MAGGIO EUROPEO: LA FESTA DELL’EUROPA CI RICORDA I VALORI DEMOCRATICI

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Il 5 e il 9 maggio si celebrano due momenti importanti per la costruzione europea: la nascita del Consiglio d’Europa e la Dichiarazione di Schuman. Mai come in questo momento storico è così importante ricordare i valori su cui si sono succeduti per la prima volta nella Storia, ben più di settant’anni di pace fra i popoli europei.

Il 5 e il 9 maggio si celebra la Festa dell’Europa, date in cui ricorrono l’istituzione del Consiglio d’Europa, l’organizzazione internazionale che promuove i valori legati all’educazione ai diritti umani, alla democrazia e all’identità culturale europea, e la commemorazione del discorso pronunciato a Parigi dall’allora Ministro degli esteri francese, Robert Schuman, considerato il primo discorso politico ufficiale in cui compare il concetto di Europa Unita.

Mai come in questo momento storico, si rende così necessario per l’Europa ricordare le basi su cui ha fondato i suoi ultimi settant’anni di storia.

I recenti e sanguinosi avvenimenti scoppiati ai confini del Vecchio Continente sono solo l’ultima e pericolosa minaccia alla salvaguardia dei valori su cui le nazioni europee, all’alba del secondo dopoguerra, decisero di costruire la nuova Europa.

Oggi, come prima di allora, le insicurezze presenti su vari livelli, da quello economico a quello sociale fino a quello sanitario e agroalimentare, sono sempre più marcate in tutto il territorio europeo, acceleratesi ed intensificatesi soprattutto a seguito degli ultimi eventi traumatici che hanno colpito il continente: la pandemia Covid-19 e la guerra russo-ucraina. Ma non solo. Già da qualche anno, diversi fenomeni globali si stanno succedendo in modo frenetico e turbolento come le grandi migrazioni verso il Nord del mondo, dovute perlopiù al riscaldamento globale, che rende le terre sterili, e alle guerre.

Questi fattori hanno contribuito a creare delle grandi fratture nella società, non solo sul piano orizzontale (città-campagna) ma anche su quello verticale (cittadini-istituzioni). Il malcontento fra la popolazione potrebbe non essere spiegabile in così poche semplici righe ma di sicuro è «la materia prima del populismo demagogico che si sta diffondendo nelle società europee».

Il riemergere dei populismi sulla scena politica europea è un fenomeno già noto a livello storico e politologico anche se spesso viene ignorato. Questa ondata di antieuropeismo è decisamente quanto i Padri fondatori degli Stati Uniti d’Europa speravano non accadesse più.

Il mese di maggio è un momento particolarmente importante per l’Europa (e non solo per l’Unione Europea) perché si celebra sia la nascita del Consiglio d’Europa (5 maggio), sia la ricorrenza del discorso pronunciato da Robert Schuman, tra i primi a trattare il tema dell’unità europea. Perché, mai come in questo momento storico, è diventato così importante commemorare questi due avvenimenti?

Innanzitutto perché sia la nascita del Consiglio d’Europa (CoE), sia la Dichiarazione di Schuman, rappresentano le basi su cui è stata fondata l’Unione Europea e su cui si affidano tutte le relazioni con i suoi Paesi terzi presenti nel Vecchio continente.

Il CoE nasce nel 1949 con il  Trattato di Londra del 1949 ed è un’istituzione del tutto estranea all’Unione Europea[1]. Fu istituito allo scopo di promuovere, tutelare e perseguire gli ideali e i principi di democrazia, rispetto dei diritti umani e pace, comuni ai vari membri. Il CoE comprende al suo interno tutti gli Stati Membri dell’Ue e altri 19 paesi facenti parte del continente europeo[2].

Mentre l’anno successivo (1950), con la pronuncia del suo discorso, l’allora Ministro degli esteri francese, Robert Schuman, diede l’avvio al vero e proprio processo di unificazione europea che portò alla creazione della CECA nel 1951 ma che da qualche tempo, purtroppo, sta avendo dei bruschi arresti come avvenuto con la Brexit.

Il contesto storico di allora era segnato dalle terribili conseguenze della Seconda guerra mondiale, conclusasi con l’arresa del Giappone, duramente colpito dalle bombe atomiche lanciate dagli Alleati americani e dalla continua rivalità tra Francia e Germania, ormai entrate in un circolo vizioso di competizione dannoso senza fine.

È dopo simili e tragici avvenimenti che i governi europei, consapevoli di far parte del continente più guerrafondaio della Storia, decisero di fare una promessa a loro stessi e alle future generazioni: la creazione di un’alleanza pacifica tra stati confinanti e accumunati da un’identità culturale comune, cioè quella europea, fondata sui valori della democrazia, della solidarietà e dei diritti umani.

La ricomparsa di fenomeni demagogici, con tendenze estremiste e avversive dell’Europa e dei suoi valori fondanti, sta avvalorando la tesi secondo cui i nazionalismi sono l’unica possibilità per fronteggiare i gravi problemi internazionali e così distruggendo, dall’interno, equilibri politici e sociali ormai appesi ad un filo.

«Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche» affermava Schuman. Malgrado queste relazioni pacifiche si siano temporaneamente interrotte con alcuni degli Stati europei, l’Europa tenta con tutte le sue forze di rimarcare i principi e le promesse su cui ha fondato la propria nuova civiltà. Se sarà in grado di farlo concretamente o meno, non si sa. Ciò che conta oggi è che quei valori sono ancora presenti nella nostra cultura e che come tali devono essere, ancora oggi, tutelati.


[1] Viene spesso confusa con il Consiglio dell’Unione Europea, organo legislativo assieme al Parlamento europeo, o con il Consiglio Europeo, l’organismo collettivo che riunisce i Capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’Ue.

[2] Di recente, la Federazione Russa è stata esclusa dai membri del CoE.

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