RUSSIA E UCRAINA: STORIA DI UN CONFLITTO 

Il 24 febbraio 2022 il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha annunciato l’inizio di un’operazione militare speciale (leggasi invasione) in Ucraina. Lo scopo che si propone questa analisi è quella di ricostruire, sebbene a grandi linee, i momenti salienti della storia delle relazioni tra Russia e Ucraina al fine di provare a comprendere le ragioni di questo conflitto che non ha origine oggi ma che affonda le sue radici in ragioni geopolitiche e strategiche antichissime.

Come suggerisce il suo nome, che deriva dallo slavo orientale “u Krajna” e significa letteralmente “sul confine”, l’Ucraina è da sempre stata un crocevia per numerosi popoli che hanno contribuito alla creazione della sua composita identità nazionale. Ancora oggi permangono profonde differenze tra la parte occidentale del paese, prevalentemente di lingua ucraina e filoeuropea, e la parte orientale, prevalentemente russofona, che ha in Mosca il suo punto di riferimento. 

Lo stesso Vladimir Putin, nel discorso del 22 febbraio 2022 con cui ha espresso la volontà di riconoscere le Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, ha posto fortemente l’accento sul tradizionale legame che intercorre tra Russia e Ucraina, in particolare definendo quest’ultima come una parte integrante della storia, della cultura e dello spazio spirituale della Russia. 

Sebbene la lettura degli eventi fornita dal Presidente russo appaia più come un’opera di revisionismo storico, finalizzata a legittimare la sua decisione di intervenire militarmente in Ucraina, è innegabile che la storia dei due Paesi sia legata a doppio filo. 

La Russia moderna, infatti, avrebbe avuto origine proprio in Ucraina quando, intorno alla metà del IX secolo, una dinastia vichinga di origine scandinava fondò la cosiddetta Rus’ di Kiev, un principato che si estendeva su parte dell’attuale territorio ucraino, bielorusso e russo e dalla cui frantumazione, avvenuta nel 1240 a causa delle invasioni dei tataro-mongoli, nacquero nuovi principati, tra cui quello di Mosca. Solo nel 1667, a seguito della guerra russo-polacca, Kiev e l’Ucraina orientale passarono sotto il controllo di Mosca, mentre l’Ucraina centro-occidentale fu assegnata alla Polonia. Nel XVIII secolo anche l’Ucraina centro-occidentale fu annessa all’Impero russo, ad eccezione della Galizia che fu invece assegnata all’Austria. 

La nascita e il fallimento del nazionalismo ucraino 

Nel XIX secolo l’intera Europa fu interessata dalla nascita di movimenti nazionalisti che propugnavano l’idea secondo cui una nazione divisa in più stati o che fosse parte di uno stato plurinazionale avesse diritto all’autogoverno. 

In Ucraina, lo sviluppo di tali movimenti non è stato omogeneo, ma ha seguito percorsi differenti a seconda che questi si siano affermati nella parte occidentale o orientale del paese.  

Infatti, mentre l’Austria, dopo il 1867, riconobbe i diritti delle minoranze nazionali che ebbero così la possibilità di fondare le proprie scuole e ottenere rappresentanza politica nei parlamenti locali e nazionali, l’Impero russo osteggiò fortemente le pretese nazionaliste ucraine, in particolare vietando l’uso pubblico e lo studio dell’ucraino e qualsiasi attività politica ad esso associata.

Solo alla fine della Prima guerra mondiale, con il crollo degli Imperi russo e asburgico, le aspirazioni indipendentiste ucraine sembrarono divenire realtà con la nascita, nel febbraio del 1917, della Repubblica nazionale ucraina. L’indipendenza durò poco. A seguito della presa di potere dei bolscevichi nel 1918 scoppiò la guerra civile che si svolse prevalentemente sul suolo ucraino e al termine della quale la maggior parte dell’Ucraina occidentale passò sotto il controllo della Polonia ricostituita, mentre i territori orientali furono conquistati dai russi.

Solo nel 1921, con la firma del Trattato di Riga la Russia riottenne l’Ucraina, ad eccezione dei territori della Galizia e Volinia, assegnati alla Polonia. 

Nel 1922, l’Ucraina fu una delle repubbliche fondative dell’Unione sovietica.

La Repubblica Socialista Sovietica Ucraina

Nel già citato discorso del 22 febbraio, Putin ha attaccato Lenin, a suo avviso colpevole di aver promosso l’autodeterminazione delle nazioni e quindi di aver creato l’Ucraina che, altrimenti, non sarebbe mai esistita come Stato indipendente. Va detto che, sebbene all’interno dell’Unione sovietica l’Ucraina godesse dello status di Repubblica, essa non aveva un’effettiva autonomia politica in quanto tutte le decisioni erano prese a Mosca, fatto che contribuiva ad acuire l’insofferenza della popolazione ucraina nei confronti della Russia. 

Tra gli eventi più significativi nella storia dell’Ucraina sovietica deve essere sicuramente ricordata la politica di collettivizzazione forzata delle campagne, promossa da Stalin tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta. I contadini dell’Ucraina, definita il “granaio d’Europa” in virtù delle sue terre fertili e della copiosa produzione agricola, non accettarono di sottomettersi alle decisioni di Mosca e per questo subirono una violenta campagna denigratoria e furono in massa condannati alla deportazione. Le politiche di Stalin, accompagnate da una forte operazione di denazionalizzazione, determinarono una drammatica carestia definita Holodomor, cioè morte per fame, che porterà alla morte di milioni di persone. Il ricordo di questa tragedia contribuì a fomentare l’astio della popolazione ucraina nei confronti del governo sovietico, portandola, di conseguenza, a salutare come liberatori i tedeschi che nel 1941 occuparono l’Ucraina, dando vita a numerosi episodi di collaborazionismo.

