L’EUROPA ED IL PROBLEMA ENERGIA: RISPOSTE E SCENARI FUTURI 

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Fonte Immagine: https://leasenews.it/news/normativa/sistema-energetico-strategia-cese-per-lunione-europea

La ripresa economica e l’aumento esponenziale dei prezzi dell’energia, oltre allo scoppio del conflitto in Ucraina, hanno portato inesorabilmente i Paesi europei a rivedere la propria sicurezza energetica e a cercare di ridurre la forte dipendenza esterna che sussiste in tale settore.

L’energia in Europa

La crescita dei prezzi dell’energia e le minacce di interruzioni delle forniture di gas della Russia hanno portato all’attenzione mediatica la forte dipendenza esterna che l’Europa ha nell’approvvigionamento e nella fornitura di fonti energetiche. Di fatto, come mostrano i dati Eurostat, negli ultimi decenni le importazioni di energia dei 27 Membri sono aumentate notevolmente fino a raggiungere il valore massimo del 60,5% nel 2019. Nonostante un lieve calo nel 2020 (57,5%), l’Ue resta fortemente vincolata ad attori esterni e, in particolare, la Russia rappresenta il principale esportatore di petrolio e gas naturale verso l’Europa.

In parallelo con la crescente importazione di materie prime energetiche per soddisfare la propria domanda, nell’Unione europea, a partire dal 2008, si è assistito anche ad una netta diminuzione della produzione interna

Tutto questo ha contribuito a creare una situazione di tale dipendenza che lascia l’Ue esposta alle variazioni del mercato dell’energia, mostrando una notevole vulnerabilità che può essere sfruttata dagli attori esterni, come la Russia sta tentando di fare attualmente.

REpower UE

Per affrontare la crescita esponenziale dei prezzi dell’energia e non cedere alle intimidazioni della Russia, la Commissione Europea ha presentato l’8 marzo scorso un piano per “un’energia più sicura, più sostenibile e a prezzi più accessibili”. 

Tale piano, denominato REPowerEu, si incentra sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas (più importazioni di GNL e gas non russi, di biometano ed idrogeno) e sulla riduzione dei consumi di fonti fossili nei vari settori (es. edilizia), in modo da garantire una maggiore efficienza energetica. Prevede altresì una serie di orientamenti agli Stati Membri sul tipo di azioni da intraprendere per assistere le famiglie e le imprese e dare continuità alle disposizioni già adottate in precedenza dalla Commissione stessa. 

Inoltre, viene nuovamente sottolineata l’importanza e la necessità di implementare nel più breve tempo possibile il pacchetto di riforme Fit for 55 e tutte le altre misure legate agli obiettivi comunitari del Green Deal europeo, le quali permetterebbero di affrancarsi dalla dipendenza russa e degli altri attori esterni nel settore energetico.    

Nella proposta della Commissione si fa riferimento pure al ruolo strategico delle riserve e dello stoccaggio di gas in previsione del prossimo inverno, con l’impegno a riempire le relative infrastrutture dell’80% (90% negli anni a venire) entro il 1° novembre 2022.    

Superare la dipendenza UE dal gas russo

Come precedentemente indicato, la dipendenza europea dal gas russo è molto elevata e rappresenta sicuramente una vulnerabilità significativa per la sicurezza energetica del vecchio continente. Questa situazione è stata chiaramente evidenziata anche dall’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), la quale ha presentato un piano in 10 punti per aiutare l’Ue nel ridurre tale subordinazione. Nello specifico, l’IEA ritiene necessario:

  • Non rinnovare i contratti in scadenza entro la fine dell’anno con Gazprom e sostituirli a breve termine con un aumento della produzione interna e dell’importazione di GNL, pur tenendo conto che la situazione attuale implica un inevitabile aumento anche dei prezzi del GNL stesso. Per quanto concerne invece il medio-lungo termine, l’IEA consiglia investimenti in biogas, biometano e idrogeno a basso contenuto di carbonio attraverso l’elettrolisi. 
  • Aumentare le capacità di stoccaggio in modo da rafforzare la sicurezza di approvvigionamento
  • Nuovi progetti rinnovabili (eolico e solare) attraverso programmi di sovvenzione iniziali per i costi d’installazione, oltre ad un rafforzamento della capacità amministrativa/burocratica
  • Utilizzo di fonti esistenti a basse emissioni come nucleare e bioenergia 
  • Misure fiscali come tassazioni maggiori su utili imprevisti e redistribuzione per ridurre le spese dei consumatori
  • Campagne di sensibilizzazione pubblica e altre misure per incoraggiare e controllare i consumi domestici ed aziendali, in modo da massimizzare l’efficienza energetica. 

