LA NUOVA CORTINA DI FERRO

Fonte Immagine: riccardoruggeri.eu. https://riccardoruggeri.eu/blog/le-tre-grandi-potenze-cina-usa-russia-giocano-le-loro-carte-e-leuropa-assiste-stupefatta/

Gli eventi recenti stanno ribadendo l’esistenza di una “nuova Cortina di Ferro”. Cerchiamo di capire come si articolerebbe a livello mondiale

La guerra in Ucraina, scoppiata il 24 febbraio 2022, sta condizionando l’Europa e ha compattatoulteriormente gli Stati della NATO (North Atlantic Treaty Organization), la quale ha rinforzato le sue difese nell’est del Continente (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Bulgaria). A sentirsi minacciati, oltre i Paesi elencati nella parentesi, sono la Svezia e la Finlandia, che stanno ventilando la loro adesione all’Alleanza Atlantica. Inoltre la NATO sta sostenendo con aiuti militari e sanitari l’Ucraina.

La Russia, sentendosi minacciata dall’espansione della NATO “verso est”, ha invaso l’Ucraina e rinforzato i legami con il suo alleato bielorusso. Inoltre, il Cremlino ha interessi negli scenari del Mar Nero e dei Balcani, in specifico vanta buoni rapporti con la Serbia, ha cercato di “influenzare” il Montenegro, la Macedonia del Nord e potrebbe usare a proprio vantaggio la delicata situazione in Bosnia-Erzegovina.

La Cina, invece, vorrebbe concludere con l’Unione Europea il Trattato CAI (Comprehensive Agreement on Investment), fattore che ha creato non poche tensioni tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti

Per quanto riguarda l’Africa, l’Unione Europea ha intenzione di instaurare con l’Unione Africana e con gli Stati del Continente una relazione di partenariato, basato sul piano politico, economico (in special modo con quelli dell’Africa Occidentale) e della sicurezza. Inoltre l’Europa vuole intervenire nelle situazioni critiche del Corno d’Africa, del Golfo di Guinea e del Sahel, affrontare il problema della migrazione e sviluppare nel Continente africano la transizione ecologica e digitale

Gli Stati Uniti, dal canto loro, vogliono ristabilire la loro influenza in Etiopia, Sudan, Nigeria e Senegal, da attuare favorendo le transizioni democratiche e la vendita di armi per combattere gli jihadisti.

Questa necessità degli occidentali di ristabilire le loro influenze in Africa è conseguente alla loro perdita di interesse nei riguardi del Continente avvenuta negli ultimi trent’anni. Ciò ha permesso ad altri attori di inserirsi.  

Il primo è la Russia. Essa, ribadendo di non vantare lo stesso passato coloniale europeo e non interferendo con la politica interna degli Stati, offre ai Paesi africani materie prime, accordi economici, attrezzature militari e mercenari per combattere le milizie islamiche o le rivolte “minacciose” (es. Mali). In cambio, il Cremlino crea basi militari (come quella progettata in Sudan), vuole ottenere il controllo tra il Sahel e l’Africa centrale(mentre ha già la Cirenaica in Libia) e le risorse dei principali Paesi africani.  

Il secondo è la Cina. Utilizzando la stessa strategia dei russi per relazionarsi con gli Stati, essa è divenuta il più grande partner commerciale del Continente, seppure punti per lo più nelle zone dell’Africa centrale, occidentale e orientale. Ciò è stato reso possibile grazie alla prospettiva offerta da Pechino della “nuova Via della Seta” e dell’effettiva costruzione di infrastrutture edilizie, di trasporto, di lavoro e delle telecomunicazioni. In cambio, la Cina vuole ottenere le materie prime, le terre fertili, la costruzione di basi militari (es. Gibuti) e aspira ad avere alleanze politiche e belliche. Quest’ultimo elemento potrebbe essere attuato pure mediante il debito economico delle grandi opere costruite, poiché la Cina non le realizza senza “chiederne il conto”.

Per quanto riguarda il Centro-Sud America, gli Stati Uniti stanno pagando lo scotto di averla “ignorata” a seguito degli eventi dell’11 settembre 2001. Il Presidente Obama, insieme al suo vice Biden, avevano eseguito le seguenti azioni per porvi rimedio: cercare di normalizzare i rapporti con Cuba; riavvicinarsi con l’Argentina e il Brasile; far entrare gli Stati costieri del Pacifico nel Patto commerciale Trans-Pacifico. Nonostante ciò, gli Stati Uniti hanno ancora “molta strada da fare”.

La Russia ha sempre avuto ambizioni geopolitiche sul Centro-Sud America, poiché è “la soglia di casa degli Stati Uniti”. Tra i principali partner/alleati dei russi ci sono l’Argentina, la Bolivia, il Brasile, il Nicaragua, Cubae Venezuela (alleati storici). Con il Messico, invece, ambisce ad instaurare rapporti vantaggiosi. Tuttavia, l’invasione dell’Ucraina ha spronato molti Stati sud-americani ad esprimere pubblicamente di non condividere l’azione russa.

Anche la Cina si è “inserita” in quest’area stringendo relazioni politiche ed economiche strette. Se da un lato ha salvato i Governi in fallimento (es. l’Argentina), le aziende statali venezuelane e brasiliane e facilitato la compravendita dei suoi prodotti (alimentari e tecnologici), dall’altro non è restia a chiedere qualcosa in cambio. Infatti la Cina è riuscita a garantirsi il petrolio dell’Ecuador, “pretende” l’allineamento di questi Statialle sue necessità e vuole “utilizzare” l’Honduras in funzione anti-Taiwan.

