AL-SHABAAB COLPISCE DI NUOVO IN SOMALIA 

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L’ennesimo attacco di al-Shabaab in Somalia ci dice che il gruppo è ancora forte e che la minaccia islamista in Africa non è da sottovalutare.

Il gruppo islamista radicale al-Shabaab ha colpito alle luci dell’alba di martedì 3 maggio una base delle truppe di ATMIS (African Union Mission) stazionata a El Baraf, fuori Mogadiscio, mietendo diverse vittime tra i militari burundesi. La tattica usata, prima l’esplosione di una autobomba e poi l’assalto con armi da fuoco, è una tecnica consolidata nelle operazioni del gruppo come si è visto nell’attentato al capo delle forze di polizia somale e 11 membri del parlamento del 22 aprile 2022.

La missione ATMIS, finanziata dall’Unione Africana, ha formalmente sostituito l’intervento di peacekeeping AMISOM con un mandato rinnovato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU fino al 2024. La missione, che conta circa 20.000 unità provenienti da differenti paesi africani, ha l’obiettivo di stabilizzare la minaccia islamista in Somalia. 

Al-Shabaab affonda le sue radici nell’islamismo radicale promulgato da al-Qaeda, che ha ampliato i suoi legami con gli islamisti dell’Africa subsahariana e del Corno d’Africa dagli anni novanta in poi dopo essersi installato in Sudan. La missione di peacekeeping a trazione statunitense verso la Somalia ha portato al-Qaeda a intensificare le sue connessioni con il paese del Corno, inviando armi al Generale Muhammad Aidid, un signore della guerra contrario alla presenza delle missioni sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Nel frattempo, l’ideologia radicale alla base del pensiero di al-Shabaab, comune a quello di al-Qaeda, proviene dal teologo islamista Qutb, il quale fu imprigionato e poi giustiziato dal regime nasserista nel 1966. Il suo pensiero comprende l’ideologia del jihad, l’affermazione del governo divino (hakumiyya) tramite l’imposizione della Sharia e il revivalismo islamico come antidoto all’ignoranza della società umana (jahiliyya).

Il concetto di guerra santa secondo Qutb dovrebbe essere rivolto non solo contro gli imperialisti occidentali ma anche contro i governi solo formalmente musulmani, come l’Egitto o l’Arabia Saudita, la quale secondo bin Laden si è macchiata di una grave colpa ospitando truppe occidentali. Brandendo l’imposizione della legge islamica l’ideologia di Qutb stabilisce la volontà divina sul mondo materiale rendendolo “perfetto”, ma sfida anche la teoria occidentale dello stato-nazione ponendo le basi per la teoria del califfato globale di al-Qaeda. Infine, anche il concetto di ignoranza viene articolato in termini islamici: Qutb promuove la priorità della legge divina sul pensiero e giudizio umano, rifiutando qualsiasi innovazione e adattamento del pensiero islamico alla modernità.

Gli attacchi di al-Shabaab in Somalia e la presenza di una rete di network islamisti nella fascia che va dal Corno d’Africa al Sahel (tra cui anche Boko Haram e lo Stato Islamico del Grande Sahara) riflettono un’instabilità endemica del continente, di cui il passato colonialista europeo è uno dei maggiori artefici. Stabilizzare le aree colpite dalla proliferazione jihadista, cominciando dalla stabilizzazione politico-economica, dovrebbe essere una priorità della comunità internazionale per prevenire e gestire le crisi regionali che potrebbero avere risvolti inaspettati anche sul piano internazionale. 

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

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