LA CRISI, LE CONSEGUENZE E L’EUROPA

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Il riconoscimento da parte di Mosca delle repubbliche separatiste di Lugansk e di Donetsk   avvenuto il 22 febbraio, il successivo inizio delle ostilità fra Russia e Ucraina del 24 febbraio e l’inevitabile innalzamento delle tensioni fra la Russia ed i paesi Occidentali   hanno   generato una crisi preoccupante per l’Europa. Diversi sono gli stati importatori di idrocarburi dalla Russia che hanno subito le conseguenze delle sanzioni imposte a quest’ultima, con l’implemento dell’inflazione ed una ricaduta importante su tutti i settori dell’economia.

Dall’inizio delle ostilità fra Russia, ed Ucraina Il mercato europeo ha subito pesanti contraccolpi in vari settori dell’economia globale, che hanno portato ad una impennata dei costi dovuti a contrazioni del mercato ed anche a speculazioni in determinati settori, come avvenuto in Italia nel marzo di quest’anno con l’aumento dei costi del carburante, deciso in modo arbitrario.

 Il mercato in questo particolare momento storico è condizionato da speculazioni finanziarie ed anche da vere e proprie crisi di approvvigionamento soprattutto di grano, il conflitto infatti coinvolge due fra i maggiori produttori ed esportatori di grano. Gli stati   attualmente in guerra, risultano essere tra maggiori esportatori di diverse tipologie di cereali: frumento, orzo, semi di girasole, componenti dei fertilizzanti. C’è stato un progressivo abbandono dei terreni agricoli nella parte orientale dell’Ucraina, terreni che in alcuni casi si sono tramutati in veri e propri campi di battaglia fra i due schieramenti, con la conseguente impossibilità, dopo lo spostamento della linea del fronte, di poter tornare a coltivare senza prima effettuare una bonifica del terreno, a causa degli innumerevoli ordigni inesplosi lasciati dagli scontri. Un ulteriore problema è rappresentato dalle grandi quantità di grano bloccate nei silos ucraini da ormai quasi tre mesi ed in attesa di essere trasferite in altri paesi, ciò a seguito del blocco operato dalle forze navali russe nel Mar Nero e delle conquiste delle principali città portuali ucraine.

La situazione rischia di precipitare ulteriormente a seguito della minaccia russa di bloccare le esportazioni di semi di girasole verso paesi ritenuti ostili, a tali merci era già stata imposta una tassa del 20%. Questa minaccia pesa in modo significativo sui paesi occidentali, infatti l’olio ricavato dai semi di girasole è il più usato in ambito alimentare e ciò ha fatto schizzare il prezzo alle stelle ed ha causato l’aumento del prezzo dell’olio di palma, che era già stato sostituito con altre alternative vegetali, e poi ripescato tra i prodotti alimentari.

La maggiore criticità, scaturita dall’inizio delle ostilità per l’Europa, è rappresenta dal gas che quotidianamente viene importato dalla Russia tramite i vari gasdotti, che confluiscono in Europa. Il gas è stato al centro del dibattito internazionale sin dall’inizio del conflitto, a seguito dell’impennata dei prezzi, allo scoppio delle ostilità, e poi delle varie tensioni scaturite dal deterioramento dei rapporti fra Russia ed Europa, che hanno portato dopo l’applicazione delle sanzioni europee ad una contromossa da parte del Cremlino , il quale vorrebbe obbligare i suoi clienti europei a pagare in rubli le forniture di gas.

La Lituania ha volontariamente deciso di interrompere le importazioni di forniture di gas russo divenendo di fatto, un  paese completamente indipendente dal gas russo; Polonia e Bulgaria invece si sono viste chiudere le forniture per il  mancato pagamento in rubli. L’Eni dal canto suo sta cercando la soluzione per pagare il gas russo senza violare le sanzioni ed ha provveduto ad aprire due conti correnti presso la Gazprombank, il primo in euro ed il secondo in rubli creando non poche tensioni con l’Unione Europea. Questa mossa di ENI permetterebbe di far fronte alla scadenza del contratto di fornitura a maggio.

L’Unione Europea vorrebbe trovare dei nuovi fornitori di gas naturale che possano procurare all’Europa una  quantità di gas necessaria a sostituire le forniture russe. La ricerca di fonti alternative di approvvigionamento è espressamente prevista dal RePower EU allo scopo di far fronte a questa crisi per tutta l’Unione Europea e di procedere con la transizione energetica già avviata precedentemente.

L’Europa senza dubbio sta affrontando un periodo travagliato dovuto alla guerra ed alla degenerazione dei rapporti diplomatici con la Russia. Si penserà, senza dubbio, con timore al prossimo inverno, per l’acuirsi della crisi già esistente e della conseguenziale ricaduta economica su tutti i cittadini europei, senza contare poi le ulteriori speculazioni del settore energetico effettuate da privati. Si prospetta un futuro molto arduo per tutta l’Europa tra inflazione, speculazioni, crisi energetica ed alimentare.

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