Per quanto riguarda il Medio-Oriente, senza ombra di dubbio gli Stati Uniti e la NATO sono influenzati da come sono andati gli interventi in Iraq e in Afghanistan. Tuttavia, godono di buoni rapporti con gli Stati del Golfo Persico, l’Arabia Saudita ed Israele. Quest’ultimo vanta relazioni pure con la Russia, la quale sta “bloccando” le pressioni arabe dalla Siria. Nonostante ciò, questi “alleati” temono un ulteriore disimpegnooccidentale nell’area.

La Russia, nell’ultimo decennio, ha rinnovato la sua presenza nella Regione. Prima di tutto è intervenuta in Siria a favore di Assad, poi ha stretto legami più stretti con l’Iran, collabora con l’Arabia Saudita e Israele e cerca di instaurare relazioni con il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti

La Cina, invece, punta per lo più sull’influenza commerciale in quest’area. Utilizzando la stessa politica messa in atto negli altri Continenti, Pechino ha stretto relazioni economiche con l’Iran e la Siria ed ambisce ad ottenere accordi petroliferi. Per questo, la Cina sta cercando di avere rapporti con gli Stati del Golfo.

Per quanto riguarda l’Asia Centrale, la “partita” viene per lo più “giocata” tra la Russia e la Cina, i quali, in realtà, sono in competizione per stabilire le rispettive influenze. La prima gode ancora di relazioni stabili con gli Stati ex-Unione Sovietica ed è tuttora un attore decisivo per la sicurezza (es. 

l’intervento in Kazakistan agli inizi del 2022). Tuttavia, le sanzioni economiche inflitte al Cremlino per la guerra in Ucraina stanno mettendo a dura prova gli Stati dell’Asia Centrale, offrendo così alla Cinal’opportunità di estendervi la sua influenza. Infatti, i cinesi vogliono stringere relazioni strette con questi Paesi cercando, al contempo, di isolare la crescente ascesa dell’India nella Regione.

Senza ombra di dubbio, l’area dell’Indo-Pacifico è una delle più importanti di questa “nuova Guerra Fredda”, in cui si sta esternando la competizione tra la Cina e gli Stati Uniti.

La prima vanta relazioni strette con il Pakistan (che gode di contratti militari con la Russia), ha integrato nella “nuova Via della Seta” le Isole Salomone, le Isole Cook, il Kiribati, la Papa Nuova Guinea, Tonga, Vanuatu, Fiji e Samoa e vuole aderire al Patto commerciale Trans-pacifico. Inoltre ambisce estendere la sua influenza nei Paesi dell’ASEAN (Association of South-East Asian Nations), ottenere il monopolio dei punti strategici dell’Oceano Indiano e Mar Cinese Meridionale e rivendica l’isola di Taiwan.

Gli Stati Uniti, insieme a Vietnam, Singapore e Indonesia, vedono come minacciosa l’ascesa della Cina nell’area. Per cui gli statunitensi puntano ad avere rapporti stretti con l’ASEAN, a difendere Taiwan e, in funzione anti-cinese, hanno creato il “QUOD”, cioè il Dialogo quadrilatero sulla sicurezza con Australia, India e Giappone, e “AUKUS”, il Patto di difesa con Australia e Gran Bretagna. Il tutto viene eseguito con il supporto della NATO e dell’Unione Europea.

Questa “Nuova Cortina di Ferro” si esprime pure con la “diplomazia del vaccino” anti-Covideseguitadalle tre superpotenze, e dagli aspetti di seguito riportati. 

L’Occidente, in risposta alla guerra in Ucraina, ha inflitto pesanti sanzioni economiche al Cremlino, le quali sono accompagnate dalla crescente russofobia

Gli Stati Uniti hanno messo al bando diverse aziende cinesi e ammonito il Governo di Pechino di non aiutare direttamente il suo alleato russo in conflitto, pena le serie implicazioni sanzionatorie.

La Russia, in risposta all’azione occidentale, ha stillato una lista di Paesi “ostili” al Cremlino, ha minacciato di nazionalizzarne le aziende e si è avvicinata ulteriormente all’alleato cinese

Infine la Cina sta “sostenendo” l’economia russa e ha preparato un piano di contro-sanzioni se ne dovesse ricevere. Il tutto viene accompagnato dall’interpretazione degli eventi fortemente condizionata da una propaganda anti-Occidentale, eseguita pure dall’alleato russo.

In conclusione, questa “nuova Cortina di Ferro” può soltanto delinearsi ulteriormente, arrivando a condizionare le varie aree globali. Esse, senza andare nello specifico, potrebbero essere “spartite” in questo modo: Cina e Russia riuscirebbero a garantirsi l’Asia Centrale e la maggior parte dell’Africa; gli Stati Uniti e la NATO, oltre a confermarsi in Europa, potrebbero mantenere la loro influenza nel Centro-Sud America e nel Medio-Oriente, lottando al contempo ad “armi pari” nell’Indo-Pacifico.

Tuttavia, le incognite più importanti, rappresentante dalla Turchia e dall’India, potrebbero avere un ruolo determinante negli “assetti” di questa “nuova Guerra Fredda”. Questi importanti “attori regionali” al momento si relazionano con entrambe le “fazioni” (Turchia con NATO, Cina e Russia, l’India partecipa al “QUOD” e vanta contratti militari con il Cremlino) e il loro possibile schieramento definitivo non sarebbe così scontato.

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