SI UNA MUJER DICE NO ES NO. LE VIOLENZE E CONDIZIONI DELLE DONNE IN AMERICA LATINA

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La condizione delle donne in America Latina è tra le peggiori al mondo. Tra stupri e discriminazioni  la regione mostra problemi strutturali ed ideologici contro i quali le donne lottano da tempo.

Lo scorso 29 gennaio a Montevideo, capitale dell’Uruguay, decine di migliaia di donne sono scese in manifestazione contro la violenza sessuale, denunciando a gran voce la ‘cultura dello stupro’. Al grido di ‘No è no’, le manifestazioni organizzate da diversi collettivi femministi si sono poi sparse in tutto il Paese sudamericano. La massiccia partecipazione ed i cortei stessi, sono arrivati dopo l’ennesimo caso di violenza sessuale, che si accoda a molti altri nell’ultimo periodo, quando una 30enne uruguayana è stata violentata nella capitale da tre uomini. 

Le migliaia di donne in piazza contro questa piaga sociale, sono lo spunto per fare chiarezza su questa tematica e più in generale sulle condizioni delle donne in tutta l’America Latina.

Partendo da alcuni numeri forniti da actionad, si capisce subito la gravità della situazione. Il Sud America complessivamente conta 422 milioni di persone, ovvero il 10% del mondo. Parallelamente ad una popolazione massiccia però, qui avvengono il 30% degli omicidi di tutto il pianeta, secondo i dati dell’Organization of American States.

Proseguendo questo filo logico, si scopre che, dati dell’Ufficio droghe e criminalità delle Nazioni Unite, in America Latina sono 28 gli omicidi di media giornaliera ogni 100mila abitanti, contro i 6,9 di media per il resto del mondo. Considerata così tanta violenza, arriviamo alla questione femminile, infatti tanta di questa brutalità viene esercitata proprio sulle donne. Secondo UN Woman, dei 25 paesi che hanno il più alto tasso di femminicidi al mondo, ben 14 sono in America Latina. 

Questi numeri agghiaccianti si riferiscono a casi estremi, in cui una donna viene uccisa, ma è giusto specificare che, la violenza sulle donne può essere anche solo fisica o psicologica, senza sfociare nell’omicidio. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità in Sud America sono almeno 160mila i casi di violenza l’anno, con media di 500 al giorno. A questo numero andrebbero aggiunte le donne che subiscono senza denunciare, aggravando ulteriormente il dato e la situazione.

Altre cifre esplicative arrivano ancora da UN Women, che rivela nel 2020 un pesante 11,8% di donne che hanno subito almeno una violenza dal partner, di età compresa tra i 15 ed i 49 anni nella regione. Infine, a chiudere questa carrellata di numeri da brividi, la violenza domestica in America Latina è una realtà almeno per il 50% delle famiglie e per l’UNICEF almeno un milione di bambine hanno convissuto con situazioni di violenza, evidenziando che questo problema non presenta età. 

Il sub continente Americano è vastissimo, enormemente diverso al suo interno, con culture differenti, tradizioni disparate, lingue ed etnie svariate e situazioni politiche e sociali ognuna diversa. Ma nonostante questo, i numeri sopracitati, evidenziano un legame orrendo, cioè la violenza sulle donne e la loro condizione di vita. Questo problema diffuso, insidiatosi in modo capillare in tutta la regione, oltre ad essere di per sé motivo di vergogna, si incastra in una serie di mancanze e defezioni della società latinoamericana stessa.

L’elenco dei problemi che le donne sud americane devono affrontare è molto lunga. Si passa dal basso livello di istruzione, povertà e cultura, a difficoltà di accesso a tutti i diritti fondamentali, l’impossibilità di parità sessuale, scala gerarchica e possibilità di ascesa sociale pari a zero, disuguaglianza di retribuzione arrivando al razzismo ed un’ideologia patriarcale, che avvelena la società. 

Secondo l’Organización Iberoaméricana de Seguridad Social (OISS), la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro latinoamericano è al 50%, mentre per gli uomini è al 75%. Il tasso di disoccupazione femminile arriva al 9%, contro il 6% degli uomini. Anche sul divario salariale la situazione non cambia, come ribadito da Rebeca Grynspansegretaria generale del SEIGB (Secretaría General Iberoamericana), che ha individuato tre differenti forme di divario di genere.

La prima è la percezione di salari più bassi a fronte di un’istruzione maggiore e migliore, una sovrarappresentazione delle donne all’interno del lavoro informale e, come conseguenza, la mancanza di copertura da parte della previdenza sociale. A tale proposito è interessante, e motivo di riflessione, il dato del Banco de Desarrollo de América Latina – CAF che annualmente pubblica differenti report, in cui si evince che la crescita latinoamericana, facendo una media degli ultimi anni, potrebbe crescere di circa il 27-34% attraverso una maggiore inclusione delle donne. 

Questi numeri, sommati a tanti altri, portano alla conclusione che per le donne sudamericane sia costantemente difficile riuscire a fare carriera, avere un’ascesa politica e sociale, poter arrivare a posizioni politiche o lavorative alte e guadagnate in modalità meritocratica. Seppure deludenti, i dati paiono però in leggero miglioramento.

