TRANSNISTRIA: IL FRONTE CALDO DELLO STATO CHE NON ESISTE

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La Transnistria, ufficialmente Repubblica Moldava di Pridniestrov, è uno Stato indipendente non riconosciuto dai Paesi membri dell’ONU, in quanto viene considerato de iure parte della Moldavia. Da qualche giorno il nome di questo piccolo Stato indipendente è tornato alla ribalta in quanto il Capo di Stato della Moldavia, Maia Sandu, ha allertato la comunità internazionale riguardo una possibile escalation delle tensioni dopo diverse esplosioni in alcune zone della regione separatista della Transnistria.

La Moldavia e la Transnistria

La regione prevalentemente russofona si trova tra il fiume Dniester al confine con l’Ucraina e si è resa indipendente dalla Moldavia durante il crollo dell’Unione Sovietica. Sebbene la Moldavia abbia una lunga storia di dominazione da parte dell’Impero russo e poi dell’Unione Sovietica, l’indipendenza ottenuta nel dicembre del 91′, ha fatto si che questo piccolo paese si avvicinasse progressivamente  a posizioni più filo occidentali ed europeiste, allontanandosi dall’influenza russa come hanno fatto tanti paesi dopo la dissoluzione dell’URSS e la conseguente  transizione  da economia pianificata a economia di mercato.

In un referendum del 2006 che non è stato riconosciuto dalla comunità internazionale, più del 95% dei votanti ha appoggiato l’adesione alla Russia, infliggendo un duro colpo alla Moldavia, che sperava di seguire la Romania e altri stati dell’Europa orientale nell’Unione Europea. Ad oggi la Transnistria è controllata da separatisti filorussi, con a capo di Stato Vadim Krasnosel’skij, che oltre ad ospitare permanentemente truppe russe, è anche considerato un’importante deposito di armi anche a causa della sua situazione giuridica fuori dal controllo della comunità internazionale.

La Moldavia non fa parte della NATO e sta cercando di rimanere fuori da qualsiasi alleanza militare fin dalla sua indipendenza, grazie alla neutralità sancita dalla sua costituzione. Tuttavia, se Putin dovesse spingere verso il suo confine con l’Ucraina, ci sarebbe una certa preoccupazione riguardo la capacità del piccolo paese dell’Est in relazione alle reali capacità difensive davanti una potenziale invasione russa.

La possibile escalation

Secondo AlJazeera, Rustam Minnekayev, uno dei comandanti russi più importanti, è stato citato la scorsa settimana dalle agenzie di stampa statali per aver detto che la Russia mirava a prendere il controllo dell’Ucraina meridionale, che avrebbe dato accesso alla Transnistria. Non è ancora chiaro se l’esercito russo, attualmente impegnato in una sanguinosa battaglia per prendere l’Ucraina orientale, sarebbe in grado di prendere più territorio nell’Ucraina meridionale e avanzare verso la Moldavia.

La Russia potrebbe potenzialmente cercare di usare la Transnistria per assistere con aiuti medici e cibo, mettendo in sicurezza le linee ferroviarie, offrendo uno spazio sicuro dove rifornire le sue truppe, riparare le attrezzature e riorganizzarsi. Centinaia di media internazionali, una serie di esplosioni inspiegabili si sono verificate in alcune parti della Transnistria, scatenando i timori che la guerra russo-ucraina potrebbe presto estendersi oltre l’Ucraina e far scoppiare un nuovo conflitto in Europa orientale.

Lunedì, una serie di esplosioni erano stata sentita nella capitale della Transnistria, Tiraspol, vicino all’edificio del Ministero della Sicurezza dello Stato, secondo l’agenzia di stampa statale russa RIA-Novosti. Mentre, stando alle dichiarazioni del il Ministero degli Affari Interni della Transnistria, il giorno successivo due torri radio sono state danneggiate da esplosioni nelle prime ore del mattino.

I negoziati di pace

Le negoziazioni per la pace iniziarono nel 1993, e nel 1999 al sesto summit dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) la Russia promise di ritirare le proprie truppe in Moldavia. Tuttavia già nella seguente conferenza organizzata dall’OSCE nel 2003 la Russia ignorava apertamente i suoi impegni presi al summit di Istanbul del 1999. Dopo questi avvenimenti, nel 2004 al vertice della NATO tenutosi sempre ad Istanbul, l’organizzazione ha espresso il suo rammarico riguardo all’incapacità russa di rispettare i termini del ritiro delle sue truppe dalla Transnistria.

Nel 2005, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha avviato altri negoziati con i rappresentanti della Transnistria, della Russia, della Moldavia, dell’Ucraina, dagli stati OSCE ed infine UE ed USA in qualità di osservatori, che si sono confrontati in un format di 5+2 riguardo una potenziale risoluzione pacifica del conflitto.

Tuttavia già nel 2006 i negoziati si fermarono per poi riprendere formalmente nel 2012, e dopo più di 10 anni dal nuovo inizio del dialogo, la Transnistria rimane ancora oggi in un limbo giuridico. La Russia, dal canto suo, sostiene che la questione della Transnistria sarebbe stata risolta attraverso la federalizzazione della Moldavia, la Russia ha presentato al governo di Chisinau nel 2003 un progetto noto come Memorandum Kozak. Questo piano includeva la creazione di una Moldova federale e la concessione di uno status speciale alla regione della Transnistria.

Secondo il piano, l’amministrazione della Transnistria avrebbe il potere di bloccare qualsiasi legislazione che l’amministrazione di Chisinau avrebbe approvato. Secondo il piano russo, la Moldavia non sarebbe stata in grado di unirsi a nessuna alleanza militare ed avrebbe mantenuto la neutralità, ma le unità militari russe sarebbero potuto rimanere in Transnistria per anni.

Tuttavia bisogna tenere a mente che sebbene la Russia abbia ricoperto il ruolo di mediatore nel conflitto, ha continuamente mantenuto le sue truppe in Transnistria, nonostante la richiesta della Moldavia di ritirarle. La situazione è simile alla Crimea in quanto la Russia ha truppe di stanza in un’area di un altro paese che confina con la Russia e ha una grande popolazione russa.

Tuttavia, questa situazione differisce dal conflitto in Crimea perché in questo caso la Russia è stata portata per aiutare a stabilizzare una regione invece di invaderla ed annetterla. Appare chiaro che il governo russo stia apertamente sfidando il diritto internazionale, in quanto buona parte della comunità internazionale ha ripetutamente condannato l’occupazione della regione.

Possibili soluzioni

Da come si può intendere, la situazione in Transnistria è estremamente complessa. Fino ad ora la comunità internazionale ha seguito la strategia del mantenimento dello status quo fino a quando la Transnistria non sarà disposta ad accettare il controllo del governo Moldavo. Tuttavia l’aggravarsi del conflitto in Ucraina può davvero mettere in discussione questo status quo e provocare una grave escalation, in quanto anche se questo conflitto sia rimasto quasi “congelato” fino ad oggi, la situazione impedisce alla Moldavia e alla Transnistria di continuare a crescere e prosperare  e crea ulteriore incertezza in un’area già destabilizzata dalla guerra in Ucraina. La comunità internazionale deve esigere il rispetto del diritto internazionale, fare pressione affinché il governo Moldavo si adoperi per trovare una soluzione pacifica che non provochi ulteriori tensioni fra le parti, che non si limiti alla sola partenza delle truppe russe sul territorio moldavo, ma anche al rispetto della neutralità sancita per costituzione dalla Moldavia.

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