Ovviamente, si tratta di misure di non facile implementazione e che richiedono importanti finanziamenti, i quali tuttavia verrebbero compensati dal risparmio ottenuto nella forte riduzione di gas proveniente dall’estero.

Ridurre l’impiego di petrolio

Non solo la dipendenza dal gas russo, ma l’attuale situazione dei prezzi dell’energia ha effetti anche sull’impiego di un altro carburante fossile molto diffuso oggigiorno, il petrolio. Infatti, il consumo di questa fonte, nonostante gli effetti negativi in termini di emissioni di gas effetto serra, rappresenta ancora una quota rilevante delle fonti energetiche europee per il funzionamento della società medesima. 

Di conseguenza, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha proposto, così come per la dipendenza dal gas russo, un piano per ridurne il consumo. Per esempio, alcune soluzioni immediatamente applicabili concernono la diminuzione di almeno 10 km/h della velocità nelle autostrade, il mantenimento del lavoro da casa fino a 3 giorni alla settimana, l’iniziativa delle cosiddette “domeniche senz’auto” e l’utilizzo di mezzi meno inquinanti come il treno quando possibile. 

Altre opzioni percorribili, collegate indirettamente alle proposte che l’Ue ha già presentato per la realizzazione del Green Deal europeo (il pacchetto Fit for 55) implicano, per esempio, una sempre maggior adozione di veicoli elettrici e un miglioramento dell’efficienza energetica nelle abitazioni in modo tale da eliminare progressivamente l’impiego di fonti fossili come il petrolio.  

Prospettive future

Per quanto concerne il breve periodo, le iniziative dell’Ue e degli Stati Membri per diversificare i propri approvvigionamenti giocheranno sicuramente un ruolo importante; a tal proposito, il fatto di investire maggiormente nel GNL attraverso accordi con altri attori esterni (vedasi l’intesa con gli Stati Uniti o le varie iniziative nazionali con i Paesi dell’Africa come fatto recentemente dall’Italia) potrà aiutare l’Europa ad affrontare la delicata situazione oggigiorno presente, senza tuttavia garantire una sostituzione completa delle importazioni russe, né una maggiore autonomia nell’ambito energetico. 

Di conseguenza, fondamentale sarà anche il ruolo dei consumatori nel limitare i propri consumi e l’assistenza che gli Stati saranno in grado di fornire attraverso, non solo detrazioni fiscali, ma anche tramite incentivi volti a garantire investimenti sostenibili (es. sondaggio in Slovacchia, uno dei Paesi maggiormente dipendenti dal gas russo).   

Infine, per quanto riguarda più il medio-lungo termine, la crisi attuale può rappresentare un ulteriore stimolo per l’adozione e attuazione delle politiche di decarbonizzazione dell’Unione. Basti pensare che, in base alla stima di Citigroup, ai prezzi attuali, l’Ue spenderebbe, per approvvigionarsi di gas e petrolio, un trilione di dollari più dei finanziamenti del Recovery Fund[1]. Dunque, l’investimento in tecnologie più avanzate e fonti rinnovabili garantirebbe non solo un impatto minore a livello ambientale, ma anche una maggiore indipendenza e sicurezza a livello energetico, oltre ad un risparmio utile per la crescita economica europea. 


[1] Lombardini M., “Russia e Unione europea: tra dipendenza e interdipendenza energetica”, ISPI, 3 febbraio 2022, reperibile all’indirizzo web https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-e-unione-europea-tra-dipendenza-e-interdipendenza-energetica-33063

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