GEOGRAFIA RUSSA E IMPERATIVI STRATEGICI NELL’ARTICO

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Fonte Immagine: cittacapitali.it

L’Artico è di fondamentale importanza per Mosca a cui, davanti ai cambiamenti climatici e strategici derivati, non può far altro che guardare con preoccupazione. Soprattutto, se i principi strategici di ieri, valgono anche oggi. 

La geografia come fonte di minaccia

Se si vuole capire quale importanza fondamentale abbia l’Artico per la Russia, non solo per via dei giacimenti di risorse naturali, ma soprattutto per questioni securitarie per cosi dire ancestrali, è necessario guardare alla sua geografia. 

Si consideri il fattore più importante e caratterizzante della morfologia territoriale russa. Volendo semplificare il tutto, la Russia è caratterizzata dalla presenza di pianure che, per natura, rendono di gran lunga più semplice un’incursione da parte di un eventuale invasore. A puro titolo esemplificativo ricordiamo l’Orda d’Oro nel Duecento, la Confederazione Polacco-Lituana nel Cinquecento, la Svezia tra la fine del Seicento e i primi del Settecento, Napoleone nell’Ottocento, gli eserciti dei realisti dopo l’armistizio nel 1917 e infine i nazisti di Hitler con l’Operazione Barbarossa del 1941. Si badi che in linea di massima questi conflitti si sono svolti nella Russia europea, ovvero in quella parte di territorio che ricade sotto sovranità russa e che si sviluppa dai confini con Polonia, Baltici, Ucraina a ovest, sino alla catena montuosa degli Urali a est. Questa porzione di territorio che, sempre in termini morfologici, non è altro se non una pianura che si estende sino all’Elba ad ovest, è la sede del nucleo ancestrale della Russia contemporanea. Non è un caso, infatti, che Mosca e San Pietroburgo siano localizzate nella Russia europea e non nella Siberia occidentale od orientale. 

Il concetto che si vuole esprimere è che nella sua storia, la Russia ha dovuto affrontare una serie di invasioni agevolate dal carattere pianeggiante del suo territorio e, di maggior importanza, dirette contro il suo nucleo. Di fatto, un’invasione della Siberia da parte della Cina, quando mai dovesse accadere, non avrebbe lo stesso effetto psicologico sui russi di quella da parte di una potenza a occidente. La differente considerazione di tali avvenimenti fa anche capire il perché dell’espansione dei confini zaristi, sovietici e russi verso ovest. È a ovest che si trova il cuore della Russia, Mosca è a ovest e, siccome la pianura si estende sino all’Elba, lo spostamento del confine verso quel fiume, è sempre stato un imperativo strategico dei governanti russi al di là della loro ideologia. Sia chiaro questo non è avvenuto per puro desiderio di conquista ma principalmente per mettere territorio tra il nucleo e il nemico potenziale. Un’idea che in termini strategici, avrebbe permesso di organizzare una strategia di difesa in profondità che avrebbe garantito, se non la vittoria, per lo meno di prendere tempo e riorganizzarsi di modo da affrontare meglio la minaccia. 

Lo stesso ragionamento geografico vale per l’Artico. Il muro di ghiaccio che ha sempre difeso il Paese da attacchi da nord, sta venendo gradualmente meno via via che gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire. In questo senso Mosca si ritroverebbe a dover temere attacchi anche dal Nord e per questo si assiste alla militarizzazione dell’Artico da parte russa e della modernizzazione degli armamenti, soprattutto, navali posti alla tutela della Rotta del Nord e inscritti nella strategia del Bastione. L’imperativo strategico di difendere il nucleo russo da attacchi, prima da ovest, e ora anche dal Grande Nord, è alla base della strategia Artica russa contenuta nel documento “Strategia per lo sviluppo della zona artica russa e per garantire la sicurezza nazionale fino al 2035”.

Il documento nei suoi punti essenziali

Il libro bianco spiega efficacemente quali siano gli obiettivi della strategia russa nell’artico. Come spiegato bene dalla NATO in due articoli sulla questione, Mosca focalizza la sua attenzione su due aspetti fondamentali. Il primo è quello economico legato alle riserve minerarie e alle risorse naturali fondamentali per l’economia nazionale mentre il secondo riguarda la sicurezza e la difesa della regione. Sul primo punto è utile ricordare come Mosca stia sviluppando il settore minerario attraverso diversi progetti infrastrutturali e, contemporaneamente, abbia intenzione di approfittare della Rotta del Nord e del suo potenziale commerciale, con l’apertura e il potenziamento di diversi porti lungo le sue coste artiche. Un ultimo elemento da tenere presente riguardo la questione è il fatto che le risorse contenute nella piattaforma continentale, non vengano considerate come fondamentali per il momento, ma da monitorare, esplorare e rivendicare in vista del momento in cui il loro sfruttamento si renderà profittevole. Questo significa che le rivendicazioni russe sul fondale artico, per quanto non considerate valide dal diritto internazionale in merito, saranno comunque un elemento di frizione per i rapporti tra gli attori artici. 

