LA GUERRA DELLE ESPORTAZIONI: CHI AVRÀ LA MEGLIO TRA RUSSIA ED UNIONE EUROPEA?

Fonte Immagine: https://caspiannews.com/news-detail/russian-oil-gas-company-recognized-for-achievements-in-arctic-2020-1-21-24/

Il 2021 è stato un anno record per le esportazioni di gas russo. Quest’anno non sarà così perché gli europei stanno tagliando i ponti con Mosca. Tuttavia il Cremlino ha in serbo dei mercati alternativi per non subire il colpo.

La Russia non ha mai venduto tanto gas come nel 2021. Mentre il Cremlino progettava un conflitto su larga scala, la Gazprom, principale compagnia statale russa, vendeva il gas dell’Artico, ricavando un valore di 140 miliardi di euro circa (10,2 trilioni di rubli russi). Basti pensare che soltanto un anno prima, gli introiti dell’azienda ammontavano ad “appena” 6,3 trilioni di rubli, per comprendere la dimensione dell’incremento delle esportazioni che la Russia ha messo in atto nell’ultimo anno.

L’utile netto ha raggiunto una cifra vicina ai 30,21 miliardi di euro, con un aumento di 13 volte rispetto al 2020. Una ricchezza enorme, che rientra a pieno titolo nella progettualità di Vladimir Putin, che vede la Russia nel ruolo di leader nella produzione e la vendita di idrocarburi.

A cosa è dovuto questo notevole incremento delle esportazioni? Non solo all’aumento dei prezzi, come qualcuno potrebbe pensare. I livelli di prezzo sul mercato internazionali stanno subendo delle forti oscillazioni, ma l’importo rimane elevato. Il valore medio del gas esportato da Mosca si assesta intorno ai 298 dollari per 1000 metri cubi, un raddoppio significativo rispetto al 2020. Questo dimostra una consistente parte dei lauti guadagni intascati dalla Russia.

Guadagni che rendono a tutti gli effetti, la Gazprom, prima azienda produttrice ed esportatrice di gas naturale di tutta la Russia. Il GNL prodotto nel 2021 è stato stimato intorno ai 514,8 miliardi di metri cubi, che potrebbe essere considerato uno dei volumi di produzione più grandi degli ultimi 10 anni. Ma se parliamo di incassi, la voce grossa la fanno le esportazioni. Il mercato principale per Mosca è l’Unione Europea, la quale nell’ultimo anno, ha acquistato dalla Russia, circa 185 miliardi di metri cubi di gas. 

I migliori clienti di Mosca sono Germania, Turchia e Italia: i tre paesi hanno importato più gas nel 2021. L’aumento è stato rispettivamente del 10,5%, 63% e 20,3%. Questo aspetto può divenire addirittura nevralgico nella definizione dei rapporti strategici che la Russia potrebbe intessere da qui a poco con i paesi europei.

Oggi c’è in atto un conflitto armato in Ucraina, e questa è una cosa certa. L’altra certezza è che le tensioni tra Russia e Ucraina ridefiniranno i rapporti e la logica stessa che definisce tali rapporti tra la Russia e i player europei. Saranno ancora dei clienti così ottimi per Mosca? O cambieranno totalmente rotta? Sta di fatto che a Roma, ad esempio, sono state intraprese molte iniziative per differenziare le fonti di approvvigionamento di gas; accordi di massima sono stati raggiunti con Algeria e Angola, per esempio. Malgrado ciò, l’Italia e altri paesi, sono ben consapevoli che la quantità delle risorse gasifere estratte dalla Russia sono molto più grandi di quelle prodotte altrove.

L’Artico è una riserva sconfinata di giacimenti e la Gazprom ha lì le sue aree di produzione principale. Nella zona della regione di Yamal avviene gran parte dell’attività produttiva e le attività di perlustrazione proseguono, perché possibilità di impiantare nuove attività estrattive, è comune un po’  a tutto l’Artico russo. La compagnia statale russa sta dando il via a nuovi giacimenti e non intende fermarsi. Insomma, di gas russo ce n’è per tutti. E questo in Europa lo sanno bene, nonostante le tensioni di questo periodo. 

Certo, se il conflitto dovesse protrarsi nel tempo e l’attrito tra Mosca e Bruxelles dovesse perdurare, la Russia potrebbe riscontrare un calo significativo delle esportazioni in Europa, ma è difficile pensare che l’Unione escluda totalmente il gas di Mosca dalle proprie fonti d’approvvigionamento energetico. Al momento gli stati non sono pronti per questo salto.

Tuttavia la Russia potrebbe farsi trovare pronta anche per questa evenienza, dato che sta espandendo molto il mercato verso Oriente, complice l’alleanza insolita ma strategica con la Cina e la navigabilità delle rotte artiche. Insomma, i numeri di Gazprom nel 2022, non saranno da record come nel 2021, ma il livello di esportazioni russe resterà elevato.

Il progetto di rendere il paese, leader indiscusso nella produzione e nell’esportazione di risorse energetiche prosegue nonostante la battuta d’arresto conseguente al conflitto. Inoltre, anche Putin e la dirigenza della Gazprom si sono mostrati sicuri delle loro forze, convinti che il settore energetico non patirà molto i contraccolpi del conflitto.

Domenico Modola

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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