L’ISOLAMENTO RUSSO IN ARTICO CONDURRÀ DAVVERO AD UN RAFFORZAMENTO DELL’ASSE MOSCA-PECHINO?

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La condanna del Consiglio Artico isola la Russia. Ma le sanzioni del blocco occidentale potrebbero anche rallentare i progetti tra Mosca e Pechino.

La condanna da parte di tutti e sette gli Stati membri del Consiglio Artico all’indomani dell’invasione russa in Ucraina ha di colpo isolato la Russia in uno degli scenari geopolitici più rilevanti per Mosca. Tuttavia da tempo la Russia ha diversificato i suoi partner nella regione artica sia in termini di collaborazione scientifica, che in campo energetico. I progetti di LNG nella penisola di Yamal ne sono un chiaro esempio. Il primo progetto, lanciato nel 2017, ha già contribuito non solo al fabbisogno energetico nazionale, ma anche in termini di esportazioni, soprattutto verso i mercati asiatici. Nel solo 2021 infatti sono stati esportati 18,7 milioni di tonnellate di LNG verso mercati europei ed asiatici per un totale di 263 spedizioni. La Francia e il Belgio sono i maggiori destinatari del vecchio continente contando una somma di 113 spedizioni. In Asia il destinatario leader è la Cina, con 31 spedizioni effettuate per la maggior parte durante la stagione estiva.

A poche settimane dall’avvio del conflitto ucraino, l’accordo siglato il 4 Febbraio tra Putin e Xi Jinping lasciava intravedere una lunga e proficua collaborazione basata su principi condivisi anche in termini di rispetto di sovranità territoriale. Nell’accordo dal titolo emblematico “ Joint Statement of the Russian Federation and the People’s Republic of China on the International Relations entering a new era and the global sustainable development” si leggeva:  

The sides agreed to continue consistently intensifying practical cooperation for the sustainable development of the Arctic.[…] The sides call upon all countries to strengthen cooperation in sustainable transport, actively build contacts and share knowledge in the construction of transport facilities, including smart transport and sustainable transport, development and use of Arctic routes, as well as to develop other areas to support global post-epidemic recovery. […] The sides reaffirm their strong mutual support for the protection of their core interests, state sovereignty and territorial integrity, and oppose interference by external forces in their internal affairs”. 

Nonostante la pressione sempre più alta esercitata da Washington ed i suoi alleati su una decisa presa di posizione da parte di Pechino, la leadership cinese non ha mai dichiarato pieno sostegno all’avanzata di Mosca in Ucraina. Ma la collaborazione tra i due Paesi in artico aveva indotto molti a intravedere un rafforzamento sostanziale dell’asse Pechino-Mosca. Ma ad oggi si registrano delle difficoltà, dovute soprattutto al peso delle sanzioni imposte dall’UE con il pacchetto numero cinque. Oltre la partecipazione a Yamal, la Cina è uno dei più importanti partner di Mosca nella realizzazione del “progetto gemello”, Yamal LNG 2, che dovrebbe sorgere giusto sulla sponda opposta. La Cina è infatti responsabile della costruzione di alcuni moduli che dovrebbero creare l’infrastruttura, e come riporta High North News, i lavori sui treni sono stati interrotti proprio a causa del pacchetto sanzionatorio numero cinque varato dall’Unione Europea. Molti altri partner, per lo più schierati con il blocco occidentale, hanno inoltre già dichiarato la sospensione degli investimenti relativi al progetto stesso. Rimane tuttavia da discutere il destino dei moduli già realizzati in Cina, ma che ancora non sono stati spediti verso l’artico russo.

La crisi ucraina costringe Pechino a valutare con attenzione ogni decisione in termini di politica estera, soprattutto ora che il Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese si avvicina. Washington aumenta la pressione rafforzando i suoi rapporti anche con i Paesi asiatici, e durante la sua visita in Giappone il presidente Biden ci tiene a ribadire che un’invasione di Taiwan vedrebbe un pronto intervento americano. L’artico rappresenta una regione in cui molti degli interessi russi e cinesi convergono, soprattutto in un periodo in cui Mosca non vanta troppa scelta. Ma Pechino evita un allineamento che potrebbe compromettere la sua immagine in un periodo in cui pressioni esterne ed interne sono particolarmente alte.   

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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