EGITTO. UN RIFUGIO PER GLI INVESTIMENTI RUSSI?

Il Presidente egiziano Al-Sisi e il Presidente russo Putin in un incontro a Sochi del 2017. Foto di Alexei Druzhinin/TASS, The Tahrir Institute for Middle East Policy

Sempre più insistenti le voci interne che chiedono al Governo di spalancare le porte agli investitori russi per far fronte alle difficoltà economiche del Paese, costretto a svalutare la propria moneta.

L’inizio delle ostilità in Ucraina ha posto l’Egitto dinanzi a due grandi sfide. Come principale importatore mondiale di grano dalla Russia e dall’Ucraina con una percentuale pari all’85% delle sue forniture, ha registrato un aumento del prezzo del grano, sia a causa dell’interruzione della catena di produzione ed esportazione del grano sia per l’impatto delle sanzioni imposte alle attività economiche e commerciali russe. Come già evidenziato in precedenza, dunque, la prima grande sfida per l’Egitto, con carattere di urgenza, è quella della sicurezza alimentare per fronteggiare la quale il Paese dovrà mettere a disposizione più risorse finanziare per garantire l’approvvigionamento.

La seconda sfida è costituita invece dagli stessi legami con la Russia che negli ultimi anni si erano intensificati, in particolare con la vendita di armi, con la cooperazione per la costruzione di una centrale nucleare nel nord-ovest del Paese e, non ultimo, con crescenti legami economici e commerciali.

Dallo scoppio del conflitto fino ad oggi, l’Egitto ha mantenuto un atteggiamento prudente, evitando di condannare apertamente l’invasione russa dell’Ucraina e il 7 aprile scorso si è astenuto dal votare una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale si sospende la Russia dal Consiglio per i Diritti Umani per “violazioni e abusi gravi e sistematici dei diritti umani” in Ucraina. 

L’equilibrismo egiziano sembra non bastare più: il partito Nidaa Masr chiede al Governo di spalancare le porte agli investitori russi, sulle orme di Dubai, in modo che l’Egitto possa beneficiare del loro esilio dai mercati europei e americani. Gli EAU, infatti, non hanno seguito i governi occidentali nell’applicazione delle sanzioni, esponendosi senza timore a possibili tensioni con gli Stati Uniti. 

Il capo del partito Nidaa Masr, Tareq Zeidan, chiede al Governo di elargire concessioni ai russi per gli investimenti, con particolare riferimento ai settori dell’industria, dell’energia e del turismo. Sottolinea però, al tempo stesso, che questo non si traduce in una loro presa di posizione nel conflitto a favore dell’una o dell’altra parte. La crisi economica è la sola ragione di tale richiesta – chiarisce Zeidan – e sviluppare una serie di misure per attrarre gli investimenti russi è un passo imprescindibile per garantire sicurezza e stabilità politica.

Agli appelli al Governo egiziano si unisce anche l’Associazione degli Uomini d’Affari Egiziani che chiede di ristabilire gli accordi di contro-commercio con la Russia per superare gli ostacoli che gli esportatori egiziani devono affrontare nel mercato russo. 

Secondo l’opinione espressa da Yom Al-Hamaki, professore di economia all’Università di Ain Shams del Cairo – già consulente del Senato egiziano – sarà proprio questa la strada che l’Egitto sceglierà, ossia quella di rafforzare i suoi legami con la Russia nonostante le sanzioni, per non compromettere la lunga storia di relazioni da anni consolidate con la Russia. Il professor Hamaki fa esplicito riferimento a un accordo per stabilire una zona industriale russa all’interno del Canale di Suez, sottolineando che la legge egiziana sulle zone economiche espressamente prevede concessioni a investitori stranieri: è dunque possibile – secondo la sua visione – aprire le porte ai russi.

A confermare le intenzioni dell’Egitto è stata la telefonata del 9 marzo scorso tra Al-Sisi e Putin, nel corso della quale entrambi hanno confermato il loro impegno nel mantenere le “solide e storiche relazioni tra i due paesi” e per rafforzare i vari quadri di cooperazione strategica.

Carmen Corda

Laurea in Governance e Sistema Globale conseguita presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Cagliari con una tesi intitolata "Essere musulmani europei. Un'identità plurale e in divenire". Il suo principale ambito di ricerca riguarda la presenza musulmana in Europa, con particolare attenzione ai rapporti tra le comunità islamiche e gli Stati. Particolare attenzione è rivolta altresì all'area Vicino e Medio Orientale, nello specifico all'Egitto.

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