PECHINO REGOLAMENTA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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Durante un discorso tenutosi nell’ottobre del 2021, Xi Jinping ha posto l’accento sugli effetti collaterali conseguenti all’accelerazione digitale degli ultimi anni, dando il via a un progetto di legge per regolamentare l’intelligenza artificiale.

L’Unione Europea ha sempre prestato molta attenzione alla diffusione dei dati e alla loro protezione, in modo da poterne circoscrivere i rischi. Uno degli esempi più recenti della regolamentazione assidua che sta avvenendo in quest’ambito è il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati. 

Questo regolamento ha costituito un passo essenziale per rafforzare i diritti fondamentali dei singoli nell’era digitale e per assicurare l’agevolazione delle attività economiche, rendendo chiare le regole per le imprese nel mercato unico digitale.

In Cina, un aspetto estremamente controverso, attualmente molto affrontato dalle autorità cinesi competenti, è l’impatto che gli algoritmi che regolano molte delle piattaforme digitali utilizzate hanno sulle vite delle persone. 

Con l’entrata in vigore della legge nota come “Disposizioni per la gestione delle raccomandazioni algoritmiche sui servizio di informazioni di internet” è stata, per esempio, vietata la pratica nota come algorithmic pricing: in questa pratica, un algoritmo di intelligenza artificiale determina automaticamente il prezzo di un servizio partendo alcuni dati. Questi dati possono essere di carattere generale – per esempio, una macchinetta per le bevande che aumenta i prezzi nelle giornate più calde – ma, nella maggior parte dei casi, essi fanno riferimento ai dati personali degli utenti e permettono che i prezzi vengano aumentati o diminuiti sulla base delle previsioni relative alla disponibilità economica o volontà degli utenti di usufruire di un certo servizio.

Mediante l’emanazione di questa nuova legge, utilizzare le informazioni personali raccolte online per offrire agli utenti prezzi differenti per un prodotto o un servizio è severamente vietato. Inoltre, è vietato manipolare i numeri del traffico online, creare falsi account e, infine, la promozione di contenuti che causano dipendenza. 

Ma non solo: le società che operano online dovranno “promuovere i valori istituzionali”, “disseminare vigorosamente un’energia positiva” e “prevenire o risolvere le controversie e le dispute”. In caso contrario, chi non rispetterà le nuove norme sarà soggetto a multe, non potrà registrare nuovi utenti, vedrà ritirata la sua licenza o potrebbe subire la chiusura dell’applicazione o del sito web.

Queste norme mirano non solo alla prevenzione della discriminazione algoritmica nei confronti dei cittadini cinesi – eccetto per quanto concerne la sorveglianza governativa -, ma anche ad attenersi a quel modello di virtuosismo tipico del “socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”.

Nata sotto il segno del Toro, è barlettana di origine ma romana di adozione. Dopo aver acquisito il diploma di laurea triennale in Mediazione Linguistica alla SSML “Carlo Bo” di Bari, nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi Internazionali di Roma con una tesi in geopolitica, incentrata sul profilo identitario di Hong Kong e sul ruolo che ricopre nel rapporto antagonistico tra Cina e Stati Uniti.
Appassionata di Estremo Oriente da tempo immemore, dal 2019 studia il cinese e si interessa alla strategia di ascesa politica ed economica della Cina a livello internazionale e alle dinamiche di potere che intrattiene con le altre nazioni; un giorno, spera di riuscire a metterci piede fisicamente. Incuriosita dall’ambiente giovanile, stimolante e professionale dello IARI, è entrata a farne parte nell’aprile del 2021 in qualità di membro della redazione “Asia e Oceania”.

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