UNO SGUARDO ALLE CONTROVERSE ELEZIONI FILIPPINE

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Fonte Immagine: https://www.ilmessaggero.it/mondo/marcos_filippine_chi_e_cosa_succede_ora-6679302.html

La vittoria alle urne di Ferdinand Marcos Jr, figlio dell’omonimo ex-dittatore del Paese, ha sollevato numerosi dubbi e preoccupazioni, supportate tra le altre cosa da una linea politica ancora poco chiara.

Il 9 maggio si sono svolte le elezioni per il nuovo presidente della Repubblica delle Filippine tra proteste, risultati e dichiarazioni che meritano la nostra attenzione. Con un vantaggio temporaneo (al momento di stesura del presente articolo) dalla portata sorprendente, corrispondente al 98% dei voti, Ferdinand Marcos Jr si mostrerebbe quale vincitore indiscusso della corsa elettorale contro la sua rivale, Leni Lobredo. Una delle prime dichiarazioni dello staff ufficiale di Marcos, a seguito dello spoglio delle schede che lo hanno visto arrivare alla schiacciante percentuale sopracitata, sarebbe possibile definirla emblematica: il politico tramite il suo portavoce avrebbe infatti chiesto ai cittadini di non giudicarlo in base ai suoi avi, ma in base alle sue azioni.

Ferdinand Marcos Jr, anche soprannominato “Bongbong”, è infatti figlio di Ferdinand Marcos, il controverso politico e ex-dittatore dello Stato di Manila: raggiunta la presidenza per ben tre volte nel 1965, 1969 e 1981, Marcos è ricordato specialmente per l’istituzione della legge marziale tra il 1971 e il 1981. Nel 1986, dopo una serie di pacifiche proteste popolari conosciute in Italia con il nome cumulativo di “Rivoluzione del Rosario”, Marcos fu costretto ad autoesiliarsi con la sua famiglia alle Hawaii, dove morì tre anni dopo. La famiglia Marcos, accusata principalmente di corruzione e appropriazione indebita, fece successivamente ritorno nelle Filippine nel 1991 dove si mostrò ancora fortemente influente e benestante.

Nonostante Marcos Jr abbia nelle sue prime dichiarazioni ufficiali tentato di rassicurare la popolazione allontanandosi, almeno pubblicamente, dalla figura del padre, non avrebbe ancora mostrato un quadro politico chiaro ed esaustivo su ciò che la sua amministrazione intenderà perseguire nei prossimi sei anni.

Al contrario, è possibile che Marcos fonderà il suo mandato proprio sulla creazione di importanti infrastrutture, seguendo quindi quella che era stata la strategia di suo padre. Inoltre, un certo scalpore è stato destato anche dalla scelta dello slogan utilizzato durante la campagna elettorale, in italiano traducibile con il termine “risorgere”, mentre la famiglia Marcos continua tuttora a negare gli abusi commessi dall’ex-dittatore durante l’istituzione della legge marziale e di aver avuto alcun coinvolgimento circa la sparizione di ingenti fondi statali nel corso del suo regime.

La “Presidential Commission on Good Government”, istituzione governativa semi-giudiziale propria delle Filippine, stima che la cifra teoricamente incassata in maniera illecita dall’influente famiglia raggiungesse i 10 miliardi di dollari americani e decine di casi correlati rimangono tuttora aperti.

A questo punto parrebbe lecito domandarsi come Bongbong, la cui vittoria sarà ufficialmente confermata a fine mese, sia riuscito ad ottenere tanto consenso alle urne; i suoi oppositori, e su ciò paiono concordare anche diversi analisti politici, denunciano un uso spropositato dei social media, utilizzati secondo le accuse al fine di promuovere una pesante campagna di disinformazione volta a “ripulire” il nome della famiglia e a riscrivere la storia del regime di Marcos in una luce più favorevole, mettendo in un certo modo a tacere le numerose condanne delle violazioni dei diritti umani registrati sotto la presidenza del primo Ferdinand Marcos. 

Per tali ragioni, all’alba delle stesse elezioni, circa 400 studenti si sono presentati di fronte alla commissione elettorale per denunciare la presenza di brogli a seguito del rifiuto da parte dell’organismo elettorale di prendere in considerazione le denunce ufficiali presentate dai manifestanti e da alcune ex-vittime del regime dittatoriale di Marcos. Gli oppositori in questione avrebbero anche chiesto che lo stesso Marcos Jr fosse radiato dalla corsa alla presidenza per casi di frode fiscali a lui legati mentre ricopriva il ruolo di governatore per la provincia di Llocos Norte. 

