AL-SISI RILANCIA IL DIALOGO CON LE OPPOSIZIONI. I FRATELLI MUSULMANI? NEMICI COME PRIMA

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Fonte Immagine SIS – State Information Service

Il Presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi lancia un appello al dialogo per rinsaldare il “patto sociale”, iniziativa per ora accolta con favore dalle varie forze politiche ma che solleva un importante interrogativo sul futuro dei Fratelli Musulmani

Il sacro mese di ramadān si era concluso lo scorso aprile con modalità piuttosto note: la liberazione di decine di prigionieri dalle carceri egiziane, di cui almeno la metà detenuti per “motivi politici”, tra i quali giornalisti, sindacalisti e attivisti, secondo quanto confermato da Amnesty International e e dallo stesso Ministero degli Interni egiziano. 

L’apertura al dialogo è stata accolta positivamente dalle forze politiche, dalle organizzazioni della società civile, dai centri di ricerca e dalle associazioni imprenditoriali. Khaled Okasha, capo del Centro egiziano per gli studi strategici, sostiene il dialogo e si impegna a «redigere documenti di riforma politica ed economica, sulle sfide alla sicurezza e sui diritti umani» perché il dialogo possa «consentire l’emergere di un consenso sulle priorità politiche» e segnare un «passo importante sulla strada del progresso politico ed economico». Non ultimo, sottolinea «l’importanza del pluralismo politico» per una piena democrazia e una reale stabilità.

Il più importante interrogativo non può che riguardare il futuro dei Fratelli Musulmani (FM) nel panorama politico del paese e la possibilità concreta di un loro reinserimento. Sono passati nove anni dalla loro estromissione dal potere nel luglio del 2013: da quel momento la Fratellanza ha cercato sostegno e asilo all’estero incontrandolo soprattutto in Qatar e in Turchia. Oggi, alla luce della graduale distensione, che ha prodotto un riavvicinamento tra Egitto e Qatar – confermato dai recenti accordi di investimento – i FM mantengono un atteggiamento diffidente. Per quanto riguarda Ankara, invece – considerata da anni il fulcro regionale dei FM – sappiamo che è impegnata nel tentativo di ricucire i rapporti con l’Egitto come parte dei suoi sforzi per uscire dal suo isolamento regionale e potrebbe, quindi, revocare il suo sostegno. Un segnale forte è stata la richiesta da parte delle autorità turche al canale televisivo egiziano di opposizione, Mekameleen, di “ammorbidire” le critiche rivolte al Governo, una richiesta cui aveva fatto seguito l’annuncio della chiusura degli uffici con sede in Turchia.

Sin dal 2013 la Fratellanza si misura con una spaccatura interna – frutto di profonde controversie – che ha fatto emergere un’ala più intransigente che il gruppo originario disconosce, il Movimento per il cambiamento, che respinge qualunque proposta di dialogo con il Governo di Al-Sisi. Un leader di spicco della Fratellanza, Youssef Nada, ha dichiarato che la Fratellanza è disponibile a voltare pagina se verranno “ripagate le ingiustizie”, un commento molto vago ma che allude al trattamento riservato nel Paese ai FM, spina nel fianco di tutti i governi egiziani, con la parentesi Morsi il cui epilogo è noto.

Al momento non sembra ci siano i presupposti per un ritorno dei FM sulla scena politica del Paese, soprattutto in seguito alle dichiarazioni del Presidente nel corso del banchetto per l’iftār del 2 maggio scorso, quando ha fatto esplicito riferimento alle minacce dirette che l’esercito egiziano ha ricevuto dalla Fratellanza, prima del rovesciamento di Morsi. Al-Sisi ha sostenuto apertamente che il fallimento del dialogo è da imputarsi unicamente alla “chiusura” dei Fratelli Musulmani. Nemici come prima, dunque.

Non mancano le voci polemiche che definiscono il “dialogo nazionale” una operazione di facciata, un tentativo da parte del Governo egiziano di creare un diversivo rispetto al difficile contesto economico, aggravato dagli effetti del conflittoin corso in Ucraina che riportano il dialogo in cima all’agenda politica. In questa delicata congiuntura è lecito domandarsi se si tratti di una reale apertura, o se non sia, piuttosto, un passo inevitabile per contenere le tensioni interne e compattare un tessuto sociale, già di per sé fragile, che rischia di sgretolarsi sotto il peso di una incombente emergenza alimentare.

Laurea in Governance e Sistema Globale conseguita presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Cagliari con una tesi intitolata "Essere musulmani europei. Un'identità plurale e in divenire". Il suo principale ambito di ricerca riguarda la presenza musulmana in Europa, con particolare attenzione ai rapporti tra le comunità islamiche e gli Stati. Particolare attenzione è rivolta altresì all'area Vicino e Medio Orientale, nello specifico all'Egitto.

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