Infatti, la percentuale femminile in ruoli di rilievo a livello governativo sono in aumento negli ultimi anni. Sempre grazie ai dati UN Women, si scopre comunque un tratto classico dell’America Latina, ovvero la non omogeneità, in Nicaragua ad esempio si conta il 55,6% di donne in posizioni di potere politico, contro il bassissimo 9,1% del Brasile.

Qualunque sia la causa in America Latina tristemente va constatato un divario enorme di genere tra uomo e donna. Qualunque sia la situazione in America Latina  le donne subiscono continue e perpetue violenze. Qualunque sia la tematica o argomento tutto ciò e inammissibile.

Un altro tratto specifico dell’area, che non va di certo a sminuire gli altri, ma dimostra un’arretratezza sociale, ideologica ed educativa, che incide pesantemente sia sulle violenze sia sulla condizioni sociali delle donne è sicuramente il razzismo. Infatti alla questione femminile spesso si somma quella etnica: l’America Latina, è una regione in cui la compresenza di gruppi etnici differenti è una variabile politica particolarmente importante.

Las mujeres, soprattutto quelle delle comunità indigene, sono quelle maggiormente vittime, sia dalle persone bianche, sia da quelle meticce o dagli indígenas stessi. Uno spunto interessante è Las mujeres son más indias, ovvero uno studio di Marisol de la Cedena, che prende in esame uno specifico popolo delle Ande proprio inerente a questa tematica.

Ciò che è si può estirpare da questo lavoro è una visione più generale e completa di come sia la situazione per le donne, soprattutto quelle indigene. Las mujeres latinoamericane convivono con una società che discrimina già di partenza la donna, in modo ancor più acuto se una donna con tratti diversi, spingendola ideologicamente, e nella realtà attraverso gli esempi sopracitati e le violenze, nei gradini più bassi della scala sociale e gerarchica. In questo pensiero orrendo, si aggiunge che valutando così le donne, in una posizione di minorità ed inferiorità, l’uomo si sente possibilitato a poter perpetrare violenze ingiustificate ed efferate. 

Purtroppo anche questo argomento è supportato da fatti ed eventi. Tanti sono stati gli stupri e violenze contro le donne indígenes, con casi eclatanti come i periodi di guerriglia tra le forze governative ed i movimenti rivoluzionari in Perù, idem in Guatemala, o in Colombia quando, nel 2016, un gruppo delle forze militari colombiane ha fatto uno stupro di gruppo su una bambina. Significativo è che questo ultimo caso sia avvenuto appena qualche anno fa, ribadendo l’attualità e la presenza di questo problema nella regione.

Queste notizie danno un’ulteriore spunto, su come in America Latina, molto frequentemente ad aggiungersi ai criminali comuni, sian anche altri a perpetrare le violenze sulle donne. Si pensi ai gruppi criminali organizzati di cui l’area è piena, ai gruppi rivoluzionari politici come le FARC o il Sendero Luminoso, mercenari o anche soldati degli eserciti nazionali.

Oltre a queste righe tutt’altro che felici, che mostrano però una realtà terribile e da cambiare, le donne sudamericane non hanno mai smesso di combattere contro tutto ciò. Las mujeres da anni sono impegnate in questa lotta, con manifestazioni, associazioni, legami, battaglie. Basti pensare alle marce ed organizzazioni in Argentina contro il fenomeno delle sparizioni forzare e per la restituzione dei figli dei desaparesidos alle famiglie, le marce femminili delle comunità indigene in Brasile o le manifestazioni Ni Una Menos, per i diritti delle donne mancanti, come l’aborto, e sulle violenze ed ora quelle in Uruguay. 

Spesso questo senso di comunità, questa voglia di diritti, libertà e sicurezza, si sono dovuti scontrare con il sistema che le discrimina. Tante sono le donne che hanno pagato con la vita, o con appunto stupri, la loro partecipazione pubblica.

Alcuni esempi recenti possono essere Carlota Isabel Salinas in Colombia o Marielle Franco in Brasile. La cosa terrificante è che,  anche nella lotta stessa a tali cause, le donne sono state discriminate. Un report IACHR, sui rischi che corrono i difensori dei diritti umani in Colombia, ha mostrato che le donne attive in tal senso sono state maggiormente e diversamente colpite con violenza rispetto agli uomini. Torture, minacce, stupri sono solo alcune cose che hanno dovuto subire. Sempre IACHR, suggerisce che tale trattamento sia dovuto al fatto che ciò non sia fatto solo per punirla, ma anche per dare un segnale ed avvertimento a tutta la comunità, di fatto fomentando questa ideologia becera.

È chiaro quindi che il problema esista, e sia molto grave. La violenza e condizione delle donne in America Latina non potrà essere risolta in poco tempo, ma se si lavorerà sulla società e sulle generazioni future, e con consapevolezza, allora forse potremmo farcela. L’istruzione, l’educazione e l’insegnamento dell’uguaglianza e parità di genere sono tutte componenti che devono essere dentro di noi, assodate e preservate sempre.  

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