L’indignazione popolare proveniente da determinati gruppi non è stata di certo alleviata dalla presenza al fianco di Marcos di Sara Duterte, figlia dell’attuale, e altrettanto controverso, presidente Rodrigo Duterte. Secondo alcune speculazioni, le due famiglie avrebbero deciso di collaborare al fine di rafforzare il proprio controllo sul tessuto economico, sociale e politico del Paese; inizialmente infatti Duterte non si era mostrato un particolare estimatore di Marcos (arrivando addirittura ad accusarlo pubblicamente di fare uso di cocaina), per poi supportare ufficialmente la sua candidatura e aver aiutato la famiglia Marcos a riabilitare la propria immagine pubblica.

Sempre in base alle sopracitate speculazioni Duterte, prevedendo la vittoria imminente di Bongbong, avrebbe deciso di mostrarsi amichevole con il possibile futuro presidente della Repubblica, in quanto spetterebbe a quest’ultimo decidere se collaborare o meno con la corte internazionale che si occuperà di indagare su Duterte per quanto riguarda la ormai famigerata “guerra alla droga” che il presidente uscente ha ferocemente perseguito nel corso della sua amministrazione.

Per quanto riguarda la politica estera, non vi sono anche in questo caso informazioni precise circa la posizione che il nuovo governo, se confermato, assumerà in campo internazionale. Tuttavia, è possibile già da ora prevedere che Marcos cercherà di rafforzare i rapporti tra lo Stato delle Filippine e la Cina, dopo che la precedente amministrazione Duterte aveva nell’ultimo periodo abbandonato parte della sua politica aggressiva nei confronti degli Stati Uniti e mostratasi più reticente nelle collaborazioni con Pechino.

Come osservato da alcuni esperti, tuttavia, l’uno o l’altro trend potrebbero essere confermati o invalidati dal modo in cui Biden deciderà di approcciarsi al nuovo presidente tenendo in considerazione il fatto che le Filippine rappresentano un alleato strategico fondamentale per gli Stati Uniti nel Pacifico ma sarebbe difficile per l’amministrazione americana appoggiare apertamente una figura quale quella di Marcos Jr, specialmente per quanto riguarda diritti umani e valori democratici.

Anche nel caso della politica internazionale, pertanto, è difficile al momento fare previsioni accurate e tale andamento insicuro circa le nuove direzioni che Manila deciderà di perseguire in diversi ambiti pare riflettersi anche sui mercati. Mentre infatti, a seguito delle votazioni, le azioni sul mercato filippino scendevano del 3%, il peso (la moneta ufficiale del Paese) guadagnava uno 0,4% rispetto al dollaro. Tale clima di incertezza avrebbe già portato il gigante finanziario americano JP Morgan a declassificare lo Stato della Filippineall’ultimo posto nella lista di investimenti destinati ai Paesi del sudest asiatico. 

Come già accennato, tuttavia, il prossimo potenziale governo non preoccupa solo gli economisti ma anche i difensori dei diritti umani, prime fra tutti le Nazioni Unite che, tramite specifici report, avevano in passato definito Manila come “l’epicentro globale dell’abuso sui minori online”. Si teme in questo caso che anche Marcos si mostri permissivo, come sarebbe stato Duterte, nei confronti di tali illeciti a favore di uno sviluppo economico del Paese sempre più rivolto verso la digitalizzazione. 

Numerose saranno quindi le sfide che Bongbong dovrà affrontare se vorrà saldamente restare al governo senza inimicarsi buona parte dell’opinione pubblica internazionale e conseguentemente mettere a repentaglio fruttuose alleanze economiche e militari come quella con gli Stati Uniti d’America; inoltre e soprattutto, dovrà prestare particolare attenzione a non destabilizzare ulteriormente la regione e il gruppo ASEAN (Associazione delle Nazione del sud-est asiatico, di cui le Filippine fanno parte), già recentemente messi a dura prova dal colpo di Stato in Myanmar e dall’attuale precaria situazione nello Sri Lanka.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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