Un secondo evento chiave nella storia dei rapporti tra Russia e Ucraina è rappresentato dalla cessione all’Ucraina, nel 1954, della penisola di Crimea, fino ad allora parte della Russia, su iniziativa del Segretario generale del Partito comunista Nikita Krusciov. La Crimea è tornata al centro dell’attenzione nel 2014, in virtù del controverso referendumche ha avuto come risultato l’annessione de facto alla Russia. 

Il 26 aprile 1986 esplose la centrale nucleare di Chernobyl. Sarà l’ultimo di una lunga catena di eventi che determinarono la fine dell’ormai morente sistema sovietico. 

La fine dell’URSS e il difficile cammino verso la democrazia

Il 24 agosto del 1991 l’Ucraina proclamò la sua indipendenza dall’Unione sovietica. L’affrancamento da Mosca e la transizione verso un nuovo modello democratico non fu semplice.

Le fratture interne all’Ucraina emersero a livello internazionale nel 2004 con la nascita della Rivoluzione arancione, un movimento di protesta pacifico nato a seguito dell’elezione alla Presidenza della repubblica del filorusso Viktor Yanukovich. 

A seguito della denuncia di  brogli elettorali da parte del candidato filoccidentale sconfitto, Viktor Yushchenko, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) certificò l’irregolarità delle elezioni e Stati uniti e Unione europea non riconobbero il risultato elettorale, spingendo il Parlamento ucraino a sfiduciare il nuovo governo e ad indire nuove elezioni, poi vinte dalla coalizione guidata da Yushchenko. Nonostante le grandi speranze della popolazione, la Rivoluzione arancione non portò a compimento gli obiettivi che si era preposta e nel 2010 Yanukovich fu eletto Presidente della Repubblica. 

Nel 2013, Yanukovich decise di congelare la firma dell’Accordo di associazione tra Ucraina e Unione europea, a favore di un accordo commerciale con la Russia. A causa delle proteste scatenate del movimento europeista di Euromaidan (che trae il suo nome da Maidan Nezalezhnosti, la piazza di Kiev divenuta simbolo delle manifestazioni) Yanukovich fu costretto a lasciare il Paese. Al suo posto fu instaurato un governo filoccidentale. Va detto che il movimento di Euromaidan vide anche la partecipazione di alcuni gruppi nazionalisti di estrema destra, che si resero protagonisti di gravi abusi nei confronti della popolazione ucraina di lingua russa. Tra gli eventi più noti e drammatici si ricorda sicuramente il rogo alla Casa dei sindacati avvenuto a Odessa il 2 maggio 2014. 

Dal post Yanukovich ad oggi 

In seguito alla destituzione di Yanukovich, Putin decise di annettere la Crimea alla Russia, mentre nelle regioni di Lugansk e Donetsk, nella regione orientale del Donbass, i ribelli filorussi presero il controllo del territorio e proclamarono unilateralmente la loro indipendenza, dando inizio ad una guerra civile che ha provocato, fino ad oggi, la morte di circa 14 mila persone, tra militari e civili. 

Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, per porre fine al conflitto, furono siglati una serie di accordi internazionali noti come Accordi di Minsk che però, nonostante gli sforzi diplomatici, non hanno ricevuto attuazione.

Il 2014 è stato anche l’anno dell’elezione alla Presidenza della Repubblica di Petro Poroshenko, che nel corso del suo mandato si è fatto promotore di una serie di leggi volte a quella che potremmo definite la desovietizzazione dell’Ucraina, realizzata attraverso la rimozione di simboli e il mutamento della toponomastica ereditati dal periodo socialista, nonché di una riforma linguistica che ha rafforzato l’uso dell’ucraino in qualità di lingua ufficiale a discapito delle lingue minoritarie, tra cui il russo.  

Non essendo stato in grado di risolvere i problemi legati alla corruzione dilagante e soprattutto il conflitto nella parte orientale del Paese, nel 2019 Poroshenko è stato battuto alle elezioni da Volodymyr Zelenskiy, che nel corso della sua campagna elettorale, pur condannando il supporto russo alla causa dei ribelli del Donbass, si era dimostrato aperto ad eventuali trattative con Putin e disponibile ad adottare una politica più morbida nei confronti delle minoranze.  

Nel novembre del 2021 la crisi tra Russia e Ucraina si è esacerbata a causa del dispiegamento di migliaia di soldati di Mosca ai confini con l’Ucraina. Nel corso dei colloqui che sono seguiti tra gli Stati Uniti e la Russia, quest’ultima ha richiesto una serie di garanzie volte a limitare l’espansione della NATO ad est, che tuttavia sono state ritenute inaccettabili per i paesi coinvolti. 

Contro ogni pronostico, il 24 febbraio 2022 è iniziata la guerra, la cui fine, al momento, non è né prevista né prevedibile. La strada dei negoziati sembra essere stata accantonata a favore di una soluzione bellicista, fortemente supportata dagli Stati Uniti e dall’Unione europea. 

Resta forte e impellente la domanda se questa guerra poteva essere evitata attraverso un’azione diplomatica preventiva più efficace e soprattutto quali saranno le ulteriori conseguenze per la popolazione civile che, come in ogni conflitto armato, sta scontando il prezzo più alto. 

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