LA FINLANDIA SI AVVICINA ALLA NATO, COSA SIGNIFICA PER L’ARTICO?

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Se ne parla da settimane. E alla fine il governo finlandese sembra aver preso la sua decisione, si va verso la Nato. Ma che significa tuto ciò per la regione artica?

Finlandizzazione. Questo è il termine coniato e ripetutamente usato nella geopolitica per identificare uno status di neutralità volto a mantenere l’indipendenza rispetto ad una grande potenza. Coniato ovviamente in riferimento allo status di neutralità della Finlandia nello scacchiere geopolitico e di allineamenti militari. Una condizione che ha profondamente influenzato l’opinione pubblica e l’approccio generale finlandese in merito a questioni di conflitto internazionale.

Se infatti prima dello scoppio del conflitto in Ucraina i finlandesi che si auspicavano un ingresso nella Nato non superavano la soglia del 30%, a seguito del conflitto, si stima che circa il 76% condivide la necessità di prendere parte all’alleanza atlantica. Che significa questo? Significa che la decisione di Putin di invadere l’Ucraina ha influito sull’immagine e sulla fiducia che il popolo finlandese nutre nei confronti di Mosca, non più percepito come un vicino cui non pestare i piedi, ma un vicino potente e scomodo, da cui doversi difendere.

E il meccanismo di difesa individuato dai leader del Paese e dalla maggior parte della popolazione è proprio l’alleanza atlantica. Dopo settimane di consultazioni e di pubblici dibattiti infatti sembra essere arrivato il momento per Helsinki di fare un passo storico della sua storia recente. Nello statement che la premier Sanna Marin e il Presidente della Repubblica Sauli Niinisto hanno congiuntamente rilasciato si legge:  “Now that the moment of decision-making is near, we state our equal views, also for information to the parliamentary groups and parties. NATO membership would strengthen Finland’s security. As a member of NATO, Finland would strengthen the entire defence alliance. Finland must apply for NATO membership without delay. We hope that the national steps still needed to make this decision will be taken rapidly within the next few days”.

Due i punti rilevanti: l’alleanza con la Nato rafforzerà la sicurezza per la Finlandia e l’auspicio per poter presentare la domanda nei tempi più brevi possibili.

La decisione è accolta a braccia aperte dal presidente americano Biden, come da molti altri leader dell’alleanza atlantica. Tuttavia l’iter è tutt’altro che semplice, e soprattutto, per avere esito positivo, necessita di un consenso unanime. Dalle prime reazioni le posizioni del leader turco Erdogan non sembrano infatti essere totalmente in linea con gli altri alleati. Nei prossimi giorni è verosimile che pressioni dall’interno verranno fatte sul leader turco, ma saranno necessari diversi giorni per avere un quadro più completo.

Tuttavia la posizione di Mosca in merito son ben chiare da tempo, da quando all’inizio del conflitto ucraino la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova si esprimeva cosiFinland and Sweden should not base their security damaging the security of other conutries […]. Clearly (the) accession of Finland and Sweden in Nato, which is first and foremost a military alliance, would have serious military-political repercussions that would demand a response from our country

Rompere un equilibrio che nel corso degli anni ha portato stabilità nella regione se probabilmente non avrà conseguenze militari immediate, porterà ad esacerbare i rapporti della Russia con i Paesi europei e con tutta la regione artica europea. Al momento la sospensione dei lavori del Consiglio Artico, di cui la Russia detiene la momentanea presidenza, comincia a farsi sentire soprattutto in termini di ricerca scientifica. Il lavoro congiunto dei gruppi di lavoro a carattere internazionale è fondamentale per affrontare le molte sfide della regione.

Non bisogna ignorare inoltre la rilevanza che la penisola di Kola, regione russa confinante con la Finlandia, ha per Putin. Quartier generale della Northern Fleet, è stata recentemente oggetto di una dichiarazione da parte del Ministro della Difesa Shoigu che ha dichiarato che si provvederà a rafforzare le capacità belliche della regione.

Al momento il dispiegamento della maggior parte delle forze russe in Ucraina non lascia intravedere una possibile estensione del conflitto a Nord. Tuttavia deterrenza e la necessità di esibire il potenziale bellico su un territorio che presto, molto probabilmente, non avrà più nessuno stato cuscinetto tra Federazione Russa e Nato, influirà sulla geopolitica artica in modo molto più ampio, e trovare un punto di caduta sarà ancora più difficile.   

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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