FRANCIA, ELEZIONI 2022: LA RIMONTA DELL’ESTREMA DESTRA E LA FRATTURA DELLA SOCIETÀ FRANCESE

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Emmanuel Macron è stato eletto per la seconda volta Presidente della Repubblica francese. Eterna seconda Marine Le Pen, che conquista una grande fetta dell’elettorato di centro.

Domenica scorsa con il 58,5% dei voti, il popolo francese ha eletto per la seconda volta Emmanuel Macron Presidente della Repubblica. Al secondo posto, Marine Le Pen (41,4%) leader indiscussa dell’estrema destra, che ha guadagnato quasi 3 milioni di voti in più rispetto al ballottaggio del 2017, avvenuto sempre con lo stesso Macron.

Da questi risultati elettorali, emergono diversi elementi. Innanzitutto, un grande cambiamento della società francese, che si rivela profondamente divisa al suo interno e che esprime il proprio disappunto anche con un alto astensionismo, pari ad un 28,01%, il più alto per un ballottaggio dal 1969.

Poi, una sostanziale tendenza all’estremismo di destra e al nazionalismo più puro, addirittura filo-putiniano e sicuramente antieuropeista, malgrado i sanguinosi episodi che si stanno verificando in Ucraina ormai da qualche mese.

La Francia, uno degli attori geopolitici più importanti nel panorama europeo ed internazionale e tra i pochi a poter vantare un elettorato fedele e partecipativo, è in piena crisi politica e sociale.

Il fenomeno non è sicuramente nuovo e l’Europa sta affrontando questo elemento come un parziale segno di sconfitta degli ideali democratici ed europeisti su cui ha impostato tutto il sistema dell’Unione Europea. Negli ultimi vent’anni, i partiti di estrema destra hanno quasi triplicato i propri consensi riuscendo ad ottenere, anche se con una minima percentuale, seggi tra i governi europei.

Secondo il politologo Klaus von Beyme, la storia dell’estrema destra europea affonda le proprie radici già nel Secondo Dopoguerra e raggiunge tre picchi storici, l’ultimo dei quali proprio negli anni Ottanta, proprio nel mezzo del processo di integrazione europea. Precursore di una politica nazionalista che abbandonava l’idea dell’autoritarismo tipico del periodo bellico è stato proprio Jean-Marie Le Pen, padre di Marine, che con il suo Front National ha poi ispirato tutta l’estrema destra europea.

Il percorso politico compiuto da Marine Le Pen negli ultimi anni, si è rivelato sicuramente laborioso. Soprattutto in ragione del fatto che l’estrema destra sarebbe potuta diventare un grande ostacolo per la conquista di grandi consensi.

In questi casi, la via di mezzo è sempre l’alternativa più conveniente e più premiata. Infatti il voto per la Le Pen è sostanzialmente aumentato rispetto all’ultimo ballottaggio del 2017, quando la leader del Rassemblement National aveva ottenuto il 33,9% dei voti, pari a circa 10 milioni di elettori. Dai risultati della scorsa settimana, la Le Pen ha ottenuto quasi tre milioni in più di elettori. Del resto, la grande capacità di Marine Le Pen di «liberarsi della demonizzazione legata alla figura di suo padre Jean-Marie» e di spostarsi più verso il centro, catturando i consensi più indecisi, si è particolarmente notata.

I motivi per cui l’estrema destra sia riuscita ad ottenere questo progressivo consenso, soprattutto al ballottaggio, sono legati ad una profonda spaccatura all’interno della società che non riguarda solo la Franca ma che, proprio perché avvenuto in questo territorio, così profondamente dedito alla propria nazione e compatto nella sua multietnicità, invia un segnale ancora più profondo a tutta l’Europa.

Sicuramente la miseria economica, aggravata ancor più dalla pandemia Covid-19 e dalla guerra in Ucraina aggiunta ad una crisi dell’immigrazione senza precedenti, sono elementi che rendono le estreme destre in grado di cavalcare questi sentimenti di insoddisfazione e ingiustizia generale, ottenendo molti più consensi di qualche decennio fa.

Ciò che probabilmente non ha funzionato nella corsa alle presidenziali francesi, come afferma anche il politologo francese Olivier Roy, è stata la sua incapacità di «apparire presidenziale», dimostrarsi quindi all’altezza di un Eliseo che per il popolo francese rappresenta il più importante biglietto da visita a livello internazionale.

L’altro elemento è la profonda spaccatura all’interno della società francese che si è rivelata essere indecisa fino all’ultimo e che solo in ultima battuta ha preferito Macron, creando una comfort-zone di distacco con la leader del RN.

«La sua [di Macron] è una vittoria per difetto. Resiste non perché è popolare: ma perché l’opzione Marine Le Pen è stata considerata inaccettabile dalla maggioranza dei francesi» chiosa Olivier Roy. Ed in effetti non si può parlare di vittoria netta ma di un grande momento di riflessione per il Partito Socialista francese che a giugno dovrà affrontare una nuova tornata elettorale per il voto all’Assemblée National.

Secondo il sistema elettorale francese, prima avviene l’elezione del Presidente della Repubblica e solo successivamente si procederà con il voto per i parlamentari. Se il Presidente non riuscirà ad ottenere la maggioranza all’Assemblée National, risulterà pertanto incagliato nel suo stesso ruolo, impedendogli manovre di governo decisive.

Tra i grandi temi di svantaggio per il Presidente Macron, quello della riforma sulle pensioni e sull’affrontare questo velo di grand malaise che da qualche anno sta imperversando tra la popolazione francese, diventando in certi casi anche violenta come avvenuto con le proteste dei gilet jaune.

Sicuramente la Francia ha dato prova ed eco di una grande divisione interna, sociale e politica, che mai prima d’ora aveva caratterizzato questo territorio. Non solo. Oggi si dimostra anche vulnerabile agli occhi degli altri attori internazionali e questa sua condizione potrebbe essere sfatata, perlomeno in parte, soltanto con la turnazione elettorale che si succederà in giugno.

Quanto è accaduto e accadrà in Francia, soprattutto con l’estrema destra, è senz’altro di fondamentale interesse per l’Europa e soprattutto per l’Italia che nei prossimi mesi si preparerà per la campagna elettorale per le elezioni del 2023.

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