L’UNIONE EUROPEA NON PUÒ ESSERE E NON È UN INCIDENTE DELLA STORIA

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Fonte Immagine: Presidenza del Consiglio dei Ministri

Il sentimento degli Stati europei sul conflitto russo-ucraino diverge da quello degli anglosassoni, l’intervento del Presidente del Consiglio Mario Draghi al Parlamento europeo di Strasburgo, e la recente visita alla Casa Bianca pongono l’Italia al centro di un rinnovato europeismo ed atlantismo… 

L’attuale conflitto russo-ucraino scatenato dal Presidente Vladimir Putin, si configura come una proxy war (guerra per procura) perpetrata ai danni dei molti cittadini e cittadine dell’Ucraina. Si tratta di un conflitto che intende mettere in discussione l’attuale sistema securitario in Europa, per disegnarne uno nuovo, in cui possibilmente la Russia torni ad avere una maggiore influenza e potere, proprio come negli anni della guerra fredda. 

Questa chiave di lettura dei fatti avvenuti si presta ad una duplice interpretazione, la prima è quella geopolitica in cui possiamo considerare il territorio ucraino come una grande buffer zone (zona cuscinetto) tra la Nato e l’Unione Europea da una parte e la Federazione Russa dall’altra. Se invece volessimo leggere il conflitto con le lenti degli ideali, valori e assetti politico-istituzionali allora possiamo asserire che stiamo assistendo ad una lotta tra le liberal democrazie occidentali, guidate dagli Stati Uniti d’America, e Stati autocratici come Russia e Cina, ma non solo. 

Per una questione esclusivamente geografica, dato che la guerra russo-ucraina sta interessando il continente europeo, l’attore principale di questa vicenda, oltre alla Federazione Russa è l’Unione Europea, che fin dalla sua nascita con il Trattato di Parigi del 1951 e di Roma del 1957, ha rappresentato e continua a rappresentare un’organizzazione internazionale sui generis, un unicum nel panorama della comunità globale. 

Tuttavia, nonostante la grandezza e la portata del progetto europeo, ci sono stati nella storia comunitaria, momenti in cui gli Stati membri hanno dubitato dell’Ue, momenti in cui l’egoismo e il sovranismo dei Paesi ha prevalso sulle istituzioni europee. Ma è altrettanto vero, che nei momenti di maggiore crisi gli Stati membri hanno trovato il modo di compattarsi intorno all’Ue. Basti pensare alla recente pandemia globale causata dal Covid-19 e all’attuale scontro tra Mosca e Kiev.  

Bisogna comprendere che all’interno del sistema europeo esistono due anime, infatti si tratta di un’organizzazione bicefala, una testa rappresenta i paesi membri e l’altra tutte le istituzioni europee, in primis la Commissione. Dall’intensità, dal continuo coordinamento e negoziazione di questi attori, scaturiscono l’agenda e le politiche europee. Per meglio comprendere o tentare di ipotizzare verso dove sta andando Bruxelles, analizziamo brevemente l’operato dei principali Stati europei.  

Innanzitutto, l’Italia che con grande sorpresa della diplomazia russa ma anche di quella dei partner occidentali, nel dossier ucraino ha assunto una postura sì diplomatica, ma ferma e risoluta nella difesa dell’indipendenza e sovranità territoriale di Kiev, contro l’aggressione di Mosca. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, sembrerebbe aver intercettato uno spazio di manovra politica e diplomatica in cui l’Italia può giocare un ruolo. Il governo italiano è impegnato nel tentativo di favorire un dialogo per raggiungere una soluzione diplomatica, ma da sola Roma può fare ben poco, l’Italia può essere rilevante solo all’interno di cornici ed alleanze internazionali. L’incontro dell’11 maggio scorso, avvenuto alla Casa Bianca, tra il Presidente Joe Biden e Mario Draghi è servito proprio a ribadire l’atlantismo e la solida amicizia tra Stati Uniti e Italia. Nell’incontro di Washington, il Presidente Draghi ha cercato di esprimere il sentiment europeo sulla vicenda Ucraina, che risulta divergere da quello dei paesi anglosassoni come Stati Uniti e Regno Unito. Durante il bilaterale sono state discusse anche questioni assai critiche, come l’approvvigionamento energetico dell’Europa e la crisi alimentare che potrebbe prospettarsi nel Mediterraneo, in seguito alla mancanza di grano proveniente dall’Ucraina.  

