ELEZIONI IN FRANCIA. MACRON È STATO RIELETTO PRESIDENTE, COSA CAMBIERÀ PER L’EUROPA E PER LA FRANCIA?

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Le elezioni in Francia hanno riconfermato all’Eliseo il presidente Emmanuel Macron. Il presidente uscente secondo i sondaggi ha conquistato il 58,55% dei consensi, contro il 41,5% della sfidante Marine Le Pen. 

D’accordo con le previsioni, Emmanuel Macron si è riconfermato nuovo presidente della Repubblica francese per il suo secondo mandato. Rientra così nella ristretta cerchia di chi prima di lui ha avuto l’opportunità di vedersi all’Eliseo per due volte consecutive, come Charles De Gaulle, Mitterand e Chirac. 

Il  leader di En Marche aveva dichiarato già alla fine del primo turno che l’elezione francese sarebbe stata un banco di prova anche per l’Europa. L’importanza del ruolo di presidente e di premier in uno degli Stati membri, è fondamentale per l’intera comunità europea. 

A Macron sono andati i voti di un’importante parte dell’elettorato come quelli di Jean-Luc Mélenchon, i Verdi di Jadot, i Repubblicani di Valérie Pécresse e i Socialisti di Anne Hidalgo. Le Pen ha ottenuto i voti di Éric Zemmour di Reconquête, de Nicolas Dupont-Aignan di Debout la France, appartenenti all’estrema destra. 

Importante analizzare anche il dibattito televisivo che per molti elettori francesi è stato decisivo per le elezioni. Un confronto televisivo dove il leader di sinistra, Macron è apparso sicuro di sé, capace di guidare l’intero dibattito; d’altro lato la leader di destra poco convincente agli attacchi, anche su questioni molto delicate come i finanziamenti della sua campagna elettorale da parte dei russi. 

Nella serata del 24 aprile, il neopresidente si è diretto verso Champ-de-Mars, dove lo attendevano migliaia di sostenitori, con la Torre Eiffel da panorama, accompagnato dalla compagna Brigitte e alcuni bambini per dimostrare il suo avvicinamento ai cittadini e soprattutto ai giovani, per discostarsi dall’immagine di un uomo appartenente alle élite e lontano dai propri connazionali. 

Una vittoria economica

Tra i temi principali di questa elezione c’è stata l’economia. La perdita del potere d’acquisto e l’aumento del tasso di inflazione era tra le preoccupazioni principali dei francesi, già prima dello scoppio della guerra. Tuttavia, lo stato ha registrato 5,1% punti percentuali. Cifra che si attesta di  7,5% punti  al di sotto del tetto fissato dall’eurozona. Marine Le Pen ha fatto propaganda sulla riduzione dell’IVA, l’innalzamento dei salari, promettendo di restituire circa 150-200 euro per nucleo familiare, e sull’abbassamento dell’età pensionabile a 60-62 anni.

Di contro, Macron ha fatto leva sul cambiamento climatico, sull’importanza dell’energia rinnovabile, e non puntando su fonti nucleari. Questo potrebbe aver fatto breccia nel cuore di molti giovani che hanno particolare interesse sulle questioni ambientali e dei cambiamenti climatici, il futuro della sopravvivenza del mondo. 

Con la vittoria di Macron, è vittoria per l’Europa, nel segno della continuità. Il neoeletto presidente sulla scena comunitaria fa da attore principale rispetto agli altri leader politici, per trainare gli stati membri verso un nuovo percorso. Un’Europa vista come “terza forza”, come anche De Gaulle proponeva ai suoi tempi, tra i due blocchi, Washington e Mosca. Ad oggi, il quadro è sensibilmente peggiorato, data la guerra ai confini orientali. 

Le elezioni del 2022: una vittoria senza successo 

Le elezioni che si sono appena concluse non hanno dato una vittoria schiacciante sulla sfidante del partito Rassemblement National che ha ottenuto un 41%. Un dato che rappresenta una crescita importante della destra in Francia rispetto alle precedenti elezioni in cui aveva raggiunto il 33,9%, invece, il presidente francese ottenne il 66,1 %. 

Un dato necessario da tenere in considerazione è quello dell’astensionismo, che ha toccato percentuali pari al 28%. Un numero abbastanza importante considerando che le elezioni francesi sono un importante tassello nella politica europea.  La destra ha avuto riscontri positivi nelle periferie, invece, la sinistra ha riscontrato un risultato positivo nelle città come Parigi, Marsiglia, Nizza, Lione e Nantes. 

Il presidente francese, nel suo discorso di vittoria nel cuore della capitale ha ringraziato tutti i concittadini, sia coloro che non lo hanno sostenuto, sia coloro che hanno votato per lui nonostante idee e opinioni differenti. 

