LA NUOVA AUSTRALIA DI ANTHONY ALBANESE

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Il leader dei laburisti Anthony Albanese è diventato il nuovo Primo Ministro australiano dopo un’elezione in cui sono più i demeriti dello sfidante che i suoi meriti.

Le elezioni federali australiane del 21 maggio hanno bocciato l’operato di Scott Morrison, permettendo ai laburisti di tornare alla guida del Paese dopo nove anni. Albanese si è dato l’obiettivo di “riunificare” il Paese, diviso a lungo dalle sfide imposte dalla pandemia, cercando anche una ricostruzione sociale in grado di tener conto anche delle minoranze e delle First Nations, termine che va a indicare le comunità aborigene. A questo proposito, il nuovo Primo Ministro ha affermato la sua volontà di modificare la Costituzione per creare la cosiddetta “Voice to Parliament”, una struttura permanente che permetta ai nativi australiani di fornire direttamente i propri input per le decisioni che li riguardano direttamente.

Un altro grande tema della campagna elettorale è stato il rapporto con Pechino. La firma del trattato di sicurezza tra le Isole Salomone e la Cina è stato un duro colpo per l’esecutivo guidato da Morrison, che non è stato in grado di rispondere efficacemente. Nonostante i liberali abbiano spesso accusato i laburisti di essere troppo morbidi verso la Cina, in realtà non vi sono grandi differenze di vedute su questo tema tra i principali due partiti, così come non ci saranno grandi novità sulla gestione delle politiche migratorie.

A giocare un ruolo importante è stata però anche l’ecologia. L’ex premier Morrison divenne tristemente noto per la sua gestione dell’emergenza incendi del 2019-2020, ricevendo parecchie critiche per la sua contemporanea vacanza alle Hawaii. Allo stesso modo è stata tardiva la sua reazione alle inondazioni in Queensland e New South Wales del marzo 2022, con ulteriori critiche alla sua gestione generale del dossier ambiente. Albanese ha promesso un cambio di passo in questo dominio, avanzando l’idea di una transizione graduale senza rischi, basata su investimenti graduali.

Tuttavia, i laburisti hanno una tradizionale base elettorale tra i lavoratori delle attività estrattive, cosa che ha impedito ad Albanese di proporre un’agenda più radicale in merito. Ad approfittarne sono stati i Verdi, che hanno conquistato tre seggi, e i candidati indipendenti, in grado di ottenerne una decina. Queste affermazioni hanno impedito una vittoria schiacciante dei laburisti, sottolineando come il verdetto delle elezioni non sia tanto una scelta convinta verso il centrosinistra, quanto una piena bocciatura per i liberali. I laburisti hanno infatti vinto grazie al peculiare sistema elettorale australiano (uninominale alternativo), dove i candidati vengono ordinati dall’elettore in ordine di gradimento. I laburisti hanno ottenuto molte seconde preferenze, sottraendo così ai liberali i seggi necessari per la formazione del governo.

Ora non resta che vedere come il governo australiano vorrà conciliare le posizioni ambientaliste con il contesto strategico australiano. La competizione con la Cina sicuramente continuerà, forse con un leggero smorzamento dei toni, ma sarà vitale proteggere la propria influenza sugli stati insulari del Pacifico, dove si giocherà la nuova partita con Pechino. Ecologia e inclusività dei nativi potrebbero essere due temi che, se affiancati a un giusto supporto economico, potrebbero dare nuova linfa alla strategia di collaborazione intra-regionale “Pacific step-up”, che a seguito dell’accordo Cina-Isole Salomone sta mostrando tutta la sua fragilità.

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

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