatto emergere fratture sociale e lasciato ferite ancora da rimarginare.

Questa memoria si è concretizzata nel 2015, a Lima, dove è stato inaugurato un museo della memoria, che racconta le storie delle vittime di entrambe le parti, narra gli accaduti con imparzialità e cruda, oltre che toccante, verità. Ma nonostante questo, tanti tra i peruviani che hanno vissuto questo pezzo di storia oscuro, preferiscono non avere memoria.

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