In generale, il voto di molti francesi si è rivolto verso Emmanuel Macron, non per la condivisione dello stesso programma elettorale, ma per contrastare l’avanzata sovranista e populista di Marine Le Pen, che avrebbe comportato non poche preoccupazioni a Bruxelles. Una vittoria della sfidante avrebbe posto in una posizione difficile la Francia rispetto al resto d’Europa, per le sue rivendicazioni di una potenza di attore principale nel panorama internazionale, con uno sguardo particolare al continente africano; riguardo alle sue opinioni individualiste, di un primato della “France et les Français” e in particolar rispetto al ruolo della Nato.

Molti osservatori sottolineano il problema che spesso il problema della leader di destra è che non riconosce la supremazia del diritto europeo su quello nazionale. Quello che preoccupa di più è una probabile uscita di Parigi dall’Alleanza perché l’intento della Le Pen è quello di non coinvolgere i francesi in guerre e conflitti non di carattere nazionale. 

Visione post-ideologica di Macron 

Spesso ci si chiede se la visione ideologica dell’attuale presidente sia di destra o di sinistra. Si può dire che non è essenzialmente né di un’ala né di un’altra. Il partito République En Marche prima delle scorse elezioni presidenziali è nato come scissione dal Partito socialista. L’eredità di Hollande aveva fatto perdere credibilità ai socialisti.

Alcuni analisti considerano Emmanuel Macron come Charles de Gaulle. Secondo il professore di Diritto Costituzionale Jean Philippe Derosier all’Università di Lille, l’attuale politico è di idee liberali, ma nella dimensione sociale è simile alla destra. Il professore fa riferimento alla legge francese per un’immigrazione controllata e un diritto d’asilo effettivo. Difatti, la legge del 2018 prevede di snellire l’elaborazione delle domande di asilo, velocizzare e facilitare l’espulsione di coloro che vengono respinti, ma migliorare le condizioni di coloro che vengono accettati. 

Macron ha un approccio generalizzante all’immigrazione, tema pressante per la Francia. Combattere l’immigrazione irregolare e un maggior controllo alle frontiere. All’interno dell’ala sinistra arrivarono critiche in merito, definendo la legge come troppo “repressiva”. 

Il sistema politico dovrebbe cambiare 

Secondo alcuni leader politici, tra i problemi della Repubblica francese vi è quello della coabitazione, ossia il fenomeno in base al quale il Parlamento ha un colore politico diverso rispetto al presidente. Difatti, gli elettori francesi si recano alle urne due volte: la prima per eleggere il proprio presidente, la seconda per le elezioni legislative. Un fatto che può comportare maggioranze politiche diverse.

Certamente, in un mese le opinioni politiche non possono cambiare in maniera evidente, tuttavia vi sono delle variabili da analizzare. In primo luogo, gli elettori che non identificandosi con i due sfidanti per l’Eliseo, decidono di non recarsi alle urne in un primo momento, ma successivamente per l’elezione legislativa possono essere determinanti.

In secondo, i voti dei cittadini che appartengono alla medesima ala politica, che per non esprimere la preferenza verso una sfidante di estrema opposizione ideologica rispetto alla propria, scelgono il candidato che al meglio si può avvicinare alla propria sfera di interessi, e che successivamente alle legislative, decidono di portare in alto il proprio partito di riferimento diverso dal presidente scelto. 

La modalità politica di elezione diretta del presidente venne istituita tramite un referendum voluto dal leader De Gaulle, che voleva vedere i suoi poteri rafforzarsi. Nel 1962 si tennero queste votazioni. La popolazione rispose positivamente, con il 62% favorevole alla proposta. In un secondo momento, il presidente di destra Jacques Chirac nel 2000 propose, sempre al vaglio referendario, di ridurre il mandato presidenziale passando dai sette anni in carica, agli attuali cinque. Il motivo di questa scelta fu la conseguenza del fatto che il presidente incarna l’interesse generale della popolazione, e per cui è necessario da un punto di vista democratico un ricambio più volte. 

Per i critici dell’ala socialista il sistema ha bisogno di un cambiamento per riequilibrare le istituzioni. Il presidente non può prendere le decisioni più importanti e significative per il proprio paese, come è accaduto recentemente con la pandemia. Per il politico Jean-Luc Mélenchon è necessario cambiare questo sistema, istituendo la VI repubblica, al fine di abolire questa sorta di monarchia parlamentare. O la Francia pensa ad un nuovo sistema politico, simile a quello italiano, con l’elezione non diretta a suffragio universale dal popolo francese, bensì dai parlamentari, che comunque sono espressione di parte degli elettori. 

Si rischia di apparire di fronte ai francesi, come poco democratici, perché è legittimo e giusto che il presidente venga eletto direttamente dal cittadino. Per cooperare al meglio con gli altri partiti politici, si potrebbe trovare un sistema diverso per l’efficacia e l’efficienza del lavoro parlamentare. 

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