UE ED ENERGIA: IL REPOWEREU COME ULTERIORE INCENTIVO ALLE RINNOVABILI

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Nei giorni scorsi la Commissione europea ha pubblicato il REPowerEU, il nuovo piano dedicato all’energia dell’UE. Indipendenza, rinnovabili e futuro sono le parole chiave di questo progetto, fortemente condiviso anche dai cittadini.

La guerra russo-ucraina ha sconvolto non solo gli equilibri geo-politici europei ma anche diversi settori ad essi correlati, come quello energetico.

Già nel Consiglio europeo tenutosi a marzo di quest’anno, i leader dell’Ue avevano concordato alcune misure che incentivassero l’indipendenza dell’Europa dalle importazioni di energia dalla Russia. Nella comunicazione pubblicata a marzo, ispirata a quanto contenuto nella Dichiarazione di Versailles (10-11 marzo 2022), la Commissione aveva sottolineato la forte dipendenza dell’Ue al gas russo e la necessità di adottare delle soluzioni immediate, seppur graduali, che rendessero il territorio europeo autonomo dal punto di vista energetico il prima possibile.

REPowerEU

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha presentato il piano REPowerEU, un progetto il cui approccio si fonda sul risparmio energetico, sulla produzione di energia pulita ma soprattutto sulla diversificazione degli approvvigionamenti energetici, in modo da rendere i territori meno dipendenti da fonti energetiche in esaurimento, che spesso possono essere altresì dannose per l’ambiente. Per realizzare l’indipendenza totale dalle importazioni di combustibili fossili russi, saranno necessari investimenti aggiuntivi per 210 miliardi di euro e la collaborazione di tutti gli Stati membri nel realizzare e sviluppare nel proprio territorio, un piano nazionale di attuazione delle priorità previste dall’iniziativa europea.

Il piano rispecchia perfettamente il percorso di transizione verde intrapreso da Bruxelles nel corso degli ultimi anni e iniziato con la presentazione del Green Deal Europeo nel dicembre 2019.

Le intenzioni europee sulle energie rinnovabili

Tra le azioni previste, c’è anche l’incentivo ad utilizzare fonti rinnovabili, producendole anche a livello nazionale e incoraggiando questo tipo di attività anche per i settori industriali e dei trasporti. Basta pensare che nel 2020, come riportato da Repubblica, la quota delle energie rinnovabili nel consumo finale lordo di energia si è attestata al 22,1% nell’UE, aumentando di quasi 13 punti percentuali rispetto al 2009. Questo dato, nelle attività di trasporto, ha raggiunto ben il 10,2%.

Nel piano, è prevista una proposta di modifiche alla direttiva sulle energie rinnovabili in modo da realizzare l’obiettivo dell’UE sulla quota di energia sostenibile nel consumo finale di energia, previsto per il 2030, aumentandolo dal 40% al 45%. Secondo quanto descritto nella comunicazione, per le energie rinnovabili l’Ue punterebbe tutto su tre elementi: il solare fotovoltaico, il più facile da diffondere sul territorio, l’eolico, il teleriscaldamento e l’idrogeno rinnovabile. Per quanto riguarda l’energia solare, l’Ue introduce l’iniziativa europea per i tetti solari, che diventerà obbligatoria per i nuovi edifici pubblici e commerciali di ampia metratura nonché tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2029. Mentre per l’eolico, l’Ue prevede di rafforzare tutte le catene di approvvigionamento e incoraggiare gli Stati membri a provvedere all’ammodernamento di tutti i sistemi di teleriscaldamento che potranno sostituire integralmente i combustibili fossili. A valido sostegno di questa azione, Bruxelles prevede l’utilizzo di idrogeno rinnovabile proprio come sostituto di gas naturale, del carbone e del petrolio, soprattutto nel campo dei trasporti.

La transizione green è sempre più condivisa dai cittadini

Questo significa che il percorso europeo di transizione green si fa sempre più intenso e deciso verso un’unica direzione, assumendo negli ultimi tempi un significato sempre più importante anche per la stessa popolazione europea. Da un’indagine flash realizzata in tutti gli Stati membri e pubblicata qualche settimana fa, emerge un ampio consenso tra i cittadini europei a favore dell’intervento di Bruxelles contro l’invasione russa in Ucraina e un largo sostegno alle azioni europee nell’adozione da parte dell’Ue di misure volte a migliorare l’efficienza energetica degli edifici, dei trasporti e delle merci (85%), soprattutto per limitare l’impatto dell’inflazione energetica sui consumatori e sulle imprese (90%), già duramente colpiti durante il periodo pandemico.

Sebbene l’azione tempestiva di ‘salvare il salvabile’ stia riuscendo ad accelerare i tempi della transizione, quanto preoccupa Bruxelles è sicuramente l’altissima probabilità di una grave interruzione delle forniture per il prossimo inverno, che potrebbe mettere in ginocchio (ancora una volta) l’economia e la vita sociale di milioni di persone.

Sicuramente la direzione intrapresa dall’Ue qualche decennio fa sta dando alcuni frutti, anche se, forse, non abbastanza per affrontare le vicissitudini del breve periodo.

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