PIANO ‘MONSTRE’: UNA SFIDA PER LA TERZA ECONOMIA PIÙ GRANDE DEL MONDO 

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56 trilioni di yen rappresentano l’investimento che il Giappone ha deciso di attuare perseguendo un obiettivo: rilanciare la sua economia. Questa decisione sembra rifarsi ad una politica attuata già da tempo: la politica fiscale del “go big or go home”, appartenente alla cosiddetta Abeconomics, coniata dal premier Shinzo Abe.

Scenario
Il Giappone sta fronteggiando uno dei problemi più gravi che possano coinvolgere un’intera popolazione, ovvero un incessante calo delle nascite seguito da un rapido invecchiamento della popolazione. Questo andamento potrebbe provocare un calo nell’occupazione dei settori sui quali il Paese investe di più e grazie ai quali la propria economia è conosciuta a livello mondiale. 

La sfida è contro il tempo: la speranza di un baby boom è ormai tramontata e i dati parlano chiaro: dal 1974 il Paese non registra più un tasso di natalità a livello di sostituzione e, stando ai dati, la popolazione si ritroverà rapidamente ad avere 88 mln di abitanti entro il 2065 rispetto ai 125 milioni di ora, registrando un calo di circa il 10% per la forza lavoro.

È dunque una situazione che sconvolge molteplici settori poiché la manodopera tende al coinvolgimento della categoria più anziana e, dunque, quella meno produttiva. 

Safe haven?

Per il Giappone la via prioritaria non è mai stata un cambiamento drastico a livello economico. Difatti, i dati dimostrano che l’inflazione nel Paese rimane sotto controllo poiché al momento risulta inferiore al 2%, in pari con l’obiettivo perseguito dalla banca del Giappone. Tuttavia, un problema si è presentato per ciò che riguarda i carburanti, ambito nel quale il governo è dovuto espressamente intervenire per cercare di contenere l’andamento dei prezzi.

Il problema reale è proprio nella spesa che il governo giapponese deve da qualche anno a fronteggiare, spendendo più di quanto questo tassi, provocando un’inevitabile crescita (seppur a ritmi inferiori) del debito. Il Giappone investe soprattutto in spese sociali e pensionistiche, azione importantissima per il territorio, alla quale seguono manovre incomprimibili trattandosi del Paese a più rapido invecchiamento nel mondo.

Nonostante questo, negli ultimi due decenni non è crollata la fiducia nei confronti del mercato giapponese, risultando anzi un safe haven, ovvero un porto sicuro per i mercati globali. 

Solidità giapponese

Come si fa a parlare di safe haven? Si tratta sicuramente di un meccanismo messo in atto dal governo giapponese già più e più volte. Semplicemente, si potrebbe spiegare dicendo che le obbligazioni emesse dal governo giapponese sono a tasso zero\negativo, facendo sì che venga rifinanziato il debito portando gli investitori istituzionali ad acquistare titoli pur non avendo la certezza del rendimento offerto.

A questo si aggiunge un servizio del debito efficiente ed economico, a vantaggio del governo: gli scambi sui titoli giapponesi presentano prezzi stabili nel tempo a discapito del mercato che risulta non disponibile alla speculazione. Il 12,6% rappresenta la spesa per interessi delle entrate che ad oggi è il valore più basso mai registrato. 

Agetech

Di conseguenza, il Giappone tende a rifarsi a soluzioni temporanee incentivando l’occupazione femminile e premendo sul ritardo dell’età pensionabile, investendo, al contempo, sullo sviluppo di automazione e intelligenza artificiale. È per questo che l’agetech risulta essere il miglior investimento del governo giapponese da alcuni anni, se non altro i robot sono ormai presenti ovunque sul territorio, per lo più nelle case di cura, luogo insostituibile in un momento così difficile nel reclutamento di operatori sanitari. Ad ogni modo, questa può solo che risultare una soluzione temporanea, la quale anzi sembrerebbe dare la spinta ad una via obbligata alle riforme. 

Il cambiamento necessario

Questo mette in evidenza ora la sfida del Giappone contro un tabù: Tokyo scopre di aver bisogno di manodopera estera per rimettere in moto l’economia ma soprattutto riesce ora a focalizzarsi sulle ombre presenti a livello strutturale.

Si è perciò iniziato a parlare di “nuovo capitalismo”, termine che sintetizza l’innovazione politica che si propone di attuare Kishida, che parla della necessità di promuovere gli investimenti in capitale umano redistribuendo il risultato delle attività economiche che privilegino il fattore lavoro, rimettendo così in moto la crescita economica.

La manovra, equivalente in euro a circa 277 miliardi, è stata approvata dal Parlamento il 20 dicembre in via definitiva e prevede: contributi alle strutture ospedaliere, alle piccole e medie imprese e a tutte le famiglie composte da figli minorenni, concessione di incrementi salariali al personale sanitario e agli addetti alle strutture di assistenza agli anziani. Fumio Kishida, alla guida del nuovo esecutivo, sembra voglia raggiungere concretamente i risultati sperati negli ultimi anni, allargando i permessi permanenti ai colletti blu (ancora soggetti a regole rigide).

Vietnam e Cina sono i Paesi dai quali oggi arrivano la maggior parte di immigrati stranieri nel Paese, situazione che potrebbe in poco tempo cambiare e concedersi ad ingressi da Cambogia e Myanmar, due Paesi a basso reddito.

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