UN FUTURO DIGITALE PER IL VIETNAM

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Fonte Immagine: https://forevervacation.com/the-vacationer/top-7-places-to-visit-in-da-nang-vietnam

Negli ultimi anni il Vietnam si è mostrato il motore della trasformazione tecnologica del sud est asiatico mentre numerosi fattori portano a stimare lo sviluppo di una potente economia digitale nel Paese.

Negli ultimi anni l’economia digitale sta diventando un fattore trainante per lo Stato vietnamita: con oltre 65 mila nuove aziende impegnate nel settore tecnologico-digitale, si stima che solo nella prima metà di quest’anno le entrate del settore sopracitato corrispondessero alla cifra di 53 miliardi di dollari. Secondo un report redatto dalla società di consulenza “Tholons”, il Vietnam si posizionerebbe pertanto al venticinquesimo posto nella classifica dei 50 Paesi più digitali al mondo e, secondo altri istituti, potrebbe ben presto disporre dell’economia digitale più avanzata e redditizia di tutti i Paesi del sudest asiatico. 

Sebbene una nuova ondata di new tech si sia verificata di recente in concomitanza con lo scoppio della pandemia da Covid-19, la rivoluzione tecnologica vietnamita pone le sue basi agli inizi del secondo millennio. Uscito dalla guerra nel 1975, il Vietnam si mostrava come un Paese in gravissima difficoltà e fino a soli 15 anni fa non disponeva nemmeno di un proprio settore tecnologico-digitale; tuttavia, con l’avvento della Quarta rivoluzione industriale, che si colloca tra il 2008 e il 2020, lo Stato di Hanoi è riuscito a sfruttare i propri punti di forza insieme a una politica statale che si è mostrata prestare un buon occhio di riguardo allo sviluppo dei nuovi business e delle nuove tecnologie.

Tra i punti di forza sicuramente il Vietnam gode di una popolazione giovane: dei suoi 97 milioni di abitanti (che garantiscono una manodopera a basso costo), circa il 56% ha un’età inferiore ai 35 anni e l’età media del Paese è pari a 32,5. Tali numeri permettono la creazione di un bacino di consumatori, ma anche di potenziali esperti del settore, che rientrano nelle cosiddette generazioni X e Y, mentre la più giovane generazione Z si sta affermando con forza sia per quanto riguarda il consumo di beni e servizi tecnologici, sia per quanto riguarda lo studio di tali settori. Basti pensare all’utilizzo degli smart phones: un report del 2019 firmato da Google e dalla “Mobile Marketing Association” mostra come il Vietnam si sia negli ultimi anni guadagnato il titolo di “mobile-first market” grazie all’utilizzo registrato all’interno dei confini nazionali di 51 milioni di moderni cellulari (corrispondente all’80% della popolazione superiore ai 15 anni di età).

Per quanto riguarda i giovani, inoltre, Hanoi può vantare tra le sue file academiche i migliori studenti di informatica del mondo, dislocati principalmente tra le più prestigiose università della capitale, di Ho Chi Minh (città, la vecchia Saigon) e di Da Nang. Si tratta di giovani sviluppatori, programmatori e ingegneri che alcuni imprenditori definiscono “affamati” di innovazione e pronti a ritagliarsi il proprio spazio nel mondo, e che rappresenteranno con ogni probabilità il futuro dell’economia vietnamita. Oggi la nuova generazione si mostra infatti ottimista e pronta a investire nel proprio futuro grazie alle nuove tecnologie che hanno permesso non solo un miglioramento nella qualità di vita della popolazione, ma anche un aumento di occupazione e salari e lo sviluppo di una classe media sempre più numerosa e intraprendente. Proprio tra il 2002 e il 2018, mentre il Paese godeva della rivoluzione industriale sopracitata, circa 45 milioni di individui riuscivano finalmente a superare la soglia di povertà anche e soprattutto grazie alle nuove imprese tecnologiche che si svilupparono in quel periodo. A ciò oggi si aggiunge il fatto che ormai il paese sud asiatico gode di una connessione internet invidiabile, con il 4G capace di raggiungere anche le aree più sperdute e rurali, e di un’alfabetizzazione della popolazione di età compresa tra i 15 e i 45 anni oltre il 98%.

Tutto ciò ha permesso uno sviluppo di start-up tale che lo stesso Vietnam è stato da molti definito la “Silicon Valley asiatica”: nel 2021, grazie allo slancio che l’industria digitale ha ricevuto per necessità dalla diffusione del virus Covid-19, sono sorte in un solo anno circa 5600 società appartenenti alla new tech che insieme alle aziende preesistenti sono state capaci di formare dei veri e propri conglomerati. La città di Ho Chi Minh, che si trova al centro di questo processo di espansione, è il miglior esempio di tale trasformazione economica e grazie appunto alle sue numerosissime start-up si sta progressivamente affermando come tech hub del sudest asiatico. 

