LIBERTÀ DI STAMPA, PUBBLICATO IL WORLD PRESS FREEDOM INDEX 2022

Fonte Immagine: https://www.statista.com/chart/13640/press-freedom-index/

In testa alla classifica stilata da Reporter Senza Frontiere (RSF) si riconfermano i Paesi scandinavi, mentre l’Italia perde 17 posizioni: i giornalisti preferiscono autocensurarsi per seguire la linea editoriale ed evitare denunce per diffamazione. 

Lo scorso 3 maggio, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, è stato pubblicato il World Press Freedom Index, l’annuale classifica stilata da Reporter senza frontiere (RSF) che fornisce un quadro complessivo sullo stato di salute dell’informazione, valutando il grado di libertà di stampa in 180 Paesi di tutto il mondo.

La libertà di stampa, sia essa verbale, scritta o basata su qualunque altro mezzo di diffusione, è da considerarsi come uno dei principali presupposti della democrazia. La libertà di manifestazione del pensiero, infatti, è uno degli elementi maggiormente caratteristici delle società democratiche, che escludono ogni forma di censura, autorizzazione preventiva o controllo della stampa, tutelando, piuttosto, la libertà di parola e l’accesso ad un’informazione completa e veritiera. 

Princìpi quali la libertà di opinione e la libertà di espressione sono riconosciuti a livello nazionale dalle Costituzioni dei singoli Stati e dal common law, a livello europeo dall’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e a livello internazionale dall’art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Dal momento che la libertà di stampa è un diritto riconosciuto da qualunque Stato che si dica democratico, tutelato sia dalle leggi nazionali che dalle convenzioni internazionali, è chiaro che il World Press Freedom Index non sia solo un indicatore della libertà e dell’autonomia dei media, ma anche uno strumento attraverso cui valutare il livello di tutela dei diritti democratici nei singoli Paesi esaminati. 

In vetta alla classifica di RSF si riconfermano, ancora una volta, i Paesi scandinavi. Sul podio, infatti, troviamo Norvegia, Danimarca e Svezia, seguite da Estonia, Finlandia, Irlanda, Portogallo, Costa Rica, Lituania, Liechtenstein e Nuova Zelanda. Il Regno Unito si attesta al 24° posto, la Francia al 26°, gli Stati Uniti al 42°, la Russia al 155°. In coda, invece, Cina, Myanmar, Turkmenistan, Iran, Eritrea e Corea del Nord. L’Italia arriva solo al 58° posto, perdendo ben 17 posizioni rispetto al 2021. Si tratta di un dato molto grave, anche in considerazione del fatto che l’Italia, negli ultimi anni, aveva riguadagnato posizioni, salendo dalla 77esima del 2016 alla 41esima del 2021.

Come riportato nella scheda dedicata all’Italia, il peggioramento delle condizioni del giornalismo sembra essere dovuto a diversi fattori, tra cui l’autocensura, il ritardo negli sviluppi del quadro giuridico e la sicurezza dei giornalisti. Nonostante la pluralità dei mezzi di comunicazione e il contesto politico che prevede un certo livello di libertà di espressione per i giornalisti, alcuni di questi tendono ad autocensurarsi per conformarsi alla linea editoriale della propria testata o per evitare denunce per diffamazione o altri tipi di contestazioni per le opinioni espresse.  

Il Report, ad ogni modo, mostra un peggioramento complessivo della situazione relativamente alla libertà di stampa e all’esercizio della professione giornalistica, in particolare in Asia, oltre che la presenza di forti polarizzazioni all’interno della medesima area geografica. In Europa, ad esempio, si passa dai casi più virtuosi dei Paesi scandinavi e dell’Europa occidentale alle deludenti prestazioni dei Paesi dell’Europa meridionale e orientale.

Le differenze sono molto forti anche se si mettono a confronto i dati relativi all’Europa e all’Asia centrale, in cui si riscontrano “polarizzazione ad ovest, guerra e propaganda ad est”. In generale, a rendere complesso il lavoro dei giornalisti nelle aree più critiche sono soprattutto i controlli da parte di governi repressivi che centralizzano l’informazione, i rischi per l’incolumità dei reporter, che spesso vengono colpiti da azioni legali o, nei peggiori dei casi, vengono arrestati o uccisi, oltre che la proliferazione di fake news, agevolata dalla diffusione di mezzi di comunicazione accessibili ai più, che rendono complessa la trattazione non solo di questioni interne, ma anche di respiro internazionale, come la pandemia e la guerra in Ucraina.  

Vanessa Ioannou

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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