LA QUESTIONE DELL’ADESIONE DI FINLANDIA E SVEZIA ALLA NATO 

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Fonte Immagine: https://tg24.sky.it/mondo/2022/05/20/nato-svezia-finlandia-armi

Finlandia e Svezia, rinunciando alla loro neutralità, hanno l’intenzione di aderire alla NATO. Analizziamo la portata geopolitica di questo evento.

Nel mese di maggio del 2022, Finlandia e Svezia hanno deciso di aderire alla NATO (North Atlantic Treaty Organization). Tali intenzioni, espresse dal Primo Ministro finlandese Sanna Marin, dal Capo di Stato finlandese Sauli Niinisto e dalla Premier svedese Magdalena Anderson, sono motivate dal fatto che i due Paesi scandinavi percepiscono la loro sicurezza nazionale messa a repentaglio dal loro vicino russo. 

Già da tempo Finlandia e Svezia sono partner della NATO e, sostanzialmente, adesso vogliono godere della protezione offerta dall’Art. 5 della stessa Alleanza. Questo passo importante, ventilato già da tempo dai due Paesi scandinavi con le corrispettive opinioni pubbliche sempre più concordi con questa scelta, non può avvenire immediatamente; infatti, bisogna seguire una specifica procedura per entrare nella NATO

Tale iter, che ha subito nel corso del tempo varie modifiche (le più significative dopo il 1989), si articola nel seguente modo, qui riportato in maniera semplificata. 

  • La prima fase si configura come quella delle discussioni e dei negoziati preliminari, in cui avviene l’Intensified Dialogue. Esso è il confronto mirante a comprendere le ragioni che portano un Paese a richiedere di poter far parte dell’Alleanza Atlantica, ma non ne garantisce l’effettiva candidatura. 
  • La seconda fase, che interessa gli Stati formalmente candidati, interessa l’applicazione delle riforme necessarie per far parte della NATO. Qui avviene il Membership Action Plan (MAP), ovvero il programma che riguarda le riforme. I requisisti richiesti interessano gli aspetti politici, economici, militari, legali e l’applicazione del concetto della risoluzione dei conflitti in maniera pacifica, dei diritti e del sistema democratico. Questo percorso viene implementato dal Candidato autonomamente, seppure venga aiutato attraverso il confronto con esperti dell’Alleanza Atlantica. 

Bisogna sottolineare che a seguito dell’invito formale della NATO al Paese aspirante di diventarne un membro e dell’approvazione di tutti gli Stati appartenenti all’Alleanza, avviene l’Accession Talk. Esso si pone l’obiettivo di ottenere una conferma da parte del Candidato della sua volontà e di essere in grado di rispettare tutti gli obblighi e gli impegni previsti nell’Alleanza Atlantica. Le corrispettive discussioni vertono sulle questioni politiche, militari, economiche e di sicurezza. 

Tutti questi negoziati possono escludere uno Stato aspirante, nel caso in cui non fornisca una ragione valida per la sua adesione o non riesca a rispettare gli impegni richiesti. Inoltre, essi devono creare un calendario preciso per le riforme che il Candidato deve attuare, il quale non è obbligato a soddisfarli per intero prima della sua adesione effettiva all’Alleanza Atlantica.    

  • La terza fase è l’entrata ufficiale nella NATO. Quest’ultima prepara il protocollo d’adesione del “nuovo membro”, che deve essere ratificato da tutti gli Stati componenti dell’Alleanza Atlantica. Una volta eseguito ciò, il Segretario Generale della NATO invita il Candidato ad entrarvi e l’accordo viene depositato nella sede del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. A questo punto lo Stato aspirante è un membro ufficiale dell’Alleanza Atlantica.

Nella sua totalità, questa procedura può richiedere molto tempo per far aderire un nuovo Paese alla NATO. Tuttavia, sia Finlandia che Svezia hanno già in senno le riforme richieste e, per questo, non dovrebbero esserci problematiche serie riguardanti le tempistiche per la loro adesione.  

Cosa sottolineata dallo stesso Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg, il quale, oltre a vedere tale adesione come una svolta storica, prospetta che avverrà in tempi molto rapidi.

Finlandia e Svezia hanno ipotizzato che nel periodo intercorrente per l’adesione alla NATO potrebbero ricevere “una risposta aggressiva” da parte della Russia. Essa, come ha sottolineato un rapporto del Governo svedese, potrebbe essere ibrida, dai cyber-attacchi a quelli armati. Per cui si è presentata la necessità di una protezione militare-strategica, la quale è stata offerta dalla Gran Bretagna con effetto immediato. Agendo nel seguente modo, il Governo di Londra, oltre aver ribadito che le stesse armi nucleari sarebbero comprese nel “pacchetto d’aiuto”, starebbe mettendo in difficoltà l’autonomia strategica europea

A sostegno della candidatura di Finlandia e Svezia alla NATO ci sono gli Stati Uniti, posizione espressa dal suo Segretario di Stato Antony Blinken, e la maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea. Infatti, il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel lo concepisce come un “passo storico” per la sicurezza dell’Europa, mentre il Primo Ministro italiano Mario Draghi ha espresso un “si convinto”. L’ultima affermazione è condivisa pure dal Governo tedesco, il quale, attraverso la Signora Ministro degli Esteri tedesca Annalena Baerbock, ha citato la compattezza della NATO e la necessità di ridefinire la sicurezza europea

Nell’Alleanza Atlantica ad esprimere perplessità riguardante l’adesione di Finlandia e Svezia è la Turchia. Pur ribadendo che non è stata ancora formalizzata ufficialmente una posizione in merito alla questione, il Governo di Ankara ha espresso tale pensiero in virtù dei trascorsi “d’appoggio” della Svezia nei confronti dei curdi in Siria. I Governi finlandese e svedese hanno l’interesse di trattare con la Turchia sulla loro entrata alla NATO, cosa sottintesa pure dal Ministro degli Esteri della Finlandia Pekka Haavisto che ha rimarcato la necessità di “compiere un passo alla volta con pazienza”. Inoltre, anche i rappresentanti del Governo statunitense vogliono chiarire la posizione di Ankara, mentre il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha ribadito che si riuscirà a risolvere le preoccupazioni sollevate dalla Turchia. Infatti è presente l’ipotesi secondo cui i due Paesi scandinavi possano prendere una posizione netta contro i curdi presenti in Siria e in Turchia, ricevendo in cambio il “lascia passare” da Ankara.

L’iniziale reazione della Russia, espressa tramite i portavoce del Governo, fu quella di ventilare possibili azioni politiche o militari ai danni di Finlandia e Svezia se quest’ultimi avessero aderito alla NATO. Bisogna tenere in considerazione che il Cremlino, nelle settimane passate, aveva chiesto ai due Paesi scandinavi di non aderire all’Alleanza Atlantica e, nella situazione critica del momento, la Svezia aveva denunciato la violazione del suo spazio aereo da parte di aerei militari russi. 

Inoltre, dopo la Seconda Guerra Mondiale sia Finlandia che Svezia si sono sempre definiti Paesi neutrali. Il primo non aderì alla NATO nel 1949 e nell’anno precedente aveva firmato il “Trattato d’Amicizia” con la Russia. Esso mirò ad imporre al Governo di Helsinki di non concedere il proprio territorio nazionale a qualsiasi attività militare che potesse minacciare il Cremlino, ricevendo in cambio la totale garanzia di non essere mai attaccata dalla Russia. Anche la Svezia decise di attuare la medesima politica neutrale per non “entrare in conflitto” con l’ex blocco sovietico. Dunque, la decisione finlandese e svedese di entrare nell’Alleanza Atlantica pone fine alla loro storica neutralità, vista come un’importante garanzia per Mosca

Successivamente, il Presidente russo Vladimir Putin ha spiegato la linea ufficiale del Cremlino: l’adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO non costituisce per la Russia una minaccia immediata, tuttavia quest’ultima risponderà se l’Alleanza Atlantica dovesse installare basi militari sul territorio scandinavo. Tale linea spiega l’approccio russo che attua una precisa distinzione tra l’adesione alla NATO e il posizionamento di strutture militari occidentali a ridosso dei propri confini nazionali, i quali sarebbero percepiti come minacciosi. Inoltre, il Cremlino ha voluto sottolineare che la Russia non ha dispute territoriali con la Finlandia e la Svezia, mentre con l’Ucraina, inizialmente volenterosa di entrare nella NATO, si.   Sia il Governo finlandese che quello svedese hanno rimarcato la loro intenzione di non stabilire sui propri territori basi militari straniere e armi nucleari

In conclusione, si prospetterebbe che la NATO riesca a convincere la Turchia a dare la sua approvazione per far aderire la Finlandia e la Svezia all’Alleanza Atlantica. Per attuare ciò, i primi potrebbero soddisfare, in toto o in parte, le richieste dei secondi, che potenzialmente non si soffermerebbero alla questione riguardanti i curdi (es. la Turchia vorrebbe realizzare la sua totale autonomia nel Mediterraneo Orientale e della gestione della Libia). Dunque, il tutto dipenderebbe dalle trattative che si avvieranno e dalle sue conseguenti conclusioni. Esse verranno messe in atto poiché la NATO ha l’ambizione e la necessità strategica di avere/mantenere la sua presenza sia nel Mar Nero che nella penisola scandinava. Tuttavia, in futuro ci si aspetterebbe un maggiore attrito tra i Paesi dell’Alleanza Atlantica con la Turchia, soprattutto se teniamo in considerazione quelli nati nel recente passato.

La risposta russa e quella dei due Paesi scandinavi, i quali si sentirebbero comunque minacciati l’uno dall’altro, suggerirebbe la decisione di entrambe le parti di “smorzare” le tensioni, per creare una situazione che li soddisfi.

In base alla situazione vigente, sorge una domanda spontanea: quanto durerà questa mitigazione dei rapporti tra Finlandia e Svezia da una parte e Russia dall’altra? Al momento è difficile trovare una risposta esaustiva, poiché lo scenario scandinavo è strettamente collegato con quelli mondiali. Infatti, questa “Nuova Guerra Fredda”, oltre a delineare maggiormente la “nuova Cortina di Ferro” in Europa, collega tutti gli scenari facendo si che la degenerazione di uno potrebbe comportare il medesimo aggravamento dell’altro. Dunque, solo il tempo ci darà una risposta concreta. 

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