COSA ASPETTARSI DALLA POLITICA ESTERA DEGLI EAU DOPO LA MORTE DI SHEIKH KHALIFA? 

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La presenza del successore di Sheikh Khalifa all’interno delle dinamiche di politica estera negli ultimi anni segnala che la posizione assertiva degli Emirati Arabi Uniti non cambierà di molto in futuro.

Il 13 maggio 2022 lo Sceicco e Presidente emiratino Khalifa bin Zayed al-Nahyan è morto dopo una lunga malattia. Suo fratello, il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed (MBZ) ha formalmente preso il suo posto nonostante fosse l’éminence grise della politica estera emiratina dal 2014, anno in cui Sheikh Khalifa iniziò a ritirarsi dalla vita pubblica in seguito a un infarto. 

Lo sceicco Khalifa, prima dell’indipendenza degli Emirati Arabi Uniti dalla Gran Bretagna e la conseguente costruzione federale del paese voluta da suo padre nel 1971, lavorava nel Ministero della Difesa di Abu Dhabi e divenne presidente degli EAU nel 2004. È considerato il leader che ha reso grandi gli Emirati Arabi Uniti poiché navigando la crisi globale del 2008, ha cercato di far emergere il paese come attore in politica estera nel Medio Oriente accostandosi all’egemone saudita e agli alleati occidentali su vari fronti, come in Yemen e in Libia nel 2011.

Ha aperto inoltre a elezioni semi-democratiche nel 2006, seppur con scarsi risultati. Nella crisi del 2008, attraverso l’uso delle ingenti risorse petrolifere dell’emirato di Abu Dhabi, l’emiro è riuscito a contrastare il declino economico di Dubai (il Burj Khalifa prende il suo nome dopo aver risollevato la costruzione dalla bancarotta) e a far emergere Abu Dhabi come polo alternativo, attraendo investimenti nell’ambito accademico e culturale come l’apertura di succursali del Louvre, della New York University e della Sorbonne. 

Il suo successore, MBZ, si può ritenere l’artefice di una politica estera emiratina più indipendente da quella saudita e occidentale, in risposta al probabile disimpegno statunitense dalla regione e nel raggiungimento di obiettivi di sicurezza nazionale attraverso la politica estera. È per questo che, negli ultimi anni, gli Emirati Arabi hanno sostenuto l’esclusione del Qatar dal Gulf Cooperation Council (GCC), l’arrivo di Mohammed Bin Salman al potere in Arabia Saudita, la repressione dei movimenti di Islam politico nella regione e la normalizzazione dei rapporti con Israele. In questo modo, gli obiettivi di politica estera e di politica interna coincidono nel contrasto all’influenza iraniana nella regione e all’ascesa dei movimenti di Islam politico, che minaccia l’esistenza stessa del regno. 

Date queste premesse e nonostante il “cambio di guardia”, è possibile ritenere che non ci saranno grandi stravolgimenti nella politica estera emiratina nel breve e medio termine, poiché l’impegno internazionale del piccolo paese arabo sarà comunque volto a scongiurare minacce rivolte alla propria sicurezza nazionale, rimanendo di fatto un attore regionale assertivo. 

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

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