TRANSNISTRIA: PREOCCUPAZIONI PER UN NUOVO FRONTE

Negli ultimi giorni una serie di attacchi all’interno della regione moldava separatista della Transnistria aprono a nuovi scenari preoccupanti per gli sviluppi della guerra in Ucraina e per le possibili degenerazioni oltre i suoi confini.

Da quando è iniziata, la guerra in Ucraina ha provocato un’escalation di preoccupazioni di una sua escalation militare. In principio era la “guerra in Crimea”, poi la “ guerra nel Donbass” e adesso la “guerra in Ucraina”. Più volte nelle ultime settimane si è discusso sull’apertura di nuovi possibili fronti da parte della Federazione Russa e gli avvenimenti accaduti negli ultimi giorni della Repubblica separatista moldava della Transnistria portano a credere che ciò sia vicino.

La Transnistria, nella storia della Guerra Fredda, faceva parte della Repubblica Socialista della Moldavia. Con l’ondata crescente di nazionalismo che stava infervorando i territori moldavi, i gruppi di popolazioni presenti in questa regione orientale iniziarono a preoccuparsi. Era la ripresa della storica differenza e contrapposizione delle due sponde del fiume Nistro: l’occidentale Bessarabia, comprendente la capitale Chisinau, filo-rumena; l’orientale Transnistria, filorussa. Tant’è che all’indipendenza moldava, proclamata il 24 agosto 1991, seguì l’esatto giorno successivo, 25 agosto, quella della Repubblica “oltre il Dnestr”, che rivendicava l’indipendenza dalla neonata Repubblica di Moldavia per creare uno Stato o comunque una regione autonoma attorno a Tiraspol: l’atto venne ovviamente respinto da Chisinau.

Nella realtà dei fatti, una prima dichiarazione di indipendenza della Transnistria s’era verificata l’anno precedente, il 2 settembre 1990, con il tentativo di distaccamento dall’URSS, ormai prossima alla disintegrazione. Anche in quel caso, ovviamente, Chisinau non l’aveva riconosciuta. Con queste premesse dunque, nel 1992 si giunse ad una prima guerra ibrida, simile ad alcune che poi si assistettero in altri regioni dello spazio post-sovietico. Dallo scontro ne risultò un’indipendenza de facto di Tiraspol, in quanto la comunità internazionale ha continuato a riconoscere l’integrità dei confini moldavi (comprendenti quindi anche le regioni oltre il fiume Nistro).

Non è un caso il richiamo appena fatto ad altre regioni dello spazi post-sovietico che furono teatro di guerre ibride alla morte del “Grande fratello” sovietico. Infatti, al contrario della comunità internazionale, la sovranità del governo di Tiraspol è stata riconosciuta da altri “pseudo-Stati” nostalgici di un grande passato sovietico ‘sorellastro’: Nagorno Karabath, Ossezia del Sud e Abkhazia. Tutte queste entità, se facessimo una proporzione matematica, stanno alla Transnistria come Georgia e Azerbaijan stanno alla Moldavia. 

Ritorno al presente, comunque, la Transnistria come s’è detto è ed è sempre stata filo-russa. Prima del brusco risveglio del 24 febbraio, quando l’invasione russa sembrava ancora solo un’eventualità, in tutte le previsioni che cercavano di comprendere per quali fronti sarebbe potuta passare Mosca, la Transnistria, per quanto piccola e magari passata come insignificante, c’era. Ora è possibile sia arrivato il momento di riprendere quei discorsi. 

Finora infatti l’attacco russo ha visto impegnati i confini ucraini a Est ovviamente, a Nord con la Bielorussia e a Sud, dalla Crimea e dal mare. Proprio quest’ultimo fronte potrebbe essere la chiave per aprirne un nuovo. Per i Russi, riuscire a chiudere ogni sbocco sul mare all’Ucraina sarebbe una mossa strategica. La storia insegna come il “corridoio sul mare” sia stata sempre una prerogativa per il benessere di uno Stato. Certo i commerci non avvengono più solo per nave ma le rotte marittime mantengono un ruolo cruciale per lo sviluppo economico di un Paese, Ucraina in primis. 

Mosca c’è quasi riuscita. È riuscita nell’impresa di collegare i due fronti di Crimea e del Donbass, chiudendo (apparentemente) il capitolo Mariupol. Ora manca solo un’ultima grossa e grassa fetta: Odessa. La città possiede uno dei più grandi porti marittimi di tutto il Mar Nero e sicuramente il più importante dell’Ucraina. L’attacco russo si è concentrato inizialmente però sul Nord, verso la capitale Kiev (come si è stati abituati) oppure Kyiv (come ci si sta abituando) e questo ha fatto sì che la citta di Odessa si sia preparata nel frattempo al “giorno del giudizio”. Sin dai primi giorni era scattata tutta l’organizzazione difensiva della città, con l’arrivo sempre maggiore delle armi occidentali (perché l’Occidente, paradossalmente, è preoccupato per un’escalation).

Alcuni attacchi sono già arrivati ad Odessa ma si sa che erano solo “assaggi” dal mare della flotta russa. Ora però Odessa deve guardarsi anche le spalle, perché i russi son davanti ma anche dietro. È impensabile che i militari russi non si siano leccati i baffi almeno una volta nell’escogitare una manovra a tenaglia per conquistare questa regione fulcro.

Un’apertura del fronte anche dalla Transnistria però complicherebbe un po’ le cose. Innanzitutto la guerra, finora limitata all’Ucraina (e qualche bombardamento in Russia) si estenderebbe oltre i confini nazionali ucraini. Il coinvolgimento della Transnistria produrrebbe un dilemma ontologico. La Transnistria è solo de facto indipendente quindi un suo coinvolgimento, almeno formalmente (ma si può stare tranquilli che anche concretamente), inserirebbe nel vortice anche la Moldavia. Non necessariamente come scontro diretto—sia chiaro che non si vuole degenerare in alcun tipo di determinismo—bensì, come destabilizzazione interna alla Repubblica Moldava. 

Il governo di Chisinau lo sa bene e per questo è anche consapevole di doveri muovere cautamente. Per il momento ha solo manifestato la propria disponibilità all’entrata nell’Unione Europea, tenendosi ad una certa distanza dalla NATO (più per paura che per mancanza di interessi) al fine di non bruciarsi troppo. L’esperienza della Georgia e ora dell’Ucraina insegnano l’ustione che produrrebbe.

Un’apertura del fronte dalla Transnistria russofila, coinvolgerebbe, in una miriade di possibili diverse sfumature, anche la Moldova rumenofona e, di conseguenza, preoccuperebbe non poco la vicina Romania. La stessa Romania membro della NATO. 

Sarà una coincidenza che inizia ad aumentare la tensione interna ad una regione russofila, la cui capitale Tiraspol è ad un’ora e mezza di distanza da Odessa, l’ultima grande città che manca ai Russi per chiudere il fronte marittimo? Fate vobis.

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