L’ECONOMIA CINESE È IN DIFFICOLTÀ

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La crescita dell’economia cinese è in netto contrasto con la strategia “Zero Covid” adottata di Xi Jinping negli ultimi due anni. Quali sono le strategie che il Partito Comunista cinese sta mettendo in atto per garantire la crescita economica del paese?

La Repubblica Popolare Cinese non può permettersi di non raggiungere il target del 5,5% di crescita annua del PIL proprio nell’anno della riconferma di Xi Jinping come Segretario Generale del PCC, ma non può nemmeno abbandonare i capisaldi del piano “Zero Covid”, ormai in atto da due anni. Difatti, in seguito a un incontro avvenuto il 5 maggio, il Comitato Permanente del Politburo del Partito comunista cinese ha ribadito la dura linea di prevenzione della pandemia – soprattutto dopo la riaccensione di focolai di COVID a Shanghai che hanno paralizzato la città intera.

La tenacia è la strada per la vittoria, afferma un proverbio cinese, e questo Xi lo sa bene: è per questo che, essendo l’eradicazione completa del COVID-19 intimamente connessa alla stabilità nazionale, è necessario non ammorbidire le direttive attuali in materia di contenimento e prevenzione. Contemporaneamente, però, Xi Jinping ha raccomandato di non ignorare la crescita, fissando l’obiettivo di superare gli Stati Uniti a fine anno come economia in maggiore espansione.

A questo punto, sorge spontanea la domanda: qual è l’andamento attuale dell’economia cinese degli ultimi anni?

Fino alla crisi finanziaria globale del 2008, l’economia cinese ha costituito uno dei motori dell’economia mondiale, soprattutto dal punto di vista dell’export; dal 2008 al 2014, come conseguenza del calo della domanda internazionale, lo stimolo economico cinese è stato incentrato sul settore delle costruzioni e delle infrastrutture, per poi giungere all’esigenza di adottare una nuova “normalità” che riducesse gli investimenti improduttivi e si focalizzasse su qualità e consumi interni, ponendo l’accento sulla riduzione dell’indebitamento cresciuto a partire dal 2008. 

A partire dal 2020, in seguito allo scoppio della pandemia, l’economia della RPC è stata strutturata soprattutto sulla crescita dei consumi interni e qualità. Purtroppo, la transizione verso i consumi interni non è mai veramente decollata e addirittura dopo lo stop della pandemia il ritmo di crescita non solo non è mai tornato al livello di prima, ma a marzo del 2022 le vendite al dettaglio sono calate del 3,5%, un valore che ancora non tiene conto dei lockdown di aprile.

Perciò, come previsto, Xi ha scelto di mettere da parte i piani a lungo termine per il paese per valorizzare quelli a breve termine: ciò significa mantenere la crescita del PIL del 5,5%. Quest’obiettivo non risulta però affatto semplice da mantenere: a causa dei contributi minori alla crescita economica nazionale derivanti dal ridotto interscambio a causa della guerra in Ucraina, alle sue ricadute economiche e ai consumi interni (dovuti ai lockdown), l’economia cinese dovrà appoggiarsi ad una quota crescente di investimenti in costruzioni e infrastrutture. Questo, sicuramente, porterà a un periodo di grave tensione nel paese in vista della riconferma di Xi come Segretario Generale al Congresso del PCC.

Clara Corvasce

Nata sotto il segno del Toro, è barlettana di origine ma romana di adozione. Dopo aver acquisito il diploma di laurea triennale in Mediazione Linguistica alla SSML “Carlo Bo” di Bari, nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi Internazionali di Roma con una tesi in geopolitica, incentrata sul profilo identitario di Hong Kong e sul ruolo che ricopre nel rapporto antagonistico tra Cina e Stati Uniti.
Appassionata di Estremo Oriente da tempo immemore, dal 2019 studia il cinese e si interessa alla strategia di ascesa politica ed economica della Cina a livello internazionale e alle dinamiche di potere che intrattiene con le altre nazioni; un giorno, spera di riuscire a metterci piede fisicamente. Incuriosita dall’ambiente giovanile, stimolante e professionale dello IARI, è entrata a farne parte nell’aprile del 2021 in qualità di membro della redazione “Asia e Oceania”.

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