TURCHIA E ARABIA SAUDITA: UN’ARMA CONTRO TEHERAN?

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Fonte Immagine: Aljazeera

La visita di Erdoğan a Riad avvenuta ad inizio mese fa preoccupare l’Iran. La sicurezza regionale, la stabilità politica ed economica, ma anche una maggior autorevolezza in Medio Oriente sono solo alcuni degli obbiettivi dell’incontro, ma per Teheran potrebbe essere un problema.

Come riportato ad inizio mese dalla redazione IARI-MENA, dopo anni di rivalità il Presidente turco Erdoğanè volato in Arabia Saudita per incontrarsi con il leader de facto saudita, il principe Mohammed bin Salman. Inizialmente, si è pensato che l’obbiettivo del viaggio fosse stato puramente quello di normalizzare i rapporti tra i due paesi e di concentrarsi su alcuni obbiettivi commerciali ed economici. Ma, analizzando la visita nel più largo contesto geopolitico si può affermare, anche grazie alle dichiarazioni stampa pubblicate ex-post dai due governi e dai giornali locali, che l’obbiettivo potrebbe essere altro, qualcosa che non piacerà a Teheran 

In primis, come già riportato nel 2016 da Foreign Policy, il governo turco sta cercando di riconquistarsi un ruolo regionale più autorevole da molti anni. Ad esempio, quando scoppiò il conflitto siriano nel 2011, la Turchia cercò di avere una carica importante all’interno della guerra, in modo tale da risultare come attore “vincente”, guadagnandosi, in seguito, anche la possibilità di avere una “safe zone” al confine con la Siria. Quando la Federazione Russa iniziò l’occupazione della Crimea nel 2014, Erdoğan si promosse subito come mediatore tra la Russia e l’Europa. In seguito, lo stesso atteggiamento si vide con l’Iraq, con la questione curda, con la Libia e oggigiorno con l’attuale conflitto russo-ucraino. Dunque, grazie alle diverse azioni svolte in queste crisi, il governo turco è riuscito a riguadagnarsi un posto di autorevolezza internazionale, ritrovandosi, dopo molti anni, a poter negoziare anche per conto dei propri interessi nazionali e regionali. Attualmente, una possibile riconciliazione con Riad potrebbe portare Ankara ad avere un nuovo alleato in Medio Oriente che non sia puramente di tipo militare od economico, ma anche politico. 

In secondo luogo, la Turchia rimane un alleato dell’Occidente, rendendolo dunque un attore importante nel contesto mediorientale. Una possibile riconciliazione, diplomatica od economica, tra Turchia e Arabia Saudita non solo aiuterebbe la stabilità regionale e andrebbe incontro alle esigenze di sicurezza, ma potrebbe anche avere un forte impatto su Teheran. Infatti, alcuni giornali iraniani, hanno percepito l’incontro tra Erdoğan e bin Salman come uno sforzo da parte degli Stati Uniti di contrastare l’Iran e conseguentemente la Russia e la Cina, specialmente considerando l’attuale conflitto ucraino. Come riportato da Middle East Eye, uno dei giornali principali utilizzato dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) ha accusato Erdoğan di essersi allontanato dai principi di politica estera del paese, soprattutto osservando il ruolo di Ankara in Siria e Iraq e il rapporto con le milizie pro-IRGC in Iraq. Infatti, un possibile riavvicinamento con l’Arabia Saudita potrebbe giovare gli interessi turchi in Iraq, dato che negli ultimi mesi le milizie turche sono state vittime di continui attacchi da parte delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU), sostenute da Teheran, a cui la Turchia ha, a sua volta, riposto militarmente – violando però la sovranità nazionale irachena

In terzo luogo, Teheran potrebbe temere che la riconciliazione turco-saudita abbia il potenziale di attrarre altri Paesi verso un’agenda regionale unificata, prospettando un possibile riavvicinamento anche lo Stato d’Israele. Questa paura si rispecchia anche nei continui assassinii, o tentati omicidi, di diplomatici israeliani o attori commerciali avvenuti ad Istanbul negli ultimi mesi da parte di cellule iraniane, con l’intento di destabilizzare i rapporti tra i due. 

Infine, un riaccostamento diplomatico ed economico tra Turchia ed Arabia Saudita potrebbe giovare alle due parti anche nel conflitto in corso in Yemen e nella crisi nel Golfo Perisco. Anche qui, Teheran risulta essere preoccupata di una cooperazione militare tra le due parti già dallo scorso anno, e ora potrebbe esserlo ancora di più specialmente viste le ultime prestazioni dei veicoli aerei da combattimento senza pilota Bayraktar TB2 di fabbricazione turca. 

Dunque, una possibile riconciliazione tra Riad e Ankara potrebbe risultare essere un’arma contro Teheran, nonché un espediente per entrambe le parti per poter contrastare il regime iraniano. È importante, però, considerare altri due fattori: la Turchia e l’Arabia Saudita non hanno ancora reso pubblico alcun negoziato e/o accordo economico tra le parti in seguito alla visita di Erdoğan ad inizio mese, e che sono attualmente in corso i rinegoziati per stipulare il nuovo Accordo sul nucleare iraniano (Joint Comprehensive Plan of Action – JCPOA). Quest’ultimo fattore è fondamentale dato che, attualmente, le trattative sull’accordo nucleare non hanno ancora prodotto alcun risultato e una possibile cooperazione tra Turchia e Arabia Saudita potrebbe (forse) mettere a repentaglio i trattati. In conclusione, è fondamentale affermare che la stabilità in Medio Oriente potrebbe subire un importante shift per via della possibile cooperazione tra Riad e Ankara, cambiamento che eventualmente metterà in discussione molti degli assetti politici ed economici nella regione anche da parte dell’Occidente.

Giulia Valeria Anderson - Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente praticamente pubblicista da Formiche.net per cui si occupa di politiche tech, e analista OSINT per una società di monitoraggio privata a Roma per cui riporta sull’Afghanistan. Specializzata in Medio Oriente, in particolare nella questione curda su cui ha scritto diverse pubblicazioni, tra cui su JIMES e per l’Istituto Curdo di Washington. Ha un diploma in geopolitica del medio oriente e un master di secondo livello sulla sicurezza globale. Giulia è molto attiva nel mondo del volontario, dirige la comunicazione dell’organizzazione non profit Manalive, di cui è anche membra del board e un attiva volontaria.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “Medio Oriente".

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