È importante soffermarsi sul secondo aspetto perché sin da subito viene fatta una chiara distinzione tra minacce e sfide. Normalmente si è portati a pensare che la presenza della NATO nell’Artico, sia una minaccia per la Russia. Non è cosi, o per lo meno non lo è secondo il punto di vista del Cremlino che inquadra come minacce questioni di carattere domestico come lo spopolamento, il degrado della rete sociale e di trasporto, un supporto inefficace alle aziende russe nella regione e il rallentamento dello sviluppo della stessa, mentre il riarmo degli attori artici della NATO, la mancata delimitazione dei confini marittimi e i tentativi statunitensi di far ricadere la Rotta del Nord sotto l’autorità internazionale, sono visti come sfide a cui la Russia deve far fronte. 

La difesa e la sicurezza della regione verrà mantenuta e garantita attraverso lo sviluppo delle forze armate via un addestramento specifico per il clima rigido delle stesse, con la dotazione di strutture e tecnologie a duplice uso e con un sistema integrato relativo al dominio informativo dell’Artico, pensato per monitorare le situazioni a terra, in acqua e in aria e derivato dalla collaborazione di forze sia militari che civili. Ultimo fattore d’importanza capitale in questo senso, è rappresentato dall’inizio dei lavori di messa in sede del cavo in fibra ottica “Polar Express”. Questo collegherà Murmansk nella penisola di Kola con la base di Amderma nel circondario autonomo di Nenec e i porti di Dixon, Tiksi e Peve (posti lungo le coste artiche russe) con il suo estremo oriente sino a Vladivostok nel Pacifico. Il progetto è di fondamentale importanza non solo per i miglioramenti relativi alla comunicazione per uso civile, ma soprattutto per i suoi effetti in ambito militare. Non è un caso, infatti, che colleghi i tre suddetti porti che sono di uso duale (militare e civile).

Geografia e realtà

Stante le caratteristiche morfologiche immutabili, quello che ci si potrebbe chiedere e se oggi la strategia russa nell’artico, lecita e apparentemente “innocua”, sia al passo con i tempi. La risposta non è semplice. Immedesimandoci nel decisore russo, memore delle esperienze del passato, ci verrebbe da dire che le preoccupazioni di natura securitaria, siano giustificate nonostante i tempi siano cambiati e, per lo meno ad Ovest, ci sia un sistema europeo del tutto nuovo rispetto al passato. Bene, strategicamente parlando sono giustificate ma non lo sono politicamente. Risulta molto poco probabile un attacco statunitense attraverso l’Artico e ancor meno ne è uno da parte della Finlandia o Svezia. Inoltre la presenza dell’UE ad ovest dovrebbe essere fonte di sicurezza per la Russia, considerato il fatto che nessun suo membro ha intenzioni bellicose verso Mosca. Lo stesso vale per l’Artico dove dovrebbe vigere la cooperazione e dove il Consiglio Artico ricopre la funzione di potenziale forum per dirimere tutte le questioni legate alla regione. 

A ben guardare la minaccia principale per la Russia oggi è la Russia stessa e il conflitto in Ucraina ne è la prova. Lo status quo internazionale è stato scosso dalla guerra al punto che Paesi neutrali come Finlandia e Svezia, prima titubanti, oggi vogliono entrare nella NATO per questioni di sicurezza nazionale. La paura dell’invasione ha spinto i russi a prevenirla con la guerra in Ucraina, ma da lì, come dall’Artico, non c’era alcun pericolo in merito. 

La questione è complessa, se da un lato Mosca deve, a ragione, tutelare i suoi interessi nell’Artico anche per via della sua storia e della sua vulnerabilità geografica, è anche vero che l’ambiente internazionale, per lo meno quello artico, era tutto fuorché ostile ai russi in questo senso. Nonostante ciò, la politica estera assertiva russa non tarderà a farsi sentire anche nell’Artico e i fatti recenti non lasciano sperare per il meglio. 

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