EUROPEAN PEACE FACILITY: L’INVIO DI ARMI LETALI COME SVOLTA PER LA NEUTRALITÀ DI MALTA, AUSTRIA E IRLANDA

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Il 22 marzo 2021 il Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea ha approvato, attraverso la Decisione 2021/509, l’istituzione dell’European Peace Facility, ossia un fondo off-budget sostenuto dai Paesi Membri con il fine di finanziare le azioni dell’Unione Europea nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune. 

L’European Peace Facility è uno strumento pensato per migliorare la capacità dell’Unione Europea di prevenire conflitti, preservare la pace e rafforzare la stabilità e la sicurezza internazionale, finanziando azioni esterne al territorio europeo specialmente con implicazioni nel campo militare e della sicurezza e che possano quindi includere equipaggiamento militare e di difesa, infrastrutture e supporto tecnico. 

Si è dibattuto per la prima volta dell’European Peace Facility proprio in occasione dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina avvenuto ad inizio 2022. Infatti, proprio il 28 febbraio 2022, Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato un pacchetto di misure di assistenza alla Forze Armate Ucraine con il fine di rafforzare le capacità e la resilienza delle forze armate ucraine per difendere l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina e proteggere la popolazione civile dall’aggressione militare in corso, includendo la spedizione di armi letali. 

Questa decisione è stata riportata nei media come storica poiché mai prima d’ora l’European Peace Facility era stato utilizzato per finanziare l’invio di armi letali, ma piuttosto era è stato sempre utilizzato in maniera non consona alle sue finalità, ossia per inviare equipaggiamenti e strumenti per la gestione di emergenze e crisi.  Oltre ai 450 milioni di euro stanziati con la decisione del 28 febbraio sono stati aggiunti altre due tranche di supporto dal valore di 500 milioni di euro, rispettivamente il 23 marzo e il 13 aprile, determinando un totale di un milione e 500 mila euro, circa il 27 per cento del totale del budget stanziato per il periodo 2021-2027 dell’European Peace Facility.

L’invio di armi letali costituisce quindi una svolta storica nell’approccio dell’Unione Europea agli scenari internazionali esterni ai confini e che implicano il sostegno sul piano militare e della difesa. Nonostante Borrell abbia affermato che le decisioni riguardo l’invio di sostegno e armamenti all’Ucraina sia avvenuta senza particolari opposizioni, Malta, Irlanda e Austria hanno chiesto di non utilizzare la parte dei loro fondi per l’acquisto e l’invio di armi letali, poiché contrari alla loro costituzione. Ad esempio, il Ministro degli affari esteri irlandese Simon Coveney ha affermato che l’Irlanda non è neutrale rispetto alla situazione in Ucraina.

Al contrario, il primo ministro di Malta Robert Abela ha insistito sulla neutralità del paese rispetto all’invio di armi letali, sottolineando la propria condizione sancita dalla costituzione e la volontà di indirizzare i propri fondi ad equipaggiamenti e sostegni escluse le armi letali. Infine, nonostante il divieto ad inviare armi letali all’Ucraina, anche il ministro degli affari esteri austriaco Alexander Schallenberg si è detto non neutrale di fronte all’invasione del territorio ucraino da parte delle truppe russe.

La neutralità di alcuni paesi che fanno parte dell’Unione Europea e che prendono quindi parte alle decisioni in campo militare e strategico, potrebbe costituire un limite alla realizzazione di una unanime politica estera di difesa e sicurezza, salvo un’inversione di rotta e l’abbandono della neutralità di questi

Queste riserve espresse da questi paesi riguardo una decisione così storica dovrebbero fornire uno spunto di riflessione riguardo il futuro della politica estera e di difesa comune europea che, soprattutto dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, punterà al raggiungimento di una maggiore coesione e sinergia tra paesi in vista del raggiungimento di una comune difesa europea. 

Già con l’approvazione dell’ultima bussola strategica nel marzo 2022, l’Unione Europea si pone come obiettivo principale quello di adottare tutte le misure necessarie per rafforzare la politica di sicurezza e difesa entro il 2030: tra le misure previste, un aumento degli investimenti e lo sviluppo di una capacità di dispiegamento rapido oltre che al rafforzamento dei rapporti con partner quali NATO e ONU. 

Di fronte a queste volontà, è probabile pensare che la neutralità di alcuni paesi potrebbe subire dei cambiamenti, venendo meno soprattutto di fronte alla consapevolezza che la guerra possa presentarsi molto più vicino ai propri confini di quanto si pensi. La rinuncia allo status neutrale di questi paesi conferirebbe di gran lunga una maggiore unità e coesione alle politiche europee e comporterebbe un’accelerazione del processo di unificazione europea nel settore della difesa e sicurezza.

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