L’INCUBO CRISI ALIMENTARE: LE SANZIONI DI BIDEN STANNO PENALIZZANDO GLI STATI UNITI?

Fonte Immagine: New York Post

Le sanzioni imposte da Biden alla Russia sembrano aver avuto un effetto boomerang sugli statunitensi, attanagliati, ora, anche da una preoccupante crisi alimentare.

La morsa che attanaglia gli americani: l’effetto combinato di sanzioni e inflazione

Dopo che Vladimir Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, il presidente americano Joe Biden ha cominciato ad applicare alla Russia sanzioni sempre più pesanti, arrivando a congelare i depositi russi in dollari giacenti presso la Banca centrale e disconnettendo gli istituti finanziari russi dal sistema bancario Swift. Nella sua opera sanzionatrice Biden è stato seguito a ruota da Bruxelles.

L’intento originario delle sanzioni sarebbe quello di isolare un Paese dal contesto degli scambi internazionali: l’economia russa ha senza dubbio patito dei seri contraccolpi a seguito delle sanzioni occidentali ma si è poi gradualmente ripresa, anche in ragione del fatto che i grandi Paesi asiatici, in primis Cina e India, quelli dell’Africa e dell’America Latina, non si sono allineati alla linea di condotta di Biden e dei leader occidentali, proseguendo nel loro commercio con Mosca.

Come rovescio della medaglia a pagare il prezzo più salato sembrano essere stati proprio gli americani: l’inflazione più alta da quattro decenni a questa parte ha costretto tanti statunitensi a domandare aiuto alle banche alimentari. Il numero delle persone che si trovano in stato di incapienza sembra incrementare rapidamente, così come l’aumento del prezzo del gas e dei beni di prima necessità. La crisi dovuta alla fame inizia a incalzare negli Stati Uniti e i dati dimostrano come la domanda per l‘assistenza alimentare a febbraio sia aumentata in quasi tutte le banche alimentari. Una piaga sociale ingigantita dalla pandemia di Covid-19L’alto tasso di inflazione ha gettato ulteriore benzina sul fuoco.

Biden prova a correre ai ripari: una conferenza riuscirà a mitigare i problemi?

Per cercare di mettere una pezza, il presidente Biden ha intenzione di convocare una conferenza alla Casa Bianca nel settembre prossimo incentrata sulla fine della fame e sul miglioramento della condizioni alimentari in tutta la nazione.

L’ultima volta che la Casa Bianca ha ospitato una conferenza simile è stato più di 50 anni fa, quando il presidente Richard Nixon ebbe modo di organizzare la Conferenza della Casa Bianca su cibo, nutrizione e salute nel lontano 1969. Quell’evento di portata straordinaria contribuì all’espansione del programma di buoni alimentari e quello sulle mense scolastiche; la creazione del Programma di nutrizione supplementare speciale per donne, neonati, bambini. La Casa Bianca si auspica che la conferenza di quest’anno si traduca in un piano per accelerare gli sforzi per aiutare le persone ad uscire dal loro stato di bisogno.

La notizia della convocazione della conferenza giunge proprio mentre la nazione si trova costretta a convivere con i prezzi dei generi alimentari alle stelle e i problemi della catena di approvvigionamento che stanno contribuendo ulteriormente ad aggravare l’insicurezza alimentare. La pandemiacome ha affermato il Capo della Casa Bianca, ha rappresentato “un chiaro promemoria della necessità di un’azione urgente e sostenuta”.

Alla conferenza dovrebbero partecipare rappresentanti delle aziende alimentari, della comunità sanitaria e dei governi locali e statali, nonché lo chef e sostenitore dei diritti umani Josè Andrès, il quale ha appena fatto rientro dall’Ucraina, dove lui e il suo team di World Central Kitchen si son rimboccati le maniche per sfamare migliaia di ucraini in fuga dalla guerra. “Se l’Ucraina ci sta mostrando qualcosa”, ha affermato Andrès, è che “l’umanità intera ha dato per scontato avere a propria disposizione una quantità illimitata di cibo”.

L’invasione russa dell’Ucraina ha infatti colpito le forniture alimentari globali, facendo lievitare i prezzi dei principaliprodotti agricoli, compreso il grano, tanto che molti Paesi temono carenze nella catena di approvvigionamento. Anche il costo della soia, del mais, degli oli vegetali è aumentato vertiginosamente. Il rappresentante democratico James McGovern del Massachussets ha moltiplicato i suoi sforzi per convincere la Casa Bianca ad ospitare l’evento, lavorando a stretto contatto con i suoi colleghi democratici per cercare di porre fine all’insicurezza alimentare che attanaglia il Paese.

Il rapporto della Fao: quasi 200 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare

Recentemente anche la Fao nel suo “Global Report on Food Crises: acute food insecurity hits new highs” ha affermato come l’insicurezza alimentare abbia raggiunto il suo livello più alto nel corso della storia, auspicandosi una migliore prevenzione per affrontare le cause profonde delle crisi alimentari. Secondo il parere della Fao il conflitto in Ucraina ha rappresentato il principale fattore che ha innescato l’insicurezza alimentare a livello mondiale.

Il Global Network Against Food Crises (GNAFC), un’alleanza internazionale formata dalle Nazioni Unite, dall’Unione Europea, da agenzie governative e non, si propone di lavorare congiuntamente per affrontare le crisi alimentari. Il documento rivela come nel 2021 circa 193 milioni di persone in 53 paesi abbiano sperimentato sulla propria pelle un’insicurezza alimentare acuta.

conflitti, in particolar modo, rimangono il principale motore che alimenta l’insicurezza alimentare. In particolar modo, la guerra in Ucraina ha messo in luce la natura interconnessa e la fragilità dei sistemi alimentari globali: i Paesi che già affrontano alti livelli di fame acuta risultano essere particolarmente vulnerabili ai rischi generati dalla guerra nell’Europa orientale, vista la loro elevata dipendenza dalle importazioni di input alimentari e agricoli e dalla vulnerabilità agli shock globali dei prezzi alimentari.

Il conflitto in Ucraina, la crisi climatica, il Covid-19 e l’aumento dei costi di cibo e carburante sembrano aver creato quella tempesta perfetta che andrà a scatenare la sua portata distruttiva sulla vita di milioni di persone, americani compresi.

La situazione, tuttavia, richiederebbe un’azione su vasta scala, un approccio “globalista del quale Biden si è già fatto in passato artefice e promotore ma che il Capo della Casa Bianca è chiamato a cercare di implementare anche con l’aiuto della comunità internazionale che dovrà necessariamente affrontare collettivamente l’insicurezza alimentare acuta, spianando la strada a contesti umanitari, di sviluppo e di pace.

In caso di esito positivo, in ragione di un affievolimento del tasso di inflazione e con la fine della pandemia, lo stesso Biden ne trarrebbe giovamento, risollevando le sorti della sua presidenza e le ambizioni dei Democratici alle prossime tornate elettorali.

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