IRLANDA DEL NORD, IL SINN FÉIN OTTIENE LA MAGGIORANZA IN PARLAMENTO

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L’avanzata del partito indipendentista potrebbe rompere gli equilibri tra Belfast e Londra e rimettere in discussione il protocollo sull’Irlanda del Nord, adottato dopo la Brexit per risolvere le controversie commerciali tra Regno Unito e Ue. 

Lo scorso 5 maggio si sono svolte in Irlanda del Nord le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea parlamentare, che hanno visto un forte avanzamento del Sinn Féin, partito di sinistra di ispirazione socialista democratica e repubblicana, sostenitore della causa indipendentista. Con il 29% dei voti, corrispondenti alla maggioranza relativa dei voti complessivi, il Sinn Féin ha conquistato 27 dei 90 seggi parlamentari, superando il DUP (Partito Democratico Unionista), in testa da vent’anni, raggiungendo, così, un risultato storico. Nonostante si tratti di un evento di politica interna, il risultato delle elezioni parlamentari nordirlandesi potrebbe avere importanti ripercussioni sul già delicato rapporto tra Regno Unito e Unione europea.

Il Sinn Féin, fondato nel 1905 da Arthur Griffith, ha sempre guardato all’autodeterminazione, sostenendo l’indipendenza dei territori dell’Irlanda del Nord dalla Corona inglese e lottando per la riunificazione con il resto dell’isola di Irlanda. Nel corso del tempo, eventi quali lo scoppio della Guerra di indipendenza irlandese, la firma del trattato anglo-irlandese del 1921, la strage di Derry del 1972 (il cosiddetto Bloody Sunday) e lo scoppio dei Troubleshanno provocato una serie di spaccature interne al movimento, il cui nome è stato spesso associato a quello dell’IRA, che ne era vista come il braccio operativo.

La situazione è cambiata dopo l’accordo del Venerdì Santo del 1998, quando è iniziato un processo di normalizzazione dei rapporti interni. La questione dell’indipendenza, all’apparenza, è passata in secondo piano. In realtà, però, è stata messa semplicemente in sordina. Ora, il Sinn Féin dovrà nominare il primo tra i due primi ministri previsti dal sistema nordirlandese e non è da escludere che l’avanzata del partito di Michelle O’Neill in parlamento possa alterare gli equilibri tra Belfast e Londra. Una possibilità del genere metterebbe in discussione il protocollo sull’Irlanda del Nord, con il rischio di incrinare ulteriormente i rapporti tra Regno Unito e Unione europea, che hanno raggiunto un accordo sulle relazioni post Brexit con molta fatica, dopo anni di negoziati.

Il protocollo sull’Irlanda e l’Irlanda del Nord fa parte dell’accordo di recesso concluso da Regno Unito e Unione europea, in vigore dal 1° febbraio 2020. Nell’intento di preservare gli accordi del Venerdì Santo e di evitare l’introduzione di barriere e controlli tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, il protocollo prevede che l’Irlanda del Nord faccia parte del mercato unico europeo, con il conseguente obbligo di attivare controlli sulle merci provenienti dal resto del Regno Unito, di cui fa parte. È per questo motivo che, in più occasioni, l’efficacia del protocollo è stata messa in discussione. 

Del resto, la vittoria del Sinn Féin è stata preceduta dalle dimissioni del premier Paul Givan (DUP), che a inizio febbraio ha annunciato il ritiro dal suo incarico proprio in segno di protesta contro l’adozione del Protocollo sull’Irlanda del Nord. Il Protocollo, infatti, prevedendo maggiori controlli ai confini, ha reso più complesse le procedure commerciali, aumentando, peraltro, i costi e i tempi degli scambi.

Il malumore, dovuto ad una situazione che, di fatto, allontana l’Irlanda del Nord sia dalla Gran Bretagna che dalla Repubblica d’Irlanda, si è pienamente manifestato nelle ultime elezioni parlamentari. Tuttavia, l’Ue non sembra avere intenzione di rinegoziare il protocollo sull’Irlanda del Nord e a Londa non resterebbe molto da fare. Se decidesse di fare un passo indietro con un’azione unilaterale, infatti, sarebbe inevitabile una dura replica dell’Ue, che potrebbe avviare una procedura arbitrale e introdurre dazi o sanzioni di natura economica e commerciale. 

Vanessa Ioannou

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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