Il settore delle start-up parrebbe, inoltre, rappresentare il territorio in cui il supporto statale si è fatto più evidente. Specialmente negli ultimi anni, è stato primo fra tutti il governo vietnamita a promuovere leggi e regolamenti capaci di influenzare positivamente il nuovo settore economico. Tra queste politiche ricordiamo specialmente la legge del 2018 relativa al supporto delle piccole e medie imprese, la quale ha rappresentato la base legale di numerosissime start-up e ha permesso l’accesso delle stesse a ingenti fondi governativi. L’amministrazione centrale di Hanoi ha inoltre collaborato con Paesi esteri e banche per facilitare l’utilizzo degli stessi fondi, di prestiti e del nuovo know-how delle stesse aziende. Infine, il governo pare investire sempre di più nella formazione e nell’educazione dei nuovi esperti informatici, senza contare che le nuove imprese possono godere di uno status esentasse per i primi otto anni di attività.

I settori specifici in cui le nuove tecnologie si stanno prepotentemente affermando nel Paese asiatico ad oggi paiono essere principalmente il mondo dell’e-commerce, della fintech, delle smart cities e dell’online gaming. Soprattutto il primo settore sopraelencato ha fatto da traino agli altri stando ai dati e alle testimonianze dei lavoratori nel settore: si stima che nel 2019 il mercato legato al commercio digitale disponesse di un valore pari ai 6,2 miliardi di dollari. Con lo scoppio della pandemia sappiamo inoltre come la compravendita onlineabbia conosciuto un’enorme espansione in tutto il mondo e il Vietnam non è stato da meno: oggi parrebbe che il mercato continui a mostrarsi in forte crescita e si stima che raggiungerà il valore di 35 miliardi di dollari entro il 2025. 

L’e-commerce si è dimostrato quasi un servizio essenziale durante la diffusione del virus Covid-19 e, stando alle opinioni della stessa popolazione vietnamita, oggi il commercio digitale continua a sostenere numerosi individui e piccole imprese, specialmente coloro che si trovano nelle zone rurali e meno popolate del Paese. È basandosi sull’idea che la tecnologia posso migliorare la qualità di vita di vita degli abitanti, nonché migliorare la competitività commerciale del Paese, a aver spinto il governo a finanziare progetti di “città intelligenti”, nonché a fornire costante supporto al digital banking. Tuttavia, questi ultimi settori, benché mostrino comunque una crescita e un andamento positivi, risentono di alcuni problemi sistematici.

Per quanto riguarda le smart cities, un esempio chiave è rappresentato sicuramente dalla città di Da Nang; già nel 2012 la città ricevette un fondo di 50 milioni di dollari per modernizzare le infrastrutture, il trasporto, la connettività e la sostenibilità presenti al suo interno. Tuttavia, Da Nang come altri centri urbani beneficiari di simili sostegni, è caduta vittima della complessa burocrazia vietnamita che ne ha rallentano lo sviluppo.

Per quanto riguarda, invece, il mondo della fintech e delle banche digitali, esse paiono aver goduto di un’ottima ricezione da parte delle banche e dei commercianti online con le prime che parrebbero spendere tra il 20% e il 70% del proprio capitale nella digitalizzazione e i secondi che parrebbero aver universalmente accettato i pagamenti digitali (si parla di un solido 99% di venditori). Tuttavia, i servizi bancari digitali e l’e-payment faticano a integrarsi all’interno del tessuto sociale vietnamita che mostra una grande fetta della popolazione ancora restia a utilizzare i nuovi metodi, preferendo specialmente i sistemi di pagamento tradizionali.

Un altro grande problema di natura generale che è possibile identificare in qualità di ostacolo all’espansione dell’economia digitale di Hanoi è sicuramente la mentalità “make-in” ancora diffusa nelle menti degli imprenditori del Paese. In altre parole, le nuove imprese paiono concentrarsi sul mercato locale, sia in termini di produzione sia di vendita, e non mostrano una particolare predisposizione ad affacciarsi sul mercato internazionale. Nonostante il Paese sia oggi sede di produzione di alcuni giganti della tecnologia, come la coreana Samsung, le imprese autoctone producono beni e offrono servizi specialmente per la popolazione vietnamita. Tutto ciò però potrebbe presto cambiare grazie alla stipula di diversi trattati commerciali che Hanoi ha portato avanti sia in qualità di Stato indipendente sia all’interno del gruppo ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico), come ad esempio l’importante “Partenariato Economico Globale Regionale” che vanta tra i suoi firmatari importanti potenze economiche regionali quali la Cina, il Giappone, l’Australia, la Nuova Zelanda e la Corea del Sud.

Quanto appena analizzato, nonostante alcuni ostacoli e ancora tanta strada da fare, fa sperare in un roseo futuro per l’economia e il benessere del Vietnam. Il Paese ASEAN potrebbe, secondo svariate analisi, a tutti gli effetti diventare la nazione sud asiatica con la più rapida crescita nel settore dell’economia digitale entro il 2026. Il PIL del Paese inoltre si è mostrato nell’ultimo decennio in costante crescita, anche nel corso degli anni pandemici, e lo stesso Vicedirettore del Dipartimento di Gestione delle Imprese, Nguyen Trong Duong, stima che ben il 26,2% del prodotto interno dei prossimi tre anni sarà rappresentato dalla fiorente economia digitale.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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