L’azione italiana va letta in un combinato disposto tra atlantismo ed europeismo, per Roma entrambi possono essere tenuti insieme, non si tratta di sfere l’una alternativa all’altra, ma possono essere complementari. In questa ottica, va analizzato anche l’intervento al Parlamento europeo nella sede di Strasburgo, lo scorso 3 maggio. Il Premier Draghi ha ribadito l’ormai necessaria rivisitazione del ruolo dell’Unione Europea, le istituzioni comunitarie che hanno servito bene i cittadini europei in passato, sembrano inadeguate per le sfide presenti e future. Il presidente del Consiglio ha indicato nel suo discorso alcuni obiettivi da raggiungere nel breve e medio periodo, come per esempio un maggior coordinamento ed efficientamento della spesa militare al fine di ottimizzare e uniformare le forze armate dei 27 Stati europeo. Ma poi ancora, superare il principio dell’unanimità, da cui spesso derivano i veti incrociati, auspicando l’adozione della maggioranza qualificata per decidere in modo più tempestivo. 

Il Presidente Draghi, forte di rappresentare in assemblea parlamentare uno dei paesi fondatori dell’Ue, sembra voler spingere verso un federalismo pragmatico, si tratta di un percorso graduale nel tempo, che porti ad una maggiore integrazione dei paesi europei. Va sottolineato il fatto che non si tratta di un’integrazione tout cour, ma di una integrazione necessaria solo nei settori di rilevanza ed interesse strategico europeo, come quello energetico e di sicurezza e difesa. 

Il Presidente Emmanuel Macron, che ha conquistato il suo secondo mandato presidenziale in Francia con il 58.8% dei voti, è intervenuto il 9 maggio scorso al Parlamento europeo. La proposta francese sembra seguire e rafforzare quella italiana, Macron lancia l’idea di costruire una nuova comunità politica europea, che includerebbe anche alcuni Stati non Ue, come per esempio la stessa Ucraina la cui adesione all’Ue richiederebbe molti anni, o il Regno Unito da inserire nel quadro di difesa e sicurezza europea. 

Anche Monsieur Le President, sembra animato dal desiderio di trovare una soluzione diplomatica per l’Ucraina, che possa condurre rapidamente il conflitto verso la fine, per poi iniziare i negoziati tra Mosca e Kiev. Questa è certamente la linea della maggior parte dei paesi europei, l’intervento francese al Parlamento europeo è servito a celebrare la giornata dell’Europa, ma anche come cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dell’Europa, si tratta di un processo di autovalutazione dell’Unione che per Macron deve portare ad una revisione degli attuali trattati. La Francia di Macron sta spingendo per una convenzione sulla modifica dei trattati per dare vita ad una nuova Europa. 

Gli interventi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, del Presidente Draghi e Macron nella sede del Parlamento europeo, sono il risultato del trattato del Quirinale siglato tra Italia e Francia a Novembre 2021. In un momento di grande crisi geopolitica, ma anche energetica ed alimentare, l’asse Parigi-Roma sembra voler dare maggior vigore all’Unione Europea, per scrivere un nuovo capitolo della storia comunitaria.

Nonostante i numerosi punti in comune tra i due paesi, va notata una differenza sostanziale, ovvero che l’Italia si posiziona perfettamente al centro di un rinnovato europeismo ed atlantismo, Roma non intende mettere in discussione la Nato, di cui è uno dei partner più affidabili ed operativi. Al contrario per la Francia, probabilmente solo l’europeismo è sufficiente affinché Parigi possa giocare un ruolo da vero protagonista sul vecchio continente. 

Infine, rimane la grande incognita chiamata Germania, che in un quadro internazionale ed europeo fin qui descritto, appare troppo compromessa dalle sue relazioni bilaterali con la Russia del Presidente Putin e la Cina di Xi Jinping. La Germania del Cancelliere Olaf Scholz non è più quella guidata da Frau Merkel. Pur rimanendo il primo paese europeo in termini economici e produttivi, sembra aver perso il suo appeal politico in Europa, appare come un paese ancora alla ricerca di se stesso, Berlino sembra aver imboccato un vicolo cieco sul piano internazionale, è difficile mantenere un trilaterale di questo tipo: Washington-Mosca-Pechino.

Le istituzioni federali tedesche non sembrano per il momento rispondere in maniera confacente all’attuale Cancelliere Scholz, sembra un paese ancora assuefatto da più di quindici anni di governi guidati da Angela Merkel. Sia ben chiaro, non si tratta del tramonto tedesco, ma solo di un momento di défaillance, in parte colmato con la promessa di cospicui investimenti militari nelle forze armate tedesche, che servirebbe a ridare uno slancio operativo alla Germania in termini geostrategici e non più solo geoeconomici.  

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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