LE ECHO CHAMBERS DEL FAR-RIGHT

Gli individui sono considerati degli “animali sociali” che, sebbene talvolta cerchino il distacco dalla routine e dai contatti, sono tendenzialmente portati a frequentare altri individui e stare in compagnia. Cosa porta allora certe persone ad isolarsi completamente da tutto e da tutti e, in ultima analisi, ad aderire a visioni estremiste?[1]

Il principio

Già nel IV secolo a.C Aristotele, nella sua “Politica”, sosteneva che “l’uomo è un animale sociale”, intendendo dire che è intrinsecamente nella natura dell’uomo aggregarsi con i suoi simili, organizzarsi ed progredire. 

Si può in effetti osservare questo comportamento in un momento storico di gran lunga antecedente rispetto a quello di Aristotele. Nel momento storico del Paleolitico l’uomo, ancora nomade, comincia a capire che l’aggregazione è un passo vitale per la sopravvivenza e così, nel Neolitico, l’uomo comincia non più solo ad aggregarsi, ma ad organizzarsi. Il Neolitico è il momento storico della rivoluzione agricola, arrivando quindi alla terza fase, quella in cui l’uomo, forte del gruppo di riferimento, progredisce. 

Questa esperienza di aggregazione e di ritrovo tra gruppi della stessa specie può considerarsi insita nell’animo umano e, da esperienza, si è tramutata in istinto durante i vari periodi della Storia. 

Specchio delle società

Le dinamiche dei rapporti tra gli uomini mutano al mutare del contesto in cui essi operano e, in quanto tale, le variazioni nei comportamenti sono indicative del periodo storico in cui gli individui vivono. Le dinamiche sociali sono allora uno specchio molto articolato della società e delle sue trasformazioni, provvedendo a metterne in risalto i caratteri distintivi e i lati più bui.

Le dinamiche sociali odierne meritano di essere studiate con particolare attenzione e in modo approfondito: sebbene all’interno delle società ci siano sempre stati casi di soggetti che, per propria scelta o perché obbligati, si isolano dal resto del “gruppo”, le dinamiche moderne evidenziano un progressivo isolamento sociale di massa. 

Hikikomori e Covid-19

Questo comportamento risulta essere particolarmente vero se si considera l’introduzione nel 2010 del termine “hikikomori[2]all’interno del ventaglio dei disordini psichiatrici, e il contesto della pandemia da Covid-19. 

Per quanto riguarda il primo caso, quello dell’ “hikikomori”, la comunità scientifica si era già accorta di un particolare comportamento che si stava tenendo in varie parti del Giappone: le persone tendevano a ritirarsi dalla società per vivere isolate nelle proprie case e, a volte, addirittura solo nelle proprie stanze. Tuttavia, gli studi finali riguardanti questa particolare condotta suggeriscono che il fenomeno giapponese sia pròprio della popolazione giapponese, precludendo quindi la possibilità di considerare, almeno da un punto di vista scientifico, l’ “hikikomori” come un fenomeno globale.[3]

Dall’altro lato, le dinamiche comportamentali degli individui pre-pandemia, venga considerato l’anno 2019, sono caratterizzate da un comune senso di appartenenza ad un “gruppo” e, esclusi disordini comportamentali e malattie comunemente presenti in tutte le società, le società a livello mondiale non hanno dato segni particolari di malessere o di problemi a livello di relazioni tra individui.

La situazione, a livello globale, cambia con l’avvento della pandemia da Covid-19. Ogni paese ha reagito alla pandemia emanando misure che potevano essere più o meno in linea con i propri assetti politici e securitari, ma il comportamento comune che la maggior parte dei paesi colpiti tenuto, è stato quello di scegliere di limitare la libertà di spostarsi liberamente alla propria popolazione.

Il fatto di essere reclusi nelle proprie case e, se infetti, nelle proprie camere o negli ospedali, ha avuto come reazione di portare gli individui all’isolamento, isolamento che se in un primo momento era forzato dalla positività al virus, in un secondo momento è diventato volontario e automatico. 

