ALGERIA: L’INFLUENZA RUSSA E LA LEADERSHIP IN NORDAFRICA 

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Fonte immagine: https://www.cia.gov/the-world-factbook/countries/algeria/map

 La recente visita del Ministro degli Affari Esteri della Federazione russa Sergei Lavrov in Algeria per discutere dello stato delle relazioni bilaterali rappresenta un’occasione per riaffermare l’influenza della Russia sulle coste del Nord Africa, dove l’Algeria continua la propria lotta contro il Marocco per la leadership geopolitica della regione.

Mosca e Algeri

Il 9 maggio 2022, il Ministro degli Affari Esteri della Federazione russa, Sergei Lavrov, ha iniziato una visita ufficiale di due giorni in Algeria per discutere lo stato delle relazioni bilaterali tra Mosca e Algeri e gli interessi di natura comune ai due Paesi nella regione nordafricana e del Sahel. Tra i principali temi trattati vi sono stati lo status del partenariato economico, le situazioni di crisi in corso in Mali e in Libia, la questione riguardante l’autodeterminazione del territorio del Sahara occidentale, la guerra in Ucraina e le sue implicazioni in termini di sicurezza alimentare per la regione mediorientale.

La visita è stata la prima compiuta in Algeria dal portavoce del Cremlino a partire dal 2019, ed è stata un’occasione per riaffermare l’influenza della Russia sulle coste del Nordafrica e su un Paese che fin dalla Guerra Fredda ha spesso visto nella Russia un importante appoggio e partner strategico; prospettiva che ad oggi non è mutata come conferma l’opposizione algerina alla sospensione della Russia dal Consiglio dei Diritti umani e l’astensione al voto per le sanzioni in ambito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) in risposta all’aggressione armata compiuta da parte di Mosca contro Kiev.

Anche nell’ambito dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e alleati (OPEC+) si è registrata una posizione comune tra Mosca e Algeri nella decisione di attenersi ai termini degli accordi di fornitura già precedentemente stipulati e quindi di non aumentare la produzione di petrolio e gas come richiesto dagli Stati Uniti e dagli alleati occidentali per contrastare l’inflazione dei prezzi delle materie prime che ha fatto seguito allo scoppio delle ostilità tra Russia e Ucraina.  Questa comunione di intenti è il risultato della convergenza tra la strategia di pressione esercitata dalla Russia sugli Stati dell’Unione Europea tramite il tema della dipendenza energetica e la posizione dell’Algeria, la quale, essendo uno Stato basato su un’economia petrolifera, ha ogni interesse a mantenere alti i prezzi del proprio greggio per aumentare le entrate statali e la floridità del proprio sistema economico, soprattutto in un momento congiunturale in cui il prezzo di grano, farina e prodotti di consumo è salito danneggiando il potere d’acquisto dei consumatori e la solidità dell’unità nazionale.

Oltre che dalla visita ufficiale di Sergei Lavrov e dalla posizione degli apparati diplomatici negli organismi internazionali, la rinnovata qualità delle relazioni bilaterali tra Mosca e Algeri è confermata anche dalla annunciata firma di un documento strategico bilaterale in fase di preparazione, che dovrebbe promuovere ulteriormente anche la cooperazione militare e tecnica già esistente tra le forze armate russe e quelle algerine. Tra il 2017 e il 2021, infatti, l’Algeria ha speso tra il 6% e il 5,6% del proprio prodotto interno lordo in spese militari e la Russia si è attestata come primo venditore di equipaggiamento militare del Paese, affermandosi come partner strategico nel settore della difesa e sicurezza in una regione complessivamente fragile da questo punto di vista.

E’ da notare che la vicinanza della Russia all’Algeria non si esaurisce però nella sola dimensione della sicurezza, ma ha una sua dimensione anche culturale e in parte religiosa, come testimonia la partecipazione del Presidente dell’Alto Consiglio islamico algerino Bouabdallah Ghlamallah al vertice internazionale tra Russia e mondo islamico organizzato a Kazan, nella Repubblica del Tatarstan tra il 19 e 20 maggio 2022, un territorio della Federazione russa caratterizzato dalla presenza della confessione religiosa islamica sunnita.

Cosa ha spinto l’Algeria verso la sfera d’influenza russa?

Tra i fattori che hanno determinato l’avvicinamento dell’Algeria alla sfera di influenza russa rientrano le dinamiche della lotta geopolitica regionale per il Nord Africa che si combatte attorno alla questione del Sahara occidentale, una ex dominio spagnolo, conteso dal 1976 tra il Marocco e il Fronte Polisario, movimento politico della Repubblica Democratica Araba dei Saharawi (SADR) supportato da Algeri.

Attualmente il Marocco ha sotto proprio controllo circa l’80% del territorio internazionalmente conteso, inclusa l’intera costa atlantica, mentre il 20% del rimanente territorio è sotto il controllo rivendicato dal Fronte Polisario, supportato de facto in maniera limitata dall’Algeria, geopoliticamente interessata a guadagnarsi uno sbocco sull’Oceano Atlantico e un posto di primo piano in qualità di crocevia economico e potenza stabilizzatrice verso i Paesi vicini come il Mali e la Libia.

All’interno delle dinamiche regionali si inserisce la presenza di potenze esterne come gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Russia, la Turchia e la Cina che intrattengono relazioni con l’Algeria e il Marocco a diverso titolo e livello. Tra queste, di particolare interesse è lo status delle relazioni bilaterali tra Algeria e Stati Uniti, che, avendo registrato un andamento altalenante nel tempo, ha avuto un peso fondamentale per il rafforzamento dell’asse Mosca-Algeri. Soprattutto a seguito della decisione dell’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump nel dicembre 2020 di riconoscere la sovranità del Marocco sui territori contesi del Sahara occidentale e di intervenire nella negoziazione volta alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e Marocco; quest’ultimo concepito da Washington come pivot prescelto dell’azione geopolitica nel Maghreb.

Questo riconoscimento politico e i successi della diplomazia di Rabat, uniti agli effetti della crisi politica interna che ha colpito l’Algeria nel 2019 con il movimento Hirak e il cambio alla leadership, hanno compartecipato nello stabilire le condizioni che hanno condotto ad un’escalation prima diplomatica e successivamente in parte militare che ha generato nel lungo periodo:

  1. un effetto a cascata favorevole per il Marocco in termini di riconoscimento politico dei territori da esso rivendicati, come è riscontrabile dalle numerose relazioni diplomatico-consolari che diversi Stati (Comore, Costa d’Avorio, Emirati Arabi Uniti, Bahrain …) hanno stabilito a Laayoune, capitale del Sahara occidentale, e soprattutto dalle recenti decisioni della Spagna e dei Paesi Bassi di avvicinarsi alla posizione del Marocco, ritenendo come una soluzione percorribile la proposta di Rabat di riconoscere una qualche forma di autonomia al Sahara occidentale seppur sotto la propria sovranità;
  •  la riapertura dello scontro armato tra le forze marocchine e le forze del Fronte Polisario durante il 2020, nel Sahara occidentale, un conflitto tutt’ora aperto ma privo di segni di un cambiamento della situazione militare sul terreno;
  • l’avvicinamento dell’Algeria alla Russia alla ricerca di un controbilanciamento tramite la cooperazione militare, rinforzata ulteriormente il 17 maggio 2022 attraverso la visita compiuta dal Presidente della Commissione per la difesa e la sicurezza del Consiglio della Federazione russa, il Tenente Generale Viktor Bondarev ai rappresentanti delle camere del Parlamento algerino.

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