NUOVA TASK FORCE NAVALE NEL MAR ROSSO PER LA SICUREZZA DELL’AREA

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Fonte Immagine: https://www.defensenews.com/opinion/commentary/2022/05/09/new-mideast-task-force-can-counter-iranian-arms-smuggling-but-more-capabilities-are-needed/

Gli interessi strategici nel Mar Rosso impongono agli Stati Uniti la propria permanenza nell’area, seppur siano sostenitori di un sistema di sicurezza in Medio Oriente più integrato e coordinato, in cui la tutela di questioni fondamentali venga gestita anche dai propri partners. 

Si chiama Combined Task Force 153 ed è l’ultima e nuova missione navale multinazionale istituita dagli Stati Uniti. Essa è una partnership marittima che coinvolgerà ben altre 34 nazioni e riguarderà l’area del Mar Rosso. 

Di supporto a tale dispiegamento ci sono altre tre operazioni: una per la lotta alla pirateria (CTF 151), una per le missioni di sicurezza marittima all’interno del Golfo Persico (CTF 152) e una con gli stessi obiettivi ma schierata al di fuori del Golfo Persico (CTF 150). 

Questa coordinazione di operazioni regionali permetterà alla nuova task force di concentrare la sua attenzione sul Golfo di Oman e sul Mar Arabico settentrionale fino al confine tra Yemen e Oman. 

Obiettivi e interessi regionali

Secondo Brad Cooper – vice Ammiraglio della V Flotta USA di base in Bahrein – gli obiettivi formali di questa nuova task force saranno il contrasto al contrabbando di droga, armi e carbone. Il traffico illecito di quest’ultima materia prima, in particolare, è considerato una delle principali fonti di introiti del gruppo terrorista somalo al-Shabaab. Oltre a queste minacce vi sono quelle condotte dagli Houthi nel Mar Rosso, come gli attacchi diretti contro le navi in transito o il lancio di mine e droni carichi di esplosivo.

Sebbene la scelta statunitense di impegnarsi in maniera proattiva nell’area si basi su una serie di criticità di lungo periodo, alcuni fatti accaduti nei mesi più recenti hanno reso necessaria una risposta rapida da parte di tutti quei Paesi che possiedono interessi concreti nella stabilità del Mar Rosso. A gennaio 2022, per esempio, gli Houthi hanno catturato la nave emiratina Rwabee al largo dello Yemen. Più recentemente, a marzo 2022, gli Houthi hanno lanciato una serie di missili nel Mar Rosso con il fine di portare scompiglio nel transito delle navi in uno snodo cruciale per il commercio globale.

La decisione di istituire questa nuova task force è significativa poiché avviene in un momento storico caratterizzato da notevoli criticità strategiche e politiche. Da un lato vi è la posizione ambigua dell’Iran, che non ha mostrato segnali incoraggianti riguardo ad una possibile riduzione del suo supporto alle milizie Houthi. Dall’altro lato, invece, vi sono dei dialoghi in corso tra il regime militare del Sudan e la Russia, al fine di stabilite una base navale di Mosca nel Mar Rosso. 

L’inserimento russo in questa regione, dal carattere prettamente militare e desideroso di garantire sicurezza ai governi locali, potrebbe modificare un teatro operativo già delicato. Questa operazione voluta dagli Stati Uniti, per certi versi, indica anche l’intenzione di mantenere la propria presenza, seppur in maniera meno assidua rispetto ai decenni passati. 

Infine, non è ancora stata chiarita la posizione di Israele in questo nuovo progetto di sicurezza collettiva. Lo stesso vice Ammiraglio Cooper si è rifiutato di rispondere alla domanda circa una potenziale adesione dello Stato ebraico all’operazione. Una sua partecipazione avrebbe un significato simbolico e politico impattante, che rischierebbe di acuire ulteriormente la divisione tra le monarchie arabe del Golfo e la Repubblica Islamica.

Il contesto geopolitico

Dal 2021 all’inizio del 2022, gli Houthi hanno intensificato le loro minacce contro obiettivi civili in Arabia Saudita ed EAU, aumentando l’uso di ordigni esplosivi improvvisati a base di acqua, prendendo di mira soprattutto le navi ormeggiate negli impianti petroliferi marittimi sauditi. 

Gli Houthi hanno anche utilizzato veicoli aerei senza pilota per colpire navi commerciali e piantare mine marine nel Mar Rosso meridionale, vicino ai porti di Hodeida, Salif e Ras Isa.

Ad alimentare tali dinamiche, è stato l’episodio nell’aprile dello scorso anno, quando è stata attaccata la nave cargo Saviz, battente bandiera iraniana nel Mar Rosso. L’attacco, seppur non si hanno fonti esplicite, si presume sia di responsabilità israeliana, come lasciato intendere dai media ufficiali.

La recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – approvata il 28 febbraio 2022 – estende l’embargo sulle armi alla leadership degli Houthi e invita gli Stati a sostenere sforzi per aumentare la capacità della guardia costiera yemenita. 

Da parte sua, lo Yemen ha già collaborato con la task force CM-150 e ha svolto attività congiunte con EUNAVFOR nell’ambito dell’operazione Atalanta nel golfo di Aden. 

Il quadrante geografico legato al Mar Rosso e ai suoi traffici rimane un’area che necessita attenzioni costanti, al fine di proteggere una moltitudine di interessi regionali e globali che passano per i choke points di Bab el Mandeb, Aden e Suez. 

Da parte statunitense, interventi di sicurezza come questo, garantiscono la cooperazione e i buoni rapporti con Paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo è quello di creare un sistema di sicurezza in Medio Oriente che sia più integrato e partecipativo rispetto all’approccio avuto nei decenni scorsi. Questo implica il desiderio degli Stati Uniti di “delegare” alcuni compiti nell’area, ottenendo una redistribuzione degli impegni delle proprie forze armate, ingaggiando Stati amici con i quali avere sempre un dialogo aperto. 

Tutto ciò è confermato dall’annuncio degli USA di voler cedere la guida della task force CMF-153 ad un partner regionale entro la fine di quest’anno. 

Parallelamente vi è l’intenzione di integrare e rafforzare la cooperazione con i membri del Gulf Cooperation Council

Queste scelte politiche, come le esercitazioni congiunte, ribadiscono l’impossibilità di trascurare il Medio Oriente. Gli Stati aventi interessi globali, seppur con intensità differenti, non possono evitare di spendere alcune risorse in questa area, né di concentrare qui parte della propria presenza militare. 

Se da un lato la penisola arabica non è più il pivot energetico globale ed esclusivo, dall’altro rimane il baricentro mondiale per quanto riguarda la sicurezza marittima e le rotte commerciali. Questo ultimo ruolo strategico è anche pressoché immutabile, dal momento che è la geografia e stabilire i noti “passaggi obbligati”. 

Non a caso, gli avamposti marittimi cinesi considerati cruciali sono quelli prospicienti il Mar Arabico e il Mar Rosso, proiettati su Hormuz e Bab el Mandeb. Stesso discorso per la Russia, la quale preoccupa i Paesi occidentali per le sue ambizioni in Sudan e la sua base navale siriana di Tartus. 

Ad oggi, le due questioni più scottanti inerenti alla sicurezza dei traffici e l’incolumità delle navi mercantili, sono legate all’instabilità della Somalia e alla guerra civile interna in Yemen, entrambi considerati failed States

Da un punto di vista geopolitico più vasto, gli altri nodi sono rappresentati dalle tensioni tra Iran e Israele, i quali fanno trapelare continue e reciproche minacce, con il mare – inevitabilmente – come possibile teatro di episodi critici. 

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