L’isolamento del primo caso, quindi legato alla malattia, ha provocato negli individui la sensazione di essere improvvisamente soli. Il passaggio che è avvenuto è stato da una realtà affollata e sempre di corsa, a una solitaria e silenziosa. Questo passaggio repentino da una realtà all’altra ha causato una sorta di trauma nelle persone, che anche nel momento in cui non erano più malate, preferivano rimanere isolate, in una nuova realtà. 

Le echo chambers

Tra i nuovi termini particolarmente in uso in contesti non più solo di marketing ma anche di terrorismo e controterrorismo, si trova quello delle “echo chambers o digital echo chambers”. Le digital echo chambers, o camere dell’eco, sottopongono in maniera continua gli individui a contenuti che cercano online, diventando velocemente contesti in cui le notizie e le informazioni proposte sono in linea con le visioni politiche, religiose e sociali degli utenti, andando ad alimentarle. 

Le digital echo chambers sono strumenti usati nel marketing per far sì che ci appaiano dei prodotti o degli annunci in linea con i nostri interessi, gli annunci e le offerte dei prodotti passano così dall’essere anonimi e generali, all’essere“targettizzati”.

Le echo chambers e il rapporto con l’estremismo di destra violento

Questo concetto diventa contorto e pericoloso se contestualizzato all’interno dell’universo del far-right. Si consideri un individuo in età adolescenziale che abbia vissuto la pandemia da Covid-19. Questa persona, già sottoposta al precedente stress e al trauma della pandemia, sarà portato a sviluppare una tendenza alla solitudine e a reperire le notizie online.

Il pericolo che le echo chambers presentano è proprio quello di sottoporre, in maniera perpetua e continuativa, argomenti, idee e teorie che potrebbero, a medio-lungo termine, influenzare la persona in modo negativo. 

Specialmente durante gli anni 2020-2021 la reputazione dei gruppi di estrema destra è tornata forte e credibile, giustificando una fortissima propaganda delle idee e delle ideologie alla base dell’universo far-right. 

Questo ritorno in auge ha scatenato la curiosità di molti soggetti che, volendo sapere di più, cercano gruppi estremisti sui social e facendo ricerche online. Questo aumento dell’attenzione nei confronti dell’universo far-right a livello mondiale ha fatto sì che i vari contenuti creati e messi online da gruppi come Qanon, Proud Boys, Threepercenters, avessero una grandissima condivisione e un largo sostegno, producendo come risultato quello di apparire più e più volte nelle echo chambers degli individui. Resta da comprendere come, e fino a che punto, il materiale far-right proposto dalle echo chambers isoli gli individui più influenzabili. 


[1] Le considerazioni e le osservazioni contenute nel testo sono strettamente personali perché non sono basate su ricerche o su lavori accademici o professionali ma semplicemente da studi e considerazioni personali dell’analista e ricercatrice che scrive. Per questo motivo non ci sono note o riferimenti.

[2] Il termine “hikikomori” si riferisce ad una forma grave di abbandono della società, per cui si tende a recludersi nelle proprie stanze o abitazioni, senza avere più contatti con il mondo esterno. Questo comportamento è stato studiato per la prima volta in Giappone ed è risultato essere tipico di adolescenti e giovani adulti.

[3] Teo AR, Gaw AC. Hikikomori, a Japanese culture-bound syndrome of social withdrawal?: A proposal for DSM-5. J Nerv Ment Dis. 2010;198(6):444-449. doi:10.1097/NMD.0b013e3181e086b1

Caterina Anni

Caterina Anni è laureata in Sicurezza Internazionale con una specializzazione in Analisi e Intelligence. Si avvicina allo studio dei gruppi estremisti Far- right con l'internship presso The Counterterrorism Group di Washingon D.C., con cui collabora per 7 mesi. Scrive per Analytica for Intelligence and security studies e lo IARI per l'area di Difesa